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Violenza sulle donne, nelle scuole della Calabria arrivano le storie di femminicidio

La rete D.I.Re protesta: "Adottare la storia di una donna vittima di femminicidio a che serve?"
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ROMA – “La nostra iniziativa che partirà a livello sperimentale, per un anno, nell’area metropolitana di Reggio Calabria rappresenta un punto di partenza per un progetto, a costo zero, che vuole portare a conoscenza degli studenti delle scuole che aderiranno, le storie delle donne vittime di femminicidio, cercando di coniugare la memoria e l’impegno affinché non si verifichino più questi tragici atti”. Così all’agenzia Dire il coordinatore dell’Osservatorio regionale sulla violenza di genere Mario Nasone, oggi a Reggio Calabria in occasione della sottoscrizione dell’accordo di collaborazione con il Miur e l’Ufficio scolastico regionale per la Calabria, rappresentato da Maurizio Piscitelli, del percorso didattico-formativo: ‘Adotta la storia di una vittima di femminicidio’.

“L’idea progettuale – ha aggiunto Nasone – si rivolge agli studenti e agli insegnati che saranno adeguatamente formati per poter avviare, anche rispetto all’età dei rispettivi alunni, una riflessione per abbattere il muro degli stereotipi, delle discriminazioni e dei pregiudizi”.

“Da gennaio 2019 abbiamo illustrato, anche con tre riunioni, ai centri antiviolenza il progetto, chiedendo un contributo di idee – ha specificato Nasone – il procedimento di intitolazione di uno spazio all’interno delle scuole che aderiranno all’accordo, non si esaurirà ad un evento commemorativo ma vorremmo che diventi il frutto di un’esperienza significativa di sensibilizzazione ed educazione delle coscienze per il futuro”, ha concluso Nasone.

Nel corso della sottoscrizione del protocollo erano presenti i rappresentanti delle forze dell’ordine tra cui il questore Maurizio Vallone.

CUORE DI MEDEA: SERVE SOSTEGNO ECONOMICO PER VITTIME

“Abbiamo partecipato ad alcuni incontri dell’Osservatorio, tra questi anche uno alla Questura di Reggio Calabria, ma non abbiamo realmente capito dove dovrebbe portare questa collaborazione”. Così all’agenzia Dire la vicepresidente dell’associazione Cuore di Medea, Maria Emanuela De Vito, componente di NonUnaDiMeno Reggio Calabria, commentando la sottoscrizione dell’accordo di collaborazione tra l’Osservatorio regionale sulla violenza di genere della Calabria e il Miur, denominato ‘Adotta la storia di una vittima di femminicidio’.

Per De Vito il problema principale è quello economico. “Vorremmo che – ha spiegato – vengano concessi dei finanziamenti affinché chi è vittima possa trovare un lavoro o specializzarsi in qualche professione. Ciò favorirebbe l’autodeterminazione”. Da qui la posizione che nei confronti dell’accordo “resta critica”.

“Non ne comprendiamo le finalità. Soprattutto non comprendiamo cosa di deve spiegare agli alunni, anche i più piccoli. Quando si porta la cruda realtà di una storia che comunque finisce sempre male, cosa gli ho insegnato? Certamente – ha concluso De Vito – non ad abbattere gli stereotipi sulla violenza alle donne”.

D.I.RE: STORIE VITTIME FEMMINICIDO NON SI ADOTTANO

“‘Adotta la storia di una vittima di femminicidio’. Con questo titolo la Regione Calabria si appresta a sottoscrivere un accordo di collaborazione tra l’Osservatorio sulla violenza di genere (ex L. R. n.38 del 23 novembre 2016) e il Miur, alla presenza del Presidente del Consiglio regionale della Calabria, il 30 luglio”. Lo fa sapere con una nota stampa la rete nazionale dei centri antiviolenza D.i.Re.

“Compito delle istituzioni è quello di sostenere chi ce la fa ed evitare e prevenire il fenomeno- si legge- Adottare la storia di una donna vittima di femminicidio a che serve? Quale messaggio si vuole dare? A cosa educa? Che formazione?”.

“Mentre i centri antiviolenza sono in affanno, aspettando fondi per sostenere e aiutare le donne a uscire dalla violenza, il Consiglio regionale delle Calabria promuove l’adozione della storia di chi non ce l’ha fatta- commenta Antonella Veltri, vicepresidente di D.i.Re-Donne in rete contro la violenza e attivista del Centro ‘Roberta Lanzino’ di Cosenza- senza nemmeno pensare che la loro morte è spesso imputabile al fallimento delle istituzioni nel proteggere donne che hanno denunciato la violenza”.

Il percorso didattico-formativo ‘Adotta la storia di una vittima di femminicidio’ promosso dall’Osservatorio regionale sulla violenza di genere con il Miur dovrebbe coinvolgere gli istituti di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2019/2020, “un’altra aberrazione della proposta: dovrebbero adottare una vittima di femminicidio anche bambini/e delle elementari?- si chiede Veltri- Riteniamo che i soldi pubblici per la formazione e la prevenzione del fenomeno della violenza alle donne debbano essere indirizzati non a veicolare vicende di cronaca spesso già ampiamente trattate dalla stampa, di fatto rivittimizzando le donne che subiscono violenza enfatizzando addirittura l’adozione di chi risulta vittima e soccombe”, conclude la vicepresidente di D.i.Re.

Sostengono e aderiscono: Coordinamento centri antiviolenza Regione Calabria (CADIC), Udi Calabria, Centro antiviolenza comune di Paterno Calabro.

CONOSCERE I FEMMINICIDI PER TROVARE VIA D’USCITA

“E’ molto importante parlare delle vittime di femminicidio, continuare a farlo anche all’interno delle scuole, alle nuove generazioni, è come farle rivivere”. Così all’agenzia Dire Vincenzo Chindamo, fratello di Maria l’imprenditrice agricola calabrese vittima di un femminicidio ancora irrisolto: dopo un sequestro il suo corpo ancora non è stato ritrovato.

Chindamo ha partecipato oggi a Reggio Calabria alla sottoscrizione dell’accordo di collaborazione tra l’Osservatorio regionale sulla violenza di genere e il Miur denominato ‘Adotta la storia di una vittima di femminicidio’.

“Se parliamo di donne che non ci sono più – ha aggiunto Chindamo – è perché sono state vittime dei loro carnefici. Sono parole vive dette a ragazzi in formazione che devono conoscere la realtà brutale che ancora esiste in tutto il mondo, in particolare nei nostri territori, e che ha delle connotazioni spesso molto particolari”.

Quello che va insegnato ai ragazzi non deve essere solo la storia della vittima, “deve essere anche il modo per venirne fuori. Quindi l’esistenza di una strada di uscita, dei centri antiviolenza e di tutti i sistemi di prevenzione che – ha concluso Chindamo – gli enti e le associazione mettono in atto”.

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