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Governo, Di Battista: “Draghi restauratore, ha ucciso la politica”

"Nelle ultime settimane si è tornato a parlare di trivelle, di inceneritori, di ponte sullo Stretto. Non è restaurazione tutto questo?"
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ROMA – “Il governo di Mario Draghi è il governo della Restaurazione: ha ucciso la politica riconsegnando il potere a chi aveva temuto di perderlo. Confindustria gongola, i Benetton pure, mentre i giornali mainstream lo santificano”. Lo scrive Alessandro Di Battista in un editoriale su Tpi.it.

Confindustria incide sulle scelte del governo come non mai. Incide sul blocco dei licenziamenti, incide sulle nomine, incide sul Decreto Semplificazioni. Chissà, forse incide persino sulla sedicente transizione ecologica. Nelle ultime settimane si è tornato a parlare di trivelle, di inceneritori, di ponte sullo Stretto. Non è restaurazione tutto questo? La lotta ambientale, tema al quale molti politici bolliti si aggrappano disperatamente per restare a galla, rischia di essere assassinata, se molte indiscrezioni sul Decreto Semplificazioni dovessero essere confermate”, aggiunge.

E spiega: “L’ambientalismo di sistema è restaurazione, la morte di un sano dibattito pubblico sul governo è restaurazione. L’assenza di opposizione (salvo rare eccezioni e non mi riferisco alla Meloni) è restaurazione. Il diritto all’oblio del quale gode in Italia solo Mario Draghi, il cui passato non va ricordato, è pura restaurazione. La scomparsa della questione morale – che, seppur con tonalità diverse, era presente durante la stagione del Conte I e quella del Conte II – è restaurazione. È passato un mese dallo scoop di La Repubblica sul bulimico utilizzo dei voli di Stato da parte della presidente Casellati. Cosa è accaduto? Nulla, a parte l’ordine partito dal gotha di Mediaset di cancellare dai siti del gruppo un servizio de Le Iene al riguardo”.

Di Battista prosegue: “Durigon è ancora al suo posto nonostante le oscenità da lui pronunciate e registrate dalle telecamere nascoste di Fanpage. La mozione di censura presentata dal Movimento 5 Stelle – la quale, nel caso fosse approvata, costringerebbe Draghi e il ministro Franco a sbarazzarsi di Durigon – giace in qualche cassetto della Camera dei Deputati. Non vorrei che per timore di “rappresaglie” leghiste nei confronti della sottosegretaria Macina – rea di avere opinioni, non certo di aver delegittimato la Guardia di Finanza o di aver promesso nomine come Durigon – si sia deciso di decelerare sul tema. Ad ogni modo, se il caso Durigon fosse scoppiato durante i due governi precedenti di questa legislatura, il sottosegretario leghista sarebbe andato a casa”.

“Poi – conclude – c’è lo stomachevole comportamento di gran parte dei media mainstream al cospetto del nuovo santo a decretare la nascita ufficiale dell’epoca della restaurazione. Non ho mai assistito, neppure nei primi mesi di sbornia renziana, ad una narrazione così celebrativa nei confronti di un politico che, tra l’altro, non ha mai affrontato un’elezione popolare”.

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