VIDEO | Repubblica democratica del Congo, la comunità in Italia: “Basta morti e sfruttamento”

Consegnato il memorandum al parlamento, poi il sit-in al Pantheon
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ROMA – Oltre dieci milioni di morti e quattro milioni di sfollati interni in 23 anni, dal 1997 ad oggi, mentre sono oltre 1.700 le persone uccise a partire da febbraio solo quest’anno. I numeri sono quelli della Repubblica democratica del Congo, dove anni di conflitti tra milizie armate e forze governative, uniti alla ingerenze dei vicini governi di Ruanda e Uganda e, soprattutto, alle pressioni delle multinazionali di tutto il mondo, hanno prodotto una grave crisi umanitaria che colpisce in particolare le regioni orientali. “Basta, basta, basta”. Sono le parole di Nasibu Berhelemy Hemedi, dottorando alla Pontificia Universita’ Greogoriana e tra i rappresentanti della comunita’ congolese che oggi si sono ritrovati nella centrale piazza del Pantheon di Roma, per ricordare il 60esimo anniversario dell’indipendenza del Paese africano, mentre la tappa della capitale e’ parte di una “Maratona per il Congo” che dal 26 giugno ha toccando varie citta’ italiane. L’agenzia Dire lo ha intervistato a poche ore dalla consegna di un memorandum alla commissione Diritti umani del Senato, scritto dalla comunita’ insieme alla redazione della rivista Nigrizia. Come denuncia Hamedi, “Sono 23 anni che proseguono i massacri nel silenzio dei caschi blu delle Nazioni Unite e nell’immobilismo del governo congolese, legato alle multinazionali che lo mantengono al potere”. Il dottorando parla di sfruttamento delle risorse naturali, soprattutto i minerali indispensabili per fabbricare smartphone e pc portatili: il coltan e il cobalto. Poi racconta e mostra foto di violenze terribili commesse dai gruppi armati locali, con “donne violentate e bambini piccolissimi uccisi”, denuncia l’attivista.

L’APPELLO DELLA COMUNITÀ CONGOLESE

L’appello della comunita’ congolese al governo italiano ha tre obiettivi: consentire a una delegazione di discutere con il nostro Parlamento la questione dell’insicurezza nel Paese; portare all’attenzione del Parlamento europeo le violazione dei diritti umani e del diritto internazionale in Congo denunciate nel “Rapporto Mapping” delle Nazioni Unite del 2010; chiedere all’Onu di rendere la missione di peace keeping presente in Congo, la Monusco, veramente effettiva, mettendo anche fine alle ingerenze dei Paesi vicini. Secondo quanto riferisce Hemedi, la commissione ha assicurato che approfondira’ le accuse di violazioni dei diritti umani, che comprendono anche uccisioni. Il dottorando si chiede: “C’e’ qualcosa peggiore della morte? Quando si arriva a quella, quali altri diritti restano?”. Un impegno da parte dell’Italia se lo aspetta anche John Mpaliza, attivista che da anni anima nel nostro Paese iniziative per la pace in Congo. Ancora alla Dire conferma che la Commissione ha assunto degli impegni iniziali: “Si mettera’ in contatto col ministero degli Esteri e fara’ arrivare la nostra voce al presidente del Parlamento europeo, David Sassoli” dice Mpaliza. Con il microfono in mano, si rivolge poi alla folla riunita in piazza del Pantheon ed esorta i presenti ad informarsi sulla storia del Congo: “Sono passati 60 anni dalla nostra indipendenza – dice – anni di passione, sfruttamento. Abbiamo avuto l’indipendenza, la liberta’ pero’ deve ancora arrivare”.

di Brando Ricci

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30 Giugno 2020
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