Zaia: “Il Primo maggio non ha patina ideologica, è di tutti i veneti”

luca zaia
Il presidente della Regione ricorda "la passione per il lavoro dei veneti" ed è fiducioso di trovare "ancora lì l'arma della ripresa"
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VENEZIA – La festa del lavoro del Primo maggio non ha “patina ideologica” e “non è di alcuni, ma di tutti i veneti“. Lo afferma il presidente della Regione Luca Zaia, che in occasione del Primo maggio condivide un messaggio: “Anche quest’anno celebriamo la festa mentre il Covid 19 e le sue ripercussioni economiche impongono ad un numero tanto grande e diversificato di cittadini, come mai prima nella nostra storia recente, di confrontarsi sul valore del lavoro come garanzia di crescita, di benessere per sé e la propria famiglia, di sicurezza sociale e di progresso. Ma è anche vero che mai come di fronte alle difficoltà di oggi e alla crisi che ne è conseguita siamo tornati a percepire la necessità vitale del lavoro come strumento di ripresa, di riscatto, di rinascita”.

Ma Zaia è certo che si uscirà dall’attuale situazione di crisi dovuta alla pandemia, e “sono certo che la via maestra per farlo sarà irreversibile quando ci saremo lasciati alle spalle l’incertezza riguardo al lavoro che oggi sono in troppi a vivere”. La festa di domani, quindi, “rappresenta una sfida comune; soprattutto in un tessuto produttivo come il nostro, composto in massima parte da aziende con meno di 15 dipendenti, dove il rapporto tra imprenditore e dipendente è diretto e strettissimo”. E anche per questo “la festa perde ogni patina ideologica e assume il significato di un momento di rispetto dovuto alla persona e al valore del lavoro“, continua il presidente del Veneto che dedica un passaggio alla storia del 1 maggio e alla necessità di aumentare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Perché purtroppo il rischio non è stato mai debellato, e in quest’anno ha riguardato in particolar modo gli operatori sociosanitari, maggiormente esposti al contagio, evidenzia Zaia. Un ringraziamento va quindi a tutti loro, ma anche a “coloro che sono stati costretti a stringere i denti, astenendosi dal lavoro per un tempo così tanto prolungato, in ossequio alle disposizioni di contrasto alla pandemia. Penso a tanti occupati nel commercio, nel turismo e nella ristorazione, nello spettacolo e nella cultura, nel settore fieristico e in quello delle imprese viaggianti. Un’astensione non facile, che mai si sarebbe creduta possibile prima”, sostiene Zaia evidenziando “la passione per il lavoro di noi Veneti che vediamo nell’attività lavorativa quotidiana quasi una professione religiosa irrinunciabile, un mezzo di proiezione ottimistica nel futuro, una ricchezza indipendentemente dal successo finanziario”.

Ed è proprio questa caratteristica “che mi convince a guardare con fiducia al futuro“, conclude. “Come nel dopoguerra il Veneto, grazie all’impegno e alla forza del mondo del lavoro, ha conosciuto una crescita economica senza precedenti fino a diventare uno dei primi poli produttivi d’Europa, dopo questa crisi pandemica troverà ancora nel lavoro l’arma della ripresa“.

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