Centro Padri Trinitari a Venosa, l’obiettivo è la riabilitazione

VENOSA (Pz) – “Se hanno superato la fase riabilitativa i nostri ragazzi rientrano nel tessuto sociale. Spesso ci si trova di fronte a situazioni limite e il territorio purtroppo non offre reali opportunità, sia perché le famiglie spesso non sono in grado di gestirle, sia perché i ragazzi non riescono a trovare occupazione. Il nostro sforzo è quello di dotare queste persone con disabilità di strumenti adeguati per essere inseriti nel mondo del lavoro e il piano riabilitativo della struttura passa anche attraverso un percorso che consenta di acquisire competenze artigianali”. A raccontarlo all’agenzia di stampa Dire, alla vigilia del Primo maggio, Festa del lavoro, è Claudio Ciavatta del Centro di riabilitazione e formazione professionale Padri Trinitari di Venosa e Bernalda, in Basilicata, che dal 1968 accoglie persone con disabilità, spesso senza famiglia, provenienti da tutto il Sud Italia.

Un istituto che nel tempo, con la chiusura dei manicomi alla fine degli anni Settanta, è andato sopperendo alla carenza di case di accoglienza e ospedali psichiatrici in grado di ospitare e curare persone con gravi danni cerebrