di Luca Donigaglia e Redazione
BOLOGNA – Non l’aveva con sé al momento della sua morte, ma il cellulare di Abderrahim Fakir, trovato durante la perquisizione nella sua abitazione, sarà posto sotto la lente degli inquirenti per ricostruire i suoi spostamenti e recuperare i messaggi che hanno preceduto la tragica conclusione della sua vita.
È stato conferito questa mattina, dalla Procura di Bologna, l’incarico della perizia sul telefono del 42enne marocchino deceduto durante l’intervento di Polizia al Pilastro del 19 luglio scorso. L’accertamento sarà svolto per i Pm dall’ingegnere Giuseppe Ferraro e prenderà in esame l’attività memorizzata dal cellulare di Abderrahim Fakir a partire dal primo gennaio, un lasso di tempo lungo quasi sette mesi.
ANSELMO: “ALLARGARE LA CONSULENZA A TUTTI I VIDEO? ALLOR BORDONI PUÒ FARE PERIZIA ANCHE AL MIO CELLULARE”
Quello della consulenza sul cellulare di Abderrahim Fakir, con l’affidamento oggi da parte della Procura, “è un momento importante, speriamo non ci siano discussioni”. Così Fabio Anselmo, l’avvocato dei familiari del 42enne marocchino deceduto durante l’intervento di Polizia al Pilastro del 19 luglio. E se ieri l’avvocato degli agenti, Gabriele Bordoni, ha chiesto di allargare la consulenza a tutti i video fin qui acquisiti, una quindicina compreso il filmato della bodycam di uno dei due poliziotti, risponde: “L’avvocato Bordoni può fate tutti gli annunci che vuole, se vuole posso mettere anche il mio cellulare per la perizia…”.
ANSELMO: “LE ANALISI DEI TELEFONI STIANO AI FATTI, NO ALLA VITTIMIZZAZIONE”
L’appello è che “le analisi dei cellulari e dei supporti informatici siano limitate strettamente, dal punto di vista cronologico e logico, ai fatti per cui si procede”. E questo “lo dico perché voglio evitare una vittimizzazione secondaria. Ho fatto un’istanza precisa alla Procura, voglio evitare che tutti i fatti personali di Fakir diventino oggetto di talk show e di discussione televisiva, voglio evitare che venga infangata la sua memoria. Abbiamo nominato come consulente l’ingegnere Sergio Civino. Ci sono 60 giorni di tempo”. Così l’avvocato Fabio Anselmo, difensore della familiari di Abderrahim Fakir, uscendo dalla Procura.
L’ANALISI DEL CELLULARE DI FAKIR VOLTA ALLA VERIFICA DELLE CONDIZIONI PSICOFISICHE
L’obiettivo, a quanto si apprende, non è andare a verificare nel telefono cellulare aspetti della vita privata di Abderrahim, ma elementi utili, come l’eventuale uso di farmaci, terapie o ricette mediche, ad approfondire se le sue condizioni di salute psicofisiche possano aver avuto qualche rilevanza in quello che è stato il tragico epilogo, la morte durante il fermo di polizia del 19 luglio in via Svevo. E non ci sono limiti temporali ad andare a ritroso nella ricerca, perché la priorità è concentrarsi, appunto, sugli elementi davvero utili alle indagini.
LO SPETTRO DELLA VITTIMIZZAZIONE SECONDARIA E I VIDEO DELLE 40 TELECAMERE IN STRADA
Nel giorno dell’affidamento della consulenza sul telefono, è la linea su cui la Procura di Bologna sta indagando, con il suo pool di magistrati, a proposito della morte di Abderrahim Fakir, deceduto durante un fermo di Polizia al quartiere Pilastro. Peraltro, stamattina era stato l’avvocato dei familiari di Fakir, Fabio Anselmo, ad auspicare che in questa fase non si sviluppi alcuna “vittimizzazione secondaria”, evitando che tutti i fatti personali di Fakir diventino oggetto di discussioni estranee alle indagini. Inoltre, oltre alle decine di video che la Procura sta analizzando, riferiti al giorno della morte di Fakir, i pm vaglieranno anche le immagini di una quarantina di telecamere su strada, dell’area di via Svevo, per capire se ci possono essere altri elementi utili agli accertamenti in corso.
L’AVVOCATO DEI VOLONTARI DEL 118: “NON CI INTERESSA L’ANALISI DEL TELEFONO DI FAKIR”
“Non abbiamo nominato consulenti di parte, perché la nostra condotta è limitata a un intervento diverso e non abbiamo interesse in questo momento all’analisi del telefono del signor Fakir”. Così Mario Simoni, l’avvocato dei quattro operatori volontari del 118 (Croce Rossa) presenti nel momento del fermo di Polizia in cui è morto Abderrahim Fakir, il 19 luglio in via Svevo. Sul perché l’automedica non sia intervenuta prima, Simoni osserva che non andrebbe chiesto a lui e che “l’automedica è intervenuta con un medico a bordo quando purtroppo ha potuto solo constatare il decesso”. Gli operatori della Croce Rossa, rimarca in ogni caso l’avvocato, “sono molto scossi per quello che è accaduto, si tratta di un evento tragico a prescindere dal procedimento per cui sono iscritti in Procura, che è un ulteriore elemento di turbamento personale”.




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