VIDEO | Sanità, Morrone (San Gallicano): “Covid ha squarciato velo ipocrisia”

Per il direttore scientifico San Gallicano di Roma servono più investimenti su contratti di lavoro, apparecchiature e innovazione
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Ricerca, competenza e innovazione sono le basi per una medicina sempre più moderna che metta davvero al centro il paziente. La pandemia ha messo alla prova il territorio e gli ospedali portando alla luce le crepe del nostro sistema socio-sanitario che, seppur a macchia di leopardo, ha retto anche grazie alla telemedicina che va potenziata nel futuro. A dare il suo punto di vista all’agenzia Dire su quello che si dovrebbe fare a partire da maggiori investimenti in sanità e di molti progetti attivi in tutte le parti del mondo è Aldo Morrone, direttore scientifico San Gallicano di Roma.

Una delle eredità del Coronavirus è sicuramente l’utilizzo delle telemedicina. Qual è il bilancio di questa esperienza al San Gallicano? Pensa che nel futuro questo tipo di assistenza verrà mantenuta e potenziata nel vostro Istituto?

“La telemedicina è una esperienza che il nostro Istituto ha già sperimentato dando vita ad una vera e propria rete degli ospedali italiani nel mondo. In particolare, abbiamo avviato delle collaborazioni nel continente africano, nel Medio Oriente e in America latina. La telemedicina è uno strumento per supportare le persone che hanno bisogno di una visita dermatologica, venereologica e oncologica attraverso internet. Lo abbiamo sperimentato anche nel periodo del lockdown per dare la possibilità alle persone di sottoporsi a visite mediche restando a casa e condividendo allo stesso tempo con noi la loro storia, i referti medici e i loro dubbi. L’applicazione è stata dunque piena, corretta e in linea con le direttive sulla tutela della privacy. Credo che passata l’emergenza, la telemedicina debba essere normata sul piano della rimborsabilità perchè queste prestazioni avvengono durante l’orario di servizio. Inoltre questa modalità è ottima soprattutto in chiave visite di controllo piuttosto che come prima visita”.

‘Disuguaglianze sociali e Covid-19’ è il titolo dello studio osservazionale da voi promosso sulla popolazione rom. Ce ne parla?

“Il Covid ha squarciato innanzitutto il velo dell’ipocrisia della nostra società, sia europea che mondiale, facendo emergere una serie di disuguaglianze incredibili. Non è vero che davanti alla malattia siamo tutti uguali: ci sono persone che soffrono molto di più e che hanno rischiato di morire a causa di queste disparità sia economiche che sociali. Per questo motivo abbiamo proposto al Comitato etico dello Spallanzani uno studio osservazionale per monitorare le persone più fragili, come quelle senza fissa dimora, gli immigrati irregolari e la popolazione rom, affinchè fosse condotto uno studio di sieroprevalenza per il Covid al fine di testare gli anticorpi e valutare l’eventuale presenza del virus nella saliva e realizzare il tampone, se positivi. Ci prendiamo cura di queste persone a 360° per cui è previsto anche un supporto psicologico, del mediatore culturale, dell’internista e dell’infettivologo per rimettere queste persone al centro del Ssn che era nato proprio per ridurre le disuguaglianze e offrire a tutti le stesse cure e pari dignità”. –

I vostri progetti sanitari sono molteplici, penso a quello in Africa o in Medio Oriente. Quali sono gli obiettivi?

“Abbiamo avviato molti progetti di collaborazione clinico-scientifica nelle aree di guerra in tutto il mondo e mi riferisco in particolar modo alla Siria, al Libano alla Giordania e al Medio Oriente tra i tantissimi altri. In concreto noi coinvolgiamo le università locali, le scuole per infermieri e tecnici per istruire il personale al fine di avere una visione reale delle malattie in quelle aree del mondo e non di limitarci a numeri inviati all’Oms che sappiamo rappresentare solo la punta dell’iceberg delle patologie presenti in queste aree del mondo. Vogliamo mettere in condizione questi Paesi di offrire il meglio delle loro professionalità e della scienza all’interno del loro territorio, delle università, delle scuole, e degli ospedali senza essere costretti a fuggire in Europa o negli Stati Uniti alla ricerca di un lavoro diverso. Il Covid ha ancora dimostrato che la salute è per tutti e che non può essere garantita solo per alcuni. Il virus è stata una opportunità per capire che la sanità è un investimento”.

Lei ha parlato di ricerca, che sottintende la formazione e maggiori investimenti nella sanità. Se potesse parlare direttamente con i nostri decisori politici che cosa chiederebbe in più per la sanità del futuro?

“Direi che occorre un progetto sistematico, strutturale, che investa sulle professionalità, contratti di lavoro stabili. Noi abbiamo troppi ricercatori precari che non possono dare il meglio della loro conoscenza e della loro capacità scientifica perchè i loro contratti sono umilianti. Ci vuole anche un intervento strutturale perché abbiamo bisogno di spazi, di tecnologie e di apparecchiature moderne che ci permettano, ad esempio nel caso del Covid-19, uno studio della presenza di Rna del virus nella saliva. Abbiamo poi bisogno di un piano nazionale legato alla ricerca scientifica a livello internazionale che contribuisca agli scambi tra professionisti. Serve, insomma, che lo Stato creda davvero che la ricerca sia una priorità su cui investire una quota rilevante del Pil e non soltanto quello che può avanzare da altri settori. In più serve il supporto dei mass media perchè è fondamentale che la popolazione comprenda che investire sulla salute è fondamentale e non corrisponde alla sola erogazione di una cura sanitaria ma è un complesso più ampio di realtà. Per questo non ci può essere salute dove non si va a scuola, non ci sono i servizi sociali, il lavoro o la casa. La collaborazione con i media serve ad eliminare inoltre tutte le fake news che circolano e indurre la popolazione ad atteggiamenti sani. Questo è cruciale anche nel contrasto al Covid insieme al lavaggio delle mani, al distanziamento fisico e all’investimento in un vaccino contro il virus. Lo studio di questo vaccino può essere fondamentale anche per lo studio di altri vaccini su altre malattie che colpiscono milioni di persone per i quali non è previsto un investimento preciso”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

30 Giugno 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»