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Andreoni: “No al green pass per chi ha fatto una sola dose di vaccino”

ANDREONI coronavirus medici ospedali
Il direttore scientifico della Società italiana malattie infettive (Simit): "C'è confusione sia su eterologa che su Green pass. E attenzione alla variante Delta, dominerà in Italia"
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ROMA – “Personalmente non darei il Green Pass a chi fatto solo la prima dose del vaccino anti covid perchè, oggi, è poco protetto dalla variante Delta che è quella che ci sta preoccupando maggiormente e sulla quale abbiamo anche molti dati che iniziano ad emergere e che dimostrano come con la prima dose, soprattutto di AstraZeneca, siamo coperti non più del 30% e che i vaccini proteggano effettivamente poco”. Lo afferma alla Dire Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana malattie infettive (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma.

Andreoni sottolinea inoltre che “le precedenti vaccinazioni sulle precedenti varianti che circolavano hanno dimostrato che una singola dose di vaccino era poco efficace. Abbiamo infatti riscontrato molti casi di malattia in persone che avevano fatto una sola vaccinazione. Credo sia un errore dare un Green Pass, che è un certificato di immunità, a persone che in un’alta percentuale di casi non hanno un’immunità altamente efficace”.

Il direttore scientifico della Simit ricorda poi che “ci sono 2 milioni e 600.000 italiani ultra sessantenni non vaccinati. Se permettiamo al virus di circolare un po’ troppo perchè diamo più libertà con il Green Pass, non vorrei che qualcuno di questi non vaccinati si infettasse. A quel punto sappiamo che sono persone fragili che potrebbero avere una malattia seria”.

Le vacanze intanto sono alle porte e il Green Pass sta presentando un altro problema. Dopo aver fatto la seconda dose con un vaccino diverso dal primo, alcuni cittadini hanno infatti ricevuto un certificato che non indica l’avvenuto completamento del ciclo vaccinale ma tiene conto solo dell’ultima dose ricevuta. Andreoni afferma che “personalmente in questo momento ho una grande confusione, perchè le regole vengono cambiate abbastanza di continuo. Non posso dunque rispondere su come ci si debba comportare perchè quello che dico in questo momento potrebbe essere smentito dopo pochi minuti. Devo però dire che la vaccinazione eterologa funziona e non c’è motivo di pensare che non debba funzionare. Certamente ha comunque in assoluto meno dati rispetto alla vaccinazione classica”.

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Verso chi volesse continuare la vaccinazione così come l’aveva iniziata “non obbligherei ad un cambiamento– spiega- perchè i casi gravi si sono presentati quasi tutti alla prima vaccinazione, mentre la seconda espone a bassi rischi. Chi però vuole sottoporsi alla vaccinazione eterologa, ovviamente la può fare. Ai fini del riconoscimento del Green Pass, questi dovrebbe essere un passaporto rilasciato dalla nazione che ha vaccinato e che poi dovrebbe essere valido a livello di tutta la Comunità europea. Dunque, iniziare a fare distinzioni tra chi ha fatto l’eterologa e chi no, dare il Green Pass a chi ha fatto una sola dose di vaccino e non ha fatto il richiamo crea ulteriore confusione e in questo momento certamente non ne abbiamo bisogno”.

LA VARIANTE DELTA

A creare maggiore confusione c’è poi la variante Delta. Secondo Andreoni “c’è il pericolo che si generino ulteriori varianti, mentre la Delta diventerà la variante dominante in Italia perchè ha già spodestato le altre in Inghilterra e nel nostro paese sta salendo di giorno in giorno in percentuali di presenza rispetto alle altre. È solo un conto alla rovescia. Far circolare il virus vuol dire dare la possibilità a nuove varianti di emergere. Noi siamo ad un buon punto: va bene la vaccinazione, i vaccini ci stanno permettendo di vincere questa partita ma dobbiamo continuare a mantenere alta l’attenzione”.

Andreoni evidenzia infine un altro pericolo. “In tutta questa confusione le persone non si vaccinano più perchè non hanno un’idea chiara di cosa debbano fare. Questo, tra tutti i mali, è sicuramente il peggiore, sia per il singolo individuo che per la comunità. Mi appello ai ragazzi- dichiara- perchè nel mio ospedale ho visto morire anche pazienti di età inferiore ai 30 anni senza grandi comorbosità. Il giovane porta la malattia dentro casa e se è presente una persona fragile che non si è ancora vaccinata questo sarà certamente un problema” conclude.

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