Linfoma Bia-Alcl, “pensiamo a predisposizione genetica’: ministero investe in ricerca

Il tentativo di far passare quello delle protesi al seno come un ennesimo scandalo della sanità secondo Arianna Di Napoli è un'operazione di fatto infondata
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ROMA – Bisogna avere il coraggio di spiegare alle pazienti e di ripartire dal ‘consenso informato’. Per questo Arianna Di Napoli, anatomopatologa del Sant’Andrea e membro del tavolo tecnico sul rischio di linfoma BIA-ALCL del Consiglio Superiore di Sanita’, intervistata dall’agenza Dire, dice che il ‘no’ al ritiro delle protesi testurizzate deciso dal ministero della Salute, e successivo alla bomba del caso Allergan e alla decisione francese di ritirare le protesi di questa tipologia per il presunto rischio associato al linfoma anaplastico a grandi cellule, ‘è certamente l’inizio e non la fine della storia’.

Lo tsunami mediatico ha preso d’assalto il ministero. ‘Ma non c’è nulla che l’istituzione stia mettendo sotto la sabbia’ secondo l’anatomopatologa che da anni conduce studi su questo linfoma e che ne e’ uno dei massimi esperti internazionali.

Il tentativo di far passare quello delle protesi al seno come un ennesimo scandalo della sanità secondo Arianna Di Napoli è un’operazione di fatto infondata: ‘Se fosse cosi allora perchè gli Stati Uniti non hanno preso la stessa posizione della Francia?’. Perchè ad oggi infatti quella francese è una posizione isolata nel panorama internazionale.

ALLA RICERCA DI UNA CAUSA GENETICA

‘La superficie rugosa delle protesi testurizzate rilascia più particelle e può aumentare lo stato d’infiammazione che comunque c’è sempre intorno a un corpo estraneo. Questo potrebbe favorire l’insorgenza della malattia, ma non basta’ perchè ci sarebbe tutta un’altra incidenza e, invece, il linfoma BA-ALCL rimane una malattia ‘rara’. Anche per questa ragione spiega Di Napoli ‘noi pensiamo che ci sia una predisposizione genetica. Ed è su questo progetto di ricerca che stiamo lavorando con il ministero allo scopo di scoprire i fattori predisponenti che possano mettere in guardia le donne’.

Una scoperta genetica porterebbe ad un dato incontrovertibile e consentirebbe di arrivare ‘a una chirurgia personalizzata’ che per donne predisposte geneticamente potrebbe significare scegliere ‘protesi lisce invece che testurizzate o non sceglierne alcuna’.

IL LAVORO DEL MINISTERO ITALIANO

‘Dal 2015 collaboro con il ministero- racconta Arianna Di Napoli- e tra la fine del 2012 e il 2014 diagnosticammo i primi 4 casi italiani. Nel 2015 usci’ una prima circolare che istituiva un registro delle diagnosi con obbligo di segnalazione dei casi’.

‘Ora il ministero e’ al lavoro sul registro obbligatorio delle protesi’. Se teniamo conto che ‘il primo registro delle diagnosi di BIA-ALCL è stato istituito da FDA nel 2011, possiamo dire che l’Italia è stata molto attiva, anche con diversi articoli scientifici.

Tuttavia molti degli articoli presenti in letteratura sono delle review e ciò che manca è quell’original article che spieghi quale sia il meccanismo patogenetico della malattia. Ed è su questo che stiamo lavorando’. La ricerca sui possibili fattori genetici predisponenti e’ la conferma di un ministero attivo’.

‘I numeri attuali- spiega la studiosa per spiegare le evidenze scientifiche- sono i dati del numeratore, manca il denominatore’ ovvero il campione completo e omogeneo delle protesi impiantate e questo non permette infatti ad oggi di stabilire che le protesi testurizzate siano la causa esclusiva di questo linfoma. Anzi,se fosse questa la causa ‘avremmo un’incidenza altissima e se è vero che questo linfoma insorge prevalentemente in pazienti che hanno protesi testurizzate, e’ vero anche che in Europa, e in Italia in particolare, il 95% delle protesi impiantate è di questa tipologia.

Negli Stati Uniti- dove invece il 97% delle protesi impiantate è di tipo liscia a causa della moratoria per le indagini riguardo la possibile associazione tra lo sviluppo di patologie reumatiche e la presenza di protesi (così detta Breast Implant Illness) finita nel 2006- ci sono stati casi anche in donne con lisce’. A questa osservazione bisogna aggiungere che ‘le protesi lisce danno, tra le complicanze più frequenti, la contrattura capsulare che costringe le donne ad operarsi prima, quindi non si da’ il tempo- un 8/9 anni di media- al linfoma di formarsi. Non ci sono purtroppo numeri, nè tempi certi da paragonare’ e nemmeno tutte le risposte.

