VIDEO | Quei dubbi sulle ‘polmoniti insolite’, Simeup: “Non andiamo sul sensazionalismo”

"Quando si parla di una pandemia, bisogna lavorare sui grandi numeri", dice il presidente di Simeup. Che guarda all'America e spera nell'arrivo in Italia in tempi stretti del test rapido per il Covid
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ROMA – “Qualcosa di strano può essere avvenuto probabilmente in tutta Italia. Tuttavia cercherei di non andare nel sensazionalismo di ogni informazione, altrimenti diventa come l’annuncio dei colleghi inglesi sulla sindrome di kawasaki a tutti i bambini”. Risponde così Riccardo Lubrano, presidente della Società italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (Simeup), commentando i casi di ‘polmoniti insolite’ riscontrate già a gennaio da diversi pediatri a Milano, riaccendendo l’attenzione sull’origine del virus in Italia.

Sono notizie importanti, ma vanno prese con attenzione– conferma Lubrano- il Covid-19 è una malattia che non conosciamo. Uno o due rilievi non sono l’epidemiologia della massa dei bambini. Bisogna lavorare anche in termini di numeri- sottolinea il presidente della Simeup- a volte ci si abbandona sul sensazionalismo di un paziente che una persona ha avuto in reparto, ma la realtà è invece quella di un solo paziente. Per noi è importante anche il singolo- assicura il pediatra- lavoriamo sul singolo, però quando si parla di una pandemia– conclude Lubrano- bisogna lavorare sui grandi numeri e questo non c’è fortunatamente”.

 

“SVOLTA ASSISTENZIALE DA TEST RAPIDI”

“Tutti i pronto soccorsi pediatrici più grandi del Nord America, come Boston, Stanford, Washington, o ancora Edmonton per il Canada, hanno ribadito l’importanza dell’uso del test rapido per individuare l’infezione da Covid-19. Da quando hanno adottato il test rapido, che si fa in 20-40 minuti, la situazione è cambiata, potendo immediatamente fare la destinazione corretta dei pazienti”, dice Riccardo Lubrano presidente della Federazione Italiana delle Associazioni e Società Scientifiche dell’Area Pediatrica (Fiarped) e della Società italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (Simeup), che ieri ha organizzato il meeting internazionale ‘COVID-19 e Dipartimento di Emergenza Pediatrica’ insieme all’Università La Sapienza di Roma e alla Società italiana di pediatria (Sip).

“Sono stati analizzati i comportamenti delle 12 Università tra le più importanti del mondo su come hanno organizzato i loro dipartimenti di emergenza pediatrica in questo momento. Soprattutto il collega di Stanford- continua Lubrano- ha definito i test rapidi come una svolta assistenziale. Permettono immediatamente di incanalare il paziente che arriva in emergenza nel giusto percorso, salvaguardando il paziente, gli operatori e gli altri pazienti ricoverati. Inoltre, permette di ottimizzare nel miglior modo possibile l’uso dei percorsi sporchi e puliti che ci sono nell’ospedale”.

Il presidente della Fiarped è fiducioso e crede che in Italia questi test “arriveranno rapidamente. Il collega di Stanford ha spiegato che dopo una fase iniziale, in cui hanno avuto grandissimi problemi a causa di tamponi che venivano letti a distanza di sei, otto, dieci ore, e a volte anche due giorni- sottolinea Lubrano- la svolta è arrivata quando hanno inserito il test rapido. Penso sia questione di tempi brevi, sicuramente arriverà anche qui da noi, se non lo stanno già usando. Non conosco esattamente quale sia la situazione in tutti i pronto soccorsi italiani. Ma questa è la via corretta da seguire”.

Di sicuro i dipartimenti di emergenza pediatrica si stanno strutturando allo stesso modo nel mondo: “In tutte queste università c’è un percorso per gli infetti, un percorso per i puliti e un’aria di particolare attenzione per i sospetti. Perché il grosso problema per tutti non è il ‘sicuramente infetto’ o ‘sicuramente sano’, ma il sospetto. Da qui tutti i pronto soccorsi hanno organizzato delle aree di osservazione per i sospetti, così da evitare di mettere un sospetto sano tra gli infetti o portare un sospetto infetto tra i sani”, fa sapere il presidente della Simeup. A livello epidemiologico “le segnalazioni dei casi veramente gravi nel mondo – Africa, Europa, Nord America, Sud America e Canada – fortunatamente non sono tante. Questo può rassicurare le mamme, dal momento che l’infezione nei bambini passa in modo asintomatico o con una sintomatologia lieve. Sono quindi pochi i casi gravi- ripete Lubrano- ma il problema è che i bambini sono dei diffusori ed è importante accertare con sicurezza chi diffonde e chi non diffonde“.

Il nodo gordiano è quindi nella “difficoltà di trovare il portatore sano, come avviene nelle malattie genetiche dove non è facile trovare tutti i portatori di una malattia recessiva. È un lavoro grosso, impegnativo, che richiede risorse importanti e ci vorrà tempo perché tutti i servizi sanitari riescano ad allinearsi. Il lockdown, per quanto rappresenti un momento triste per la nazione, comunque i suoi risultati li ha dati. Adesso l’importante è monitorare quello che succede- aggiunge- per vedere come comportarsi, ovvero come attuare un’azione di prevenzione di una malattia che sostanzialmente non conosciamo”. In programma adesso c’è “una survey internazionale con tutti i centri che hanno partecipato al meeting di ieri. Questo lavoro continuerà con i colleghi europei, nordamericani e sudamericani. Abbiamo la fortuna che hanno aderito i centri più rappresentativi di queste nazioni- conclude Lubrano- per cui sarà facile proseguire la collaborazione”.

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30 Aprile 2020
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