Teramo, all’istituto Delfico Montauti il progetto ‘Ascoltiamoci’

Psicoterapeuta Ernesto Albanello: "Studenti hanno vissuto a loro modo un lutto, una mancanza, un vuoto di socialità"
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TERAMO – Rinchiudersi nella sicurezza delle stanze in cui hanno vissuto un anno intero, non voler uscire, sentirsi inadatti ad affrontare di nuovo la sfida della socialità. Sono le emozioni e i comportamenti degli adolescenti di oggi, che hanno attraversato il delicato passaggio alla vita adulta durante la pandemia. Per dare voce al loro stato d’animo, l’istituto ‘Delfico Montauti’ di Teramo ha sviluppato il progetto ‘Ascoltiamoci’, realizzato con la collaborazione dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma, che ha realizzato interventi di supporto nelle scuole di tutta Italia.

“Le riaperture stanno facendo tornare in classe i ragazzi, ma i giovani non sono così elastici. Hanno bisogno di tempo. Mi sembra che si stia sottovalutando la questione emotiva. Invece bisogna lavorare sulle emozioni dei ragazzi che hanno vissuto a loro modo un lutto, una mancanza, un vuoto di socialità”, spiega all’agenzia Dire Ernesto Albanello, psicoterapeuta che ha incontrato gli studenti dell’istituto di Teramo. L’esperto ha parlato con ragazzi e ragazze tra i 14 e i 15 anni, riscontrando “una forte discrepanza tra chi interagiva con interesse e chi aveva un atteggiamento di rinuncia, un’anticamera della depressione”.

Comportamenti che, secondo Albanello, non devono essere trascurati. “Queste problematiche non si risolveranno nel breve tempo. Ci sarà un lungo lavoro da fare. Sono convinto che i giovani porteranno i segni di questa fase, soprattutto quelli che aspettavano questo momento per inserirsi nella realtà, nella realtà che li avrebbe fatti transitare verso l’età giovanile”. Lo psicoterapeuta ha raccolto la testimonianza di una giovane studentessa che ha vissuto male l’isolamento, fino a cambiare i propri atteggiamenti alimentari e arrivare all’anoressia. Esperienze che testimoniano quanto gli adolescenti abbiano bisogno, appunto, di essere ascoltati.

“Molti di loro hanno seguito la mia narrazione, hanno svolto esercizi di rilassamento che gli hanno permesso di sviluppare capacità introspettive– ha spiegato Albanello- i ragazzi devono conoscersi, devono guardarsi dentro e individuare la centralità del loro io. Ma le istituzioni, nel loro complesso, devono avere maggiore consapevolezza della perdita dei punti di riferimento smarriti dagli adolescenti, e comportarsi di conseguenza”. I giovani di oggi, quindi, “non sono solo quelli che si vedono nei tg mentre si assembrano davanti ai bar”, ma anche quelli che chiedono aiuto. Tra le tante ombre, però, emerge qualche luce: “ce la offrono gli insegnanti carismatici, capaci di appassionare, che sanno mettersi in gioco, coadiuvati da psicologi esperti di emozioni adolescenziali. Loro saranno capaci di coinvolgere nuovamente i ragazzi facendo in modo che possano intravedere un futuro rassicurante e privo di ansietà”, conclude Albanello.

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