NEWS:

VIDEO | La denuncia del parroco anti-clan di Roma alla Dire: “Lo Stato ha abbandonato le periferie”

Parla Don Antonio Coluccia, il sacerdote di origini pugliesi da anni impegnato nella lotta alla criminalità organizzata

Pubblicato:30-05-2024 17:15
Ultimo aggiornamento:30-05-2024 21:52

Via_Archeologia_Tor_Bella_Monaca
FacebookLinkedInXEmailWhatsApp

ROMA – “Purtroppo in varie città si sono creati due mondi: un mondo fatto di ‘noi’ e un mondo fatto di ‘loro’, come se la periferia fosse l’ultima parte della città. La periferia, invece, è l’inizio della città e non bisogna lasciarla sola”. Così Don Antonio Coluccia, il sacerdote di origini pugliesi da anni impegnato nella lotta alla criminalità organizzata e sotto scorta per il suo forte impegno contro lo spaccio di droga nelle periferie di Roma, intervistato dalla Dire oggi a Roma nell’ambito dell’evento conclusivo della 23esima edizione del concorso ‘Icaro’, la campagna della Polizia di Stato avviata nel 2001 per promuovere tra le giovani generazioni la cultura della guida consapevole e responsabile.

LEGGI ANCHE Vigilanza per Francesca Fagnani: ha avuto minacce dopo il libro ‘Mala Roma Criminale’

DOVE SONO STATI CREATI DEI VUOTI, SONO ARRIVATI I CLAN

“Per tanto, per troppo tempo lo Stato ha creato dei vuoti nelle periferie – ha proseguito Don Coluccia– che hanno permesso ai clan di impossessarsi di quei territori e di ‘offrire’ il loro welfare criminale. Dobbiamo quindi anche legare droga e racket delle case occupate per dimostrare il potere criminale dei clan e creare un consenso sociale all’interno di questi quartieri”. Le grandi città, secondo il sacerdote antimafia, non devono “mai normalizzare la criminalità organizzata, perché i clan rubano la speranza e minano il bene comune, mostrando ai cittadini solo il volto della potenza criminale. Invece no: lo Stato si deve riappropriare di questi spazi”. In tante periferie, intanto, proprio grazie all’impegno soprattutto dei giovani abitanti sono state portate avanti negli anni anche importanti iniziative sociali.


IN ALCUNI QUARTIERI DI ROMA VINCE LA RASSEGNAZIONE

Bisogna parlare anche un po’ bene delle periferie?

“Molto spesso Roma non è sempre ben raccontata – ha risposto Don Coluccia alla Dire – in questo momento nella Capitale ci sono alcune periferie nelle quali c’è una certa criticità criminale, lo abbiamo visto al Quarticciolo, a Tor Bella Monaca, a San Basilio, a Laurentino 38, così come per esempio a Primavalle. Ci sono mondi, luoghi, abitati da persone che ormai si sono rassegnate a vivere lì e noi dobbiamo comprenderle per aiutarle a reagire. È soprattutto lo Stato a dover portare in questi territori la cultura della bellezza e dell’attività fisica”.

LA PALESTRA DELLA LEGALITÀ

Don Coluccia ha quindi ricordato la ‘Palestra della Legalità’ inaugurata lo scorso anno a San Basilio e gestita dal Gruppo sportivo Fiamme Oro della Polizia di Stato, dove ragazze e ragazzi del quartiere possono imparare i rudimenti della boxe. “Chiunque presenti un certificato di sana costituzione può accedere alla palestra, nella totale gratuità- ha proseguito il sacerdote- A questi ragazzi vanno date alternative e lo Stato deve creare prossimità, attualizzando queste alternative. Noi siamo fiduciosi che, grazie all’aiuto di tutti, nelle periferie possa essere portato un sistema di vita organizzato”.

IL PROGETTO ‘ICARO’

Interpellato poi sul progetto di educazione stradale ‘Icaro’ della Polizia di Stato, rivolto ai giovani, Don Coluccia ha risposto: “Sostengo questo progetto perché la vita non ha ‘pezzi di ricambio’ e i ragazzi se la devono ‘organizzare’ bene, direbbe Don Tonino Bello. La vita è il primo dono e anche la sicurezza è un’attuazione di questo grande dono che Dio ci ha dato”. Gli incidenti stradali, come è stato ricordato nel corso dell’evento, sono la prima causa di morte tra i giovani e “molti” sono dovuti anche all’uso di sostanze stupefacenti.

LE SOSTANZE STUPEFACENTI

Don Coluccia, lei da anni è impegnato su questo fronte, qual è il suo commento?

“Personalmente, nelle varie piazze di spaccio, ho visto molti automobilisti ma anche tir entrare per acquistare qualche dose di cocaina- ha raccontato alla Dire- noi allora dobbiamo dire a queste persone di non utilizzare le sostanze stupefacenti, perché la vita è già stupefacente. Le sostanze creano dipendenza e bisogna avere rispetto della propria vita. Mettendo a repentaglio la nostra vita, poi, mettiamo a repentaglio anche quella degli altri. Non si può morire per un incidente stradale, eppure purtroppo i comportamenti non adeguati al codice della strada sono proprio la causa di morte di tanti giovani. A loro vanno rivolte campagne di informazione e il progetto ‘Icaro’ della Polizia stradale ne è un esempio a livello nazionale. Comunicare, questa è la strada- ha concluso- per rendere i giovani sempre più informati, consapevoli e responsabili”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it


California Consumer Privacy Act (CCPA) Opt-Out IconLe tue preferenze relative alla privacy