No del chimico Balzani al centro per la CO2 a Ravenna: “Rischio senza certezze”

"Grandi costi e non esistono tecnologie mature, meglio metodi noti"
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RAVENNA – Il progetto di Eni, che vuol costruire il più grande centro mondiale per lo stoccaggio dell’anidride carbonica (CO2) a Ravenna, “è un enorme rischio finanziario senza certezze dal punto di vista climatico e ambientale”. Vincenzo Balzani, chimico, docente emerito dell’Università di Bologna e coordinatore di Energia per l’Italia boccia senza mezzi termini l’operazione Eni annunciata dal premier Giuseppe Conte alla fine degli Stati generali. Analizzando infatti le strategie per l’azzeramento delle emissioni di anidride carbonica, il chimico cita anche il Carbon Capture and Sequestration, con la cattura della CO2 emessa o già in atmosfera e il suo immagazzinamento in giacimenti esauriti di idrocarburi mettendo in fila le criticità.

Lo stoccaggio nel sottosuolo, attacca, “è rischioso perché non sono noti i suoi effetti sismici” e il rischio “è ancora maggiore in una zona fragile come la costa di Ravenna, dove sono in corso significativi fenomeni di subsidenza”. In teoria, prosegue, può compensare le emissioni derivate dalla produzione di energia da fonti fossili, mantenendo quasi invariata l’attuale proporzione tra fonti energetiche rinnovabili e fossili, “tuttavia, i combustibili fossili sono limitati, quindi questa soluzione non può essere strutturale, ma solo temporanea, rendendo estremamente critici gli aspetti economico-finanziari dell’investimento”. Altra questione è che “la cattura di CO2 all’interno degli impianti di produzione di energia da fonti fossili riduce le prestazioni del 10%-20%” quindi “i costi di produzione dell’energia sarebbero sostanzialmente raddoppiati”. In alternativa, si può catturare la CO2 dall’aria, “anche se non esistono tecnologie mature e verificate”, aggiunge il docente.

Oppure, prosegue, si può catturare la CO2 all’interno di impianti di conversione di biomasse in energia, opzione che “avrebbe un forte impatto sull’uso del suolo agricolo e sulle emissioni di metano e NOx”. E ancora, per Balzani oggi “non esistono progetti industriali maturi relativi al Carbon Capture and Sequestration, si è ancora alla fase di ricerca”. Basta pensare che “in Norvegia, che è il maggiore produttore europeo di idrocarburi, un report indipendente commissionato dal Governo ha analizzato la possibile realizzazione di un impianto di stoccaggio di CO2 nei giacimenti esauriti del Mare del Nord”. Ebbene “è stato valutato un potenziale disastro finanziario e il Governo sta valutando di sospendere il progetto”.

Insomma, “non è opportuno investire ingenti risorse pubbliche nella realizzazione di un sistema di stoccaggio di CO2, perché i risultati non sono garantiti, né dal punto di vista della sicurezza, né dal punto di vista climatico”. Le stesse risorse, conclude Balzani, “debbono essere investite sulle energie rinnovabili, sugli impianti di accumulo di energia elettrica, sull’efficienza energetica degli edifici e delle attività produttive e commerciali, settori con alta intensità di occupazione”. Cioè “su tecnologie mature e disponibili che garantiscono una rapida riduzione delle emissioni a effetto serra, tecnologie che attendono solo di essere utilizzate”.

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30 Giugno 2020
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