Enuresi, 1 milione 500 mila bambini questa notte bagnerà il letto

Familiarità al 70% se genitori ne soffrivano. Ricerca punta su sonno
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BOLOGNA – Un milione e mezzo di bambini questa notte bagnerà il letto e sarà accompagnata nella triste esperienza da mezzo milione di adulti. ‘Due bambini su 10 hanno questo problema, ditelo ai vostri figli nel caso in cui soffrano di enuresi’. È l’appello rivolto ai genitori da Maria Laura Chiozza, specialista in urologia pediatrica della Ussl 16 Padova e senior expert della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Padova, oggi al 75esimo congresso di Pediatria in corso a Bologna.

‘L’enuresi è un problema organico e genera, se non trattata, un problema psicologico perché mina la pietra triangolare della identità del bambino: l’autostima. Oggi sappiamo- continua la specialista- che sono tre gli attori che determinano questo fenomeno: una piccola vescica rispetto all’età, una quantità di urina prodotta durante la notte che eccede la capacità vescicale e una difficoltà di risveglio. Noi pensiamo che i bambini con enuresi siano dormitori profondi, in realtà il loro sonno è molto disturbato, è molto frammentato dal tentativo di svegliarsi a seguito dello stimolo minzionale. Questi bambini interrompono più volte il sonno e ciò risponde alla loro stanchezza durante il giorno e alle loro scarse performance scolastiche. Trovano, invece, un metto miglioramento una volta che questo problema viene trattato’, assicura Chiozza.

Il messaggio oggi è duplice: ‘Lavorate di giorno aiutando i bambini a bere molto, fino a due ore prima di andare a letto, perché la loro vescica allargandosi riesce a stimolare la produzione di un ormone che serve poi durante la notte ad asciugare la pipì. Insegnate ai bambini- suggerisce la pediatra- che si guarisce dal loro problema notturno lavorando invece durante il giorno’.

Un altro mito sfatato riguarda il bere troppa acqua. ‘I bambini devono bere molto, fino a 2 ore prima di andare a letto’. Purtroppo non sempre i genitori sono d’aiuto. ‘Spesso tendono a sottovalutare questo sintomo e, di conseguenza, il dolore che genera nello stato d’animo dei loro bambini che non sono i ‘boss’ della loro pipì durante la notte. Tendono a dilazionare il confronto con il pediatra- continua Chiozza- pensando che sia un problema parafisiologico.

L’enuresi non è un problema che si risolve fisiologicamente all’adolescenza, semplicemente c’è una defervescenza dal punto di vista della prevalenza, perché gli ormoni sessuali maschili e femminili tendono a raffreddare la clinica di suddetto problema, che al contrario riemergerà in maniera grave dopo i 65 anni sviluppando nell’80% dei bambini e delle bambine con enuresi una condizione di incontinenza senile. Non è un problema di cui si guarisce se non si è trattati’.

Da segnalare che ‘il 30% dei bambini con enuresi non segue correttamente le terapia e le raccomandazioni, dunque spesso i dati della letteratura scientifica risultano sporchi. È molto importante- consiglia Chiozza- il tempo dedicato alla spiegazione e alla comprensione da parte del pediatra di questo fenomeno e alla spiegazione dell’azione del farmaco che viene proposto. Una volta che i genitori e i bambini sono stati coinvolti in questa alleanza terapeutica a tre – fra il medico, il genitore e il bambino – l’aderenza terapeutica richiede che venga monitorata la risposta terapeutica e che venga personalizzata. Non esiste una taglia unica di terapia, ma esistono tante taglie e tanti vestiti terapeutici da ritagliare su ogni bambino. Non esiste l’enuresi ma le enuresi’.

La terapia elettiva è la desmopressina. ‘Essere enuretici da adulti è un dramma e soprattutto nelle ragazze rimane una vulnerabilità nell’area ovulatoria e mestruale’, conclude l’esperta. Ma qual è l’epidemiologia nel dettaglio in Italia? A tracciarla è Lorenzo Cresta, pediatra della Asl 3 di Genova. ‘Innanzitutto l’enuresi è definita come incontinenza intermittente notturna, classificata in enuresi monosintomatica e non monosintomatica. La prima presenta una poliuria notturna ed un’unica perdita di urina durante la notte senza segni diurni, con volumi giornalieri adeguati. Nel secondo caso sono presenti segni diurni e più perdite di urina durante la notte. Dai 6 ai 14 anni a soffrire sono circa il 10% dei bambini italiani, 600 mila, diventando la seconda patologia dopo quelle allergiche. Sono emerse inoltre alcune correlazioni in concomitanza di condizioni particolari, come la sindrome feto alcolica. Nel 2013- ricorda Cresta- fu somministrato in Italia da 75 pediatri un questionario a genitori di 3.165 bambini e la prevalenza si attestò sull’8%, in maggioranza maschi. È quindi importante indagare l’aspetto vescicale nei bilanci di salute, perché i genitori non sanno come urina il figlio’.

