“Strage di Bologna, da 20 a 30 persone parteciparono all’attentato”

"C'è probabilmente uno scenario che diventa più interessante", dice il portavoce dei familiari delle vittime
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BOLOGNA – Il 2 agosto 1980, a Bologna, ci furono dall 20 alle 30 persone coinvolte nell’attentato alla stazione che provocò 85 morti e 200 feriti. Ne è certo il presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, che ha toccato l’argomento oggi a margine della presentazione delle commemorazioni in programma per il 39esimo anniversario.

“A Bologna molto probabilmente c’erano non solo quelle tre o quattro persone che sono state individuate, ma sicuramente ce n’erano altre. Stimiamo, grosso modo, dalle 20 alle 30 persone”, afferma Bolognesi.

Insomma che ci fossero “altre persone interessate alla vicenda è molto possibile”, dice il presidente, citando “servizi” e “neofascisti”. Perchè “per fare una cosa del genere”, continua Bolognesi, “non è il singolo o non sono due persone” ad agire.

“Sono ipotesi”, precisa Bolognesi, ma questo è un dato che emerge anche da “altri attentati fatti in giro per altre cose: c’erano tutta una serie di persone che facevano, non bastava poggiare lì una bomba e andare via, ma c’era chi controllava che tutto andasse bene, chi controllava dopo com’era andata a finire…”.

Bolognesi, in particolare, cita un esempio “molto chiaro. Quando ci fu la strage di Brescia, dopo molti anni si scoprì in una fotografia che Maurizio Tramonte era lì che guardava i morti”. Anche a Bologna, insomma, “secondo noi quel giorno c’era una struttura”.

 Continua l’ex parlamentare del Pd: “Lo sapevi che c’era Paolo Bellini lì? No, non lo sapevi. Se c’era Bellini, vuol dire che oltre ai Nar c’era anche Avanguardia nazionale, però non ne sei certo. Se ammetti che oltre a Bellini ci fossero altre due o tre persone…”.

E’ da una catena di questo tipo, insomma, che per Bolognesi si potrebbe ricostruire la “struttura”: i componenti “li viene a sapere piano piano, man mano ne becchi uno”.

Del resto, si tratta di una vicenda di cui “molti altri parlavano prima del 2 agosto. Non poteva essere una cosa relegata a due o tre persone”, ribadisce il presidente.

“Se seguite con molta attenzione il processo Cavallini, ecco che immediatamente da lì si capisce che doveva essere un gruppo”, sottolinea Bolognesi: “Queste cose si vedono nei film, ma anche quando si fanno le cose”. Di conseguenza, rispetto alla strage del 2 agosto “c’è probabilmente uno scenario che diventa più interessante”, conclude il portavoce dei familiari delle vittime.

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30 Luglio 2019
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