Coronavirus, romano bloccato nell’atollo thailandese: “Mai letto tanto”

Claudio e la ragazza Francesca nel 'Paradiso perduto' dal 15 marzo
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ROMA – “Da oltre un mese e mezzo a causa della pandemia di coronavirus siamo bloccati su un’isola semi-deserta, ospiti del resort ‘Paradise Lost’; sembra una ironia del destino, data la nostra situazione”. Dal ‘paradiso perduto’ con l’agenzia Dire parla Claudio, trentunenne di Roma che da settimane, con la compagna Francesca, e’ costretto sull’isola di Koh Kradan, in Thailandia. L’isolotto, lungo quattro chilometri e largo due, ospita “sei resort, una riserva naturale e nessuna farmacia o ospedale”. Tutto ha avuto inizio con una vacanza. “Siamo partiti il 21 febbraio – racconta Claudio – quando ancora sia in Italia che in Thailandia i casi di Covid erano pochissimi e non c’era una chiara percezione dell’emergenza”. L’isola di Koh Kradan era l’ultima tappa del tour dei due giovani, che nel frattempo – avendo notizia della chiusura delle frontiere e dei lockdown nazionali – avevano ricevuto assicurazione dalla compagnia aerea, la Thai Airways, di poter modificare la destinazione. D’improvviso, pero’, il volo di rientro del 15 marzo “e’ stato cancellato”. Inizia cosi’ una odissea di cui e’ protagonista proprio la compagnia aerea. “Il nostro volo e’ stato rinviato e poi cancellato altre tre volte” racconta Claudio. “Siamo stati inseriti in una lista d’attesa e mai richiamati. Sul sito della compagnia e’ scritto da tempo che i voli con l’Italia sono sospesi fino a ottobre; temiamo che non abbiano mai voluto darci risposte chiare prendendo con la dovuta serieta’ la nostra situazione”.

Come tutti gli italiani impossibilitati a rientrare, anche Claudio e Francesca hanno contattato l’ambasciata italiana di riferimento. “I funzionari – dice Claudio – ci hanno sempre risposto, proponendo delle alternative ma oltre a organizzare due voli commerciali, uno da Bangkok e l’altro da Phuket, che non abbiamo voluto prendere per i costi troppo elevati e il poco preavviso, non e’ stato un aiuto rosolutivo”. Cosa che invece non si puo’ dire di Giovanni, il proprietario del resort dove i ragazzi risiedono da 45 giorni: “Ci ha trattato come figli, permettendoci di restare con una spesa minima. Anche i due proprietari di un altro resort, il Kalume’, sempre italiani, ci stanno sostenendo. Se non fosse per loro, non so come avremmo fatto”. Perche’ l’alternativa, spiega Claudio, sarebbe stata tornare a Bangkok ma li’ “l’epidemia si e’ diffusa molto, come ovunque nel Paese, e nessuna assicurazione sanitaria copre i costi del Covid”.

Andare in altri Paesi? “Impossibile” risponde Claudio. “In Vietnam e Malesia ad esempio non accettano piu’ gli italiani”. La scelta piu’ saggia insomma “era restare sull’isola, dove i contatti col resto del mondo sono limitati al massimo”. Cosi’, le giornate scorrono andando in spiaggia, chiacchierando coi 15 residenti sull’isola e leggendo libri: “Non ne avevo mai letti cosi’ tanti in poco tempo”, assicura Claudio. Francesca invece si e’ attrezzata per seguire online le lezioni universitarie. “E’ una situazione inaspettata e bisogna fare qualche sacrificio ma non ci lamentiamo” riprende Claudio. “Non osiamo pensare a quello che sopportano tanti nostri connazionali in Italia”. La (dis)avventura si concludera’ quando la coppia riuscira’ ad acquistare un volo di rientro. Per ora, dal punto di vista dei due italiani, l’unico dato certo “e’ l’aiuto prezioso arrivato dalla gente comune”.

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