Perche’ quindi non scegliere, per tutte le donne, protesi lisce per un’esigenza cautelativa? ‘Perche’ la ricerca- come spiega Di Napoli- non offre numeri certi per dimostrare che con queste protesi non si sviluppi il linfoma’.

IDENTIKIT DI QUESTO STRANO LINFOMA. LA DONNA MORTA AL POLICLINICO

‘Il BIA-ALCL- spiega Arianna Di Napoli nel corso della sua intervista- è una malattia rara che riguarda i linfociti, ma se presa in tempo è altamente curabile’. Il ‘sintomo principe della malattia’ e’ ‘un sieroma tardivo ovvero un versamento di liquido che si forma tra la protesi e la capsula fibrosa dopo almeno un anno dall’impiantato nel quale fluttuano le cellule tumorali. Questo sintomo riguarda l’80% di tutti i casi visti al mondo. Tuttavia bisogna anche puntualizzare che la maggior parte dei sieromi tardivi sono benigni ed è per questo che va analizzato’.

Secondo alcuni ‘a lungo andare queste cellule potrebbero infiltrare la capsula periprotesica fino ad arrivare alla parete toracica formando una massa e diffondendo ai linfonodi ascellari’. Ma non sono tutti d’accordo. Secondo altri invece ‘si tratterebbe di due malattie distinte, il sieroma e la massa, e non ci sarebbe questa progressione’. ‘Anche su questo- dice Di Napoli- stiamo lavorando’.

Il dato importante e’ che ‘se le cellule sono ancora confinate in quel liquido basta rimuovere protesi e capsula e la paziente puo’ dirsi guarita dopo la chirurgia senza chemioterapie. E’ quindi un linfoma atipico perche’ si comporta come un tumore solido’. Se queste donne possano essere subito ricostruite o meno Di Napoli ammette che ‘non ci sono ancora linee guida che possano aiutare questa scelta. E’ un rischio reimpiantare laddove ci siano linfociti alterati, ma alcuni la pensano diversamente. Dovremo aspettare i dati del follow up’.

E a proposito di follow up mentre le donne ricostruite dopo mastectomia e tumore seguono uno stretto follow up che consente anche di sorvegliare lo stato delle protesi, per le donne che le hanno messe per estetica vale la raccomandazione di eseguire dei controlli ‘annuali’, quegli stessi che si devono fare per prevenzione. Quali?: ‘Ecografia, in caso di dubbio una risonanza, e agoaspirato in presenza di almeno 20 ml di liquido da inviare per esame citologico’.

‘La donna del Policlinico I di Romae’ morta- spiega Di Napoli- perchè è arrivata tardi all’osservazione’, quando il tumore era già in uno stadio avanzato. Il Consiglio Superiore di Sanita’ ha consigliato per questo al ministero di ‘fare il più possibile informazione tra i medici e tra i pazienti’ e ‘il ministero ha anche individuato dei centri per la conferma diagnostica. Tutti i medici devono essere in grado di fare la diagnosi di BIA-ALCL, ma questi centri servono a confermare sia i casi dubbi sia tutti quelli segnalati’.

Non parliamo di protesi al silicone scadente come per le PIP francesi, non parliamo di evidenze scientifiche silenziate, ma di una ricerca in corso che ancora non puo’ fornire tutte le risposte. ‘La predisposizione genetica potrebbe essere uno dei fattori coinvolti nella patogenesi del BIA-ACL che merita di essere indagata’. Il sospetto di un possibile legame tra malattie immunitarie e la presenza di protesi testurizzate suggerisce l’esistenza di un terreno comune, quello dell’infiammazione’ che, in alcune pazienti, può favoreire l’insorgenza di alcune patologie.

Il linfoma BIA-ALCLA è una di queste, che riguarda fortunatamente solo una piccola frazione delle donne con protesi mammarie. Cosa devono fare quindi le pazienti? Conoscere pro e contro delle protesi lisce e testurizzate e trovare tutto ben scritto nel consenso informato. E magari tra qualche anno, trovato il fattore predisponente, avere indicazioni mediche prescrittive su quali protesi poter scegliere o se non sceglierle affatto. Ma appunto, come spiega l’anatomopatologa che ha messo questo linfoma sotto la lente, siamo ‘all’inizio della storia’.

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30 Maggio 2019
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