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VIDEO | Brasile, nelle favelas dimenticate: “Dallo Stato solo arresti e polizia”

di Brando Ricci

ROMA – “Un aspetto che la pandemia di Covid-19 ha reso chiaro in Brasile e’ che le persone che vivono nelle favelas sono fondamentali per il sostentamento delle citta’: se non ci fossero loro il trasporto pubblico non funzionerebbe, la rete di distribuzione alimentare neanche, e cio’ vale per tutti quei servizi essenziali che permettono di continuare a vivere in questo momento di crisi. Nonostante questo pero’, sono proprio gli abitanti delle favelas a vedersi storicamente negati l’accesso ai servizi pubblici e il rispetto dei diritti sociali“.
A parlare con l’agenzia Dire e’ Aruan Braga, sociologo, uno dei direttori dell’Observatorio de Favelas di Rio de Janeiro, un’organizzazione della societa’ civile che dal 2001 mira alla superazione delle diseguaglianze sociali e al rafforzamento della democrazia.
La base di partenza sono lo studio e l’attivismo nelle favelas, i quartieri piu’ poveri e spesso privi di servizi alle periferie delle metropoli. L’Observatorio nasce a Nova Holanda, all’interno del piu’ ampio complesso di baracappoli di Mare’, uno dei piu’ popolosi del Brasile con oltre 130.000 abitanti. Secondo Braga, “conoscere i processi storici di creazione di questi quartieri, aiuta a capire meglio lo scenario che ci troviamo di fronte adesso”.

Adesso che il Covid-19 in Brasile ha fatto registrare quasi 80.000 casi confermati e oltre 5.000 decessi.
Secondo Braga, sull’emergenza la politica si e’ divisa. “Il governo federale del presidente Jair Bolsonaro – denuncia il direttore – minimizza e ignora i moniti della scienza, invitando la popolazione a non rispettare le misure restrittive imposte invece dai governi degli Stati, quelli locali”. Anche lo Stato di Rio de Janeiro ha varato misure di quarantena. Il punto pero’ non sarebbe cio’ che la politica fa, ma quello che non fa e non ha mai fatto.

“I cittadini delle favelas – dice Braga – assistono oggi agli effetti di decenni di politiche sociali che sono state assenti o comunque inefficaci nel combattere le diseguaglianze; questo vale per tutti i settori piu’ importanti, come la sanita’ e l’istruzione”. La reazione delle periferie alla pandemia sarebbe allora “nelle mani degli stessi abitanti, delle associazioni e dei leader di comunita’”.

Insieme con le organizzazioni di 16 favelas, l’Observatorio ha avviato nelle ultime settimane una rete di distribuzione di beni essenziali e dispositivi igienici di protezione alla popolazione. “Ad esempio – riferisce Braga – abbiamo consegnato gel alcolico per le mani ai conducenti dei moto-taxi, mezzi che qui sono molto usati per spostarsi”.
Gli attivisti si sono focalizzati anche sulle informazioni e i consigli: “Tramite i sociale media e Whatsapp stiamo conducendo una campagna di sensibilizzazione sui rischi e la prevenzione dal virus” spiega il direttore dell’Observatorio. “Abbiamo lavorato molto sul linguaggio, adattandolo alle necessita’ della popolazione delle favelas”.

Secondo l’attivista, l’assenza della politica si fa sentire anche nell’inadeguatezza dei messaggi. “Le favelas sono spazi densamente popolati, con tante case piccole e famiglie numerose, dove la strada e’ uno spazio di socializzazione essenziale” evidenzia Braga. “Le autorita’ danno indicazioni, soprattutto rispetto al distanziamento sociale e alle precuazioni igieniche, che non hanno alcun senso qui”. La presenza dello Stato e’ d’altra parte garantita dalle forze di polizia. In modo dannoso, secondo l’attivista: “Invece di fornire protezione e assistenza trattano gli abitanti dei nostri quartieri come criminali, effettuando raid e arresti”.

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30 Aprile 2020
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