1 Maggio, dalla pausa caffè agli orari: così il coronavirus cambia la vita sul luogo di lavoro

La Dire ne ha parlato con la presidente dell'Associazione Italiana per la Direzione del Personale, Isabella Covili Faggioli
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ROMA – Per migliaia di imprese italiane lunedì 4 maggio sarà il giorno della riapertura, ma queste dovranno garantire al personale una riorganizzazione che guardi alla tutela della salute e al rispetto delle regole di distanziamento sociale.

“Responsabilità- spiega la presidente dell’Associazione Italiana per la Direzione del Personale, Isabella Covili Faggioli- che sono dei direttori del personale, degli amministratori delegati e degli imprenditori, che già da tempo hanno iniziato a lavorare e a condividere le buone pratiche per coniugare lo sviluppo del business alla salute e al rispetto dei diritti delle persone”.

L’elenco delle novità sarà lungo, ci saranno misure che saranno adottate in larga scala, come l’obbligo di mascherine e guanti, e ce ne saranno altre diverse a seconda delle dimensioni dell’azienda e del tipo di lavoro che si svolge.

“Ci sono fabbriche dove il distanziamento non è un problema- spiega Covili Faggioli- ci sono invece linee di montaggio che devono essere riviste. Probabilmente molte aziende eseguiranno controlli in entrata affidando il compito a società esterne per non invadere la privacy dei dipendenti. Serviranno dei regolamenti per limitare gli affollamenti nelle mense, negli spogliatoi, nei luoghi dove si possono creare assembramenti di persone. So che alcune imprese stanno indicando ai dipendenti di presentarsi già in tuta da lavoro, quando possibile, per evitargli l’utilizzo di spazi comuni. Mentre altre stanno pensando a una riorganizzazione degli orari, con un allungamento nella giornata e anche nella settimana. Molte aziende- aggiunge la presidente- sono state costrette a rimanere aperte nei giorni festivi per mantenere le quote di mercato, pagando di più i dipendenti. Forse se questo in futuro diventerà la normalità, sarà oggetto di contrattazione”.

Ma viceversa non è escluso anche un accorciamento degli orari: “ci sono aziende che stanno spingendo per fare orari 8-14 e permettere alle persone di andare a mangiare a casa. Così sarebbero 6 ore lavorative, pagate anche come 8, ma senza il problema di far utilizzare gli spazi comuni”.

Negli uffici certamente la vita non sarà la stessa: “Bisognerà allontanare le scrivanie– considera la presidente Aidp- si aumenterà lo smart working, magari con progetti reali che diano alla persona delle responsabilità e degli obiettivi a prescindere dall’orario lavorativo. Poi le riunioni saranno sicuramente sempre di più via web, come è accaduto durante il confinamento”.

Anche le più classiche pause caffé o sigaretta in compagnia saranno a rischio: “Purtroppo- conclude Covili Faggioli- la situazione ci ha insegnato che il buon senso non è sufficiente, quindi ci vorranno delle regole perche l’azienda ha delle responsabilità sia legali che morali. Dovremo accettare che per salvaguardare la salute si dovrà rinunciare temporaneamente a qualche diritto acquisito, cioè la libertà, l’autonomia. Questo servirà anche per evitare conflitti tra colleghi”.

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