Ponte di Genova, a febbraio Autostrade avvisava il ministero: “Non è sicuro”

L'Espresso pubblica lettera di Autostrade. La società: "Nessun allarme"
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ROMA – La Guardia di finanza ieri si è messa al lavoro al ministero dei Trasporti per trovare e sequestrare una serie di documenti relativi al ponte Morandi di Genova, crollato due settimane fa provocando la morte di 43 persone. Il sequestro di documenti è stato chiesto dalla Procura di Genova.

Le Fiamme gialle hanno bussato alla porta del ministero delle Infrastrutture a Roma e a quella dell’ufficio ispettivo territoriale di Genova, ma anche nella sede del Provveditorato delle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Val d’Aosta, oltre che della Spea Engineering spa. In particolare, gli inquirenti vogliono studiare tutti i documenti relativi alle autorizzazioni e alla manutenzione del ponte, per far luce sugli interventi di rinforzo resi necessari dall’usura del tempo.

La lettera di Autostrade che sollecitava il rinforzo

Intanto L’Espresso ha pubblicato una lettera firmata dal direttore delle manutenzioni di Autostrade Michele Donferri Mitelli del 28 febbraio 2018 in cui metteva in guardia il ministero delle Infrastrutture sui rischi per il ritardo nell’approvazione del progetto esecutivo di rinforzo del ponte. ‘Nessun allarme’, la replica di Autostrade, che in una nota sottolinea come la lettera servisse solo da sollecito per l’approvazione del progetto. “Il progetto – conclude la nota – aveva l’obiettivo di migliorare la vita utile dell’infrastruttura. Risulta, quindi, assolutamente fuorviante e non veritiera l’interpretazione del settimanale secondo cui si sarebbe trattato di una “lettera d’allarme” che metteva in guardia sulla “non sicurezza” del viadotto”.

Toninelli: Bene che si faccia chiarezza

“Sono ben felice che si faccia chiarezza su quanto successo in passato. Il Mit è a totale disposizione delle autorità che stanno indagando sul crollo del Ponte Morandi. Buon lavoro a Gdf e magistrati”. Così il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ieri su Twitter.

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