Nella fisiopatologia vanno attenzionate 4 situazioni: gli aspetti genetici, la poliuri notturna, i disturbi della vescica e del sonno. ‘L’aspetto della familiarità è positivo. Sappiamo che il rischio di trasmissione raggiunge il 70% se entrambi i genitori soffrivano di enuresi- sottolinea il medico di Genova- e il 40% se a soffrirne era solo un genitore. Il sonno, inoltre, sembra essere disturbato nelle fasi 3 e 4 (sonno rem) dove avvengono le contrazioni vescicali più frequenti e la contrazione endovescicale. Anche le apnee notturne favoriscono questa condizione, tanto che se i bambini con apnee notturne vengono operati di adenoidectomia risolvono la problematica enuresi.

– Come deve comportarsi un pediatra davanti a un bambino con enuresi?

Carmine Pecoraro, nefrologo pediatrico dell’Ospedale Santobono-Pausillipon-Annunziata di Napoli, ricorda che il pediatra ‘deve indagare gli aspetti di familiarità, la capacita vescicale attesa, l’over produzione delle urine di notte, i periodi di notti asciutte, la frequenza e il trend di notti bagnate, il numero delle emissioni, quando e quanto si beve, la stipsi, i trattamenti già trattati e la storia psichica e sociale del bambino. Gli strumenti sono l’anamnesi, l’esame fisico, l’esame delle urine e la diagnostica per immagini. Il diario minzionale diurno e notturno- precisa il medico- è fondamentale per arrivare ad una terapia mirata. L’esame clinico riguarda, inoltre, il controllo dei genitali esterni, del tratto lombosacrale e l’esame neurologico. Nei casi di enuresi monosintomatica l’ecografia renale può essere tuttavia superflua, mentre quella vescicale aiuta a determinare il residuo urinario, lo spessore della parete vescicale e lo stato del muscolo che in una vescica iperattiva tende ad essere ipertrofico e quindi più spesso’.

A livello psicologico, Edvige Veneselli, neuropsichiatra dell’Università di Genova, punta sull’ascolto. ‘Tra i fattori che favoriscono l’enuresi ritroviamo lo stress da prestazioni, le irregolarità del bere, del mangiare e del sonno. Fattori secondari sono invece legati alle limitazioni sociali e del vissuto personale del bambino.Non è frequente il maltrattamento, ma è possibile quando i genitori ritengono il figlio responsabile. Se invece minimizzano, lo fanno perché è un fenomeno temporaneo’. I Danni psicologici sono provati. ‘Nel bambino l’enuresi mina l’autostima, sviluppa sentimenti di inferiorità, rifiuto e vergogna. Alla visita il piccolo arriva imbarazzato, ma se gli spieghiamo cosa gli succede lui apprezza. Usiamo metafore, disegni, il gioco del palloncino, gli mostriamo il ciclo giorno-notte e gli parliamo del ritardo nella maturazione. Questo elemento gli piace di più. Se lui capisce si autoregola e cresce. Puntiamo a un ruolo attivo del bambino e secondario dei genitori’, conclude la neuropsichiatra.

Un dato allarmante, infine, è il tasso di disaffezione alla terapia rivela da Marcello Cimador, dell’Università di Palermo. ‘Nel periodo 2005-2017 il 25% dei pazienti non è stato curato. Successivamente sono stati curati parzialmente nel 43% dei casi, totalmente nel 38%, mentre i non responder sono stati il 19%. Ancora non è stata trovata la vera terapia per l’enuresi, ma aspettiamo risultati dalla ricerca sul sonno e sulla soglia minzioni-risveglio. La nuova frontiera- termina- è agire su questi meccanismi’.

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30 Maggio 2019
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