VIDEO | Sul cibo è meglio imparare fin da piccoli. Ed è rebus spreco a scuola

"L'educazione alimentare va fatta fin dalle prime fasi di vita del bambino, non dopo". A margine del 75esimo congresso dei pediatri di Sip, si parla di cibo e abitudini alimentari
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

BOLOGNA – Scuola e famiglia possono e devono fare molto di più in tema di educazione alimentare. Ne è convinto Andrea Segrè, docente dell’Alma Mater di Bologna, fondatore di Last minute market e creatore dell’Osservatorio sullo spreco alimentare. Una posizione sottoscritta anche da Andrea Vania, pediatra nutrizionista e responsabile del centro di diabetologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma. “Dal punto di vista istituzionale si potrebbe fare molto di più- sostiene Segrè, intervistato dall’agenzia Dire nell’ambito del 75esimo congresso italiano di pediatria, in corso in questi giorni a Bologna- e anche scuola e famiglia possono fare molto di più”.

Segrè punta il dito contro lo spreco nelle mense scolastiche, ovvero là dove “dovremmo fare educazione alimentare: è un paradosso”. E aggiunge: “Non so se l’educazione alimentare debba diventare materia curricolare, ma di sicuro se ne dovrebbe fare di più a scuola. E anche gli insegnanti andrebbero riallineati“. Anche perchè “diventa un investimento per il futuro”, incalza Segrè. Da un lato, mangiare male “è un problema di salute”. Dall’altro, sottolinea l’economista, “nel 2050 saremo 10 miliardi di persone e la produzione agricola dovrà aumentare del 60%. Già oggi un terzo di quello che viene prodotto non arriva sulla tavola: sono sprechi che vanno ridotti”.

Tra l’altro, incalza Segrè, “a mangiar male si spende uguale rispetto a sapere cosa comprare al supermercato. Dobbiamo ritrovare il modo per cui sia la domanda a guidare l’offerta. Non può essere il carrello della spesa che ci spinge, dobbiamo essere noi a guidarlo. Per questo bisogna agire sulle scuole”. Allo stesso modo, bisogna educare di più e meglio anche le famiglie. “I bambini sono meravigliosi- afferma Segrè- sono i genitori che a volte sono oltre. Ci sono tribù alimentari che aumentano sempre di più“, dice il professore, facendo riferimento alle varie mode del momento.

Della stessa idea è anche Vania. “Bisogna educare le famiglie– afferma il nutrizionista- da pediatra passo molto tempo a fare il nonno, a insegnare ai genitori come fare i genitori. Bisogna mettere delle regole”. Lo stile di alimentazione migliore, spiega Vania, è quello mediterraneo. “E noi ci gloriamo di averlo, ma in realtà non lo seguiamo. Tendiamo di più a mangiar male e a fare una via di mezzo con la dieta americana”. In questo senso, afferma il pediatra, le battaglie per l’educazione alimentare fatte “a spot aiutano poco, rispetto all’impatto che hanno altre cose. Ad esempio, la pubblicità”. Il problema dunque “è la mancanza di un’educazione alimentare corretta e di sinergia tra i soggetti che ne se devono occupare”. Secondo Vania, “l’educazione alimentare va fatta fin dalle prime fasi di vita del bambino, non dopo. Il bambino non è mai troppo piccolo. Se si comincia da subito si può fare qualcosa di buono”, cercando anche di “fare un’educazione alimentare che coinvolga tutta la famiglia”, afferma il professore.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

30 Maggio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»