Coronavirus, l’attivista in Nigeria: “Crolla il petrolio, rischiamo la rivolta”

Ofehe (direttore campagna Hndc): "Con il dilagare della povertà sarà disobbedienza: sempre più gente non ha più nulla da perdere"
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ROMA – “Con il crollo dei prezzi del petrolio e senza aiuti da parte del governo, in piena emergenza Covid-19, potrebbe scoppiare la disobbedienza civile: sempre più gente non ha più nulla da perdere”. A parlare con l’agenzia Dire è Sunny Ofehe, direttore di Hope for Niger Delta Campaign (Hndc).

PETROLIO, SICUREZZA E PIL A RISCHIO

L’intervista riguarda la regione produttrice di greggio in riva al Golfo di Guinea ma più in generale la Nigeria, con oltre 180 milioni di abitanti il Paese più popoloso d’Africa, dipendente per circa l’85 per cento delle entrate in valuta dall’export di barili.

Nelle ultime settimane la crisi economica provocata dal nuovo coronavirus si è accompagnata a un calo della domanda e dunque dei prezzi del petrolio. Da domani, primo maggio, i Paesi produttori riuniti nell’Opec dovrebbero tagliare la produzione proprio per arrestare il ribasso delle quotazioni.

“I prezzi del barile sono scesi fino a 11 dollari, su livelli sottocosto, che rendono economicamente sconveniente produrre” sottolinea Ofehe. Convinto che, anche superata l’emergenza sanitaria, resteranno le tensioni economiche e sociali.

“Non vediamo alcun intervento chiaro del governo – denuncia il direttore di Hope for Niger Delta Campaign – né rispetto all’epidemia di Covid-19 né rispetto alle misure anti-povertà”. Difficile capire che impatto potrà avere il prestito, di tre miliardi e 400 milioni di dollari, che Abuja ha concordato in settimana con il Fondo monetario internazionale (Fmi). Secondo l’istituto di Washington, le risorse dovranno consentire di “far fronte alle conseguenze economiche dello shock del Covid-19 e a un brusco calo dei prezzi del petrolio che ha amplificato le vulnerabilità esistenti e portato a una contrazione storica della crescita del Prodotto interno lordo”.

Secondo il gruppo di consulenze McKinsey, in Nigeria anche in caso di “epidemia contenuta” nel 2020 il Pil potrebbe contrarsi del 2,5 per cento. E un problema ulteriore è rappresentato dal divario tra le quotazioni attuali del greggio e le stime fissate nel bilancio di Abuja, fondate su vendite a 57 dollari al barile.

“Vedo in arrivo contraccolpi sul tenore di vita della gente” avverte Ofehe. “Tante persone saranno spinte ancora più in basso, in una condizione di povertà accentuata; nulla potrà fermarle dall’esprimere in strada la propria delusione e la propria rabbia“.

GLI AGGUATI CONTRO LE MULTINAZIONALI

Rischi specifici riguarderebbero anche il Delta del Niger, una regione del sud con una storia di gruppi armati e ribellioni. Dall’entrata in carica del primo presidente originario dell’area, Goodluck Jonathan, al potere tra il 2010 e il 2015, incursioni, rapimenti e agguati contro le installazioni delle multinazionali petrolifere si erano fatti meno frequenti. Rare, in quella fase, anche le rivendicazioni da parte del separatisti del Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (Mend). Secondo Ofehe, “negli ultimi anni la situazione si è tranquillizzata ma ora avremo un passaggio molto pericoloso”.

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30 Aprile 2020
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