ROMA – Che bicipiti, Matt Damon. Peccato che non siano i suoi. Quelle braccia forti e muscolose che si vendono in una delle scene chiave di Odissea di Nolan, la battaglia contro i Lestrigoni, appartengono in realtà alla sua controfigura: una donna alta appena un metro e 37. L’attrice 34enne Devyn Dalton.
Per la scena del combattimento e fuga contro i giganti antropofagi dell’epopea omerica, Nolan ha usato la tecnica della “prospettiva forzata” per far sembrare minuscolo l’esercito di Ulisse rispetto ai suoi nemici. Una ripresa di Dalton di spalle, spada in pugno, pronta ad affrontare i giganti, è finita persino su uno dei poster ufficiali del film.
Canadese di nascita, Dalton si è formata inizialmente come ballerina prima di entrare nel mondo delle acrobazie cinematografiche nel 2011, dopo essere stata scelta per la trilogia de “Il pianeta delle scimmie”. Tra i suoi lavori più recenti ci sono “Weapons” e “The Last of Us” – produzioni per cui, ammette, non riesce mai a raccontare a sua madre cosa sta facendo esattamente, perché “la spaventa”. Le dice solo: “Vado a lavorare”.
Con “The Odyssey”, Dalton varca per la prima volta una soglia rara nel suo settore: fare da controfigura a un attore di prima fascia. Un’impresa non comune, considerando che secondo il sindacato SAG-AFTRA le donne rappresentano poco più del 20% degli stuntman a livello professionale.
In una intervista con il New York Times, Dalton ha ripercorso il suo ultimo lavoro e la sua carriera nel mondo delle acrobazie cinematografiche. Alla domanda se sia prassi comune che una donna faccia da controfigura a un protagonista maschile, Dalton ha detto che no, non lo è affatto: gli uomini, spiega, fanno da controfigura alle donne da molto più tempo nel settore. Ma quando si parla di stunt, il criterio principale resta chi sia fisicamente più adatto e chi possieda le competenze tecniche richieste. Con l’aiuto di costumi, trucco e parrucco, oggi si può letteralmente trasformare una persona, e il genere conta sempre meno. Per lei, comunque, si tratta di una prima assoluta: mai prima d’ora aveva fatto da controfigura a un protagonista di Hollywood, e non avrebbe mai immaginato di poterlo scrivere nel proprio curriculum.
Quanto all’apprezzamento ricevuto, lo definisce insolito, quasi paradossale: il lavoro delle controfigure, spiega, consiste proprio nel restare invisibili: se il pubblico si accorge di te, qualcosa è andato storto. Per questo motivo, ringrazia apertamente Damon per la generosità dimostrata nel riconoscere pubblicamente il suo lavoro.
Sulla coreografia del combattimento, racconta di aver lavorato fianco a fianco con Damon sul set, come accade spesso quando attore e controfigura interpretano lo stesso personaggio nella stessa sequenza. Il suo metodo, quando prepara una scena, parte dall’osservazione minuziosa: studia con quale piede l’attore cammina per primo, le piccole abitudini fisiche, come un’inclinazione particolare del corpo o un certo modo di muoversi, per poi replicarle il più fedelmente possibile. È proprio questa attenzione ai dettagli, sostiene, a rendere una scena credibile davanti alla telecamera.
Per un ruolo come questo, racconta di essersi preparata per anni, puntando sulla versatilità e sperimentando diversi metodi di allenamento, così da essere sempre pronta quando arriva la chiamata di lavoro. Nel mondo degli stuntman, spiega, l’allenamento non finisce mai: in passato, per alcune scene di combattimento subacqueo particolarmente spettacolari, ha seguito corsi specifici su sicurezza in acqua, apnea e gestione delle basse temperature, competenze necessarie quando si lavora sott’acqua, truccati e in costume, spesso in ambienti tutt’altro che caldi, con gli occhi obbligatoriamente aperti.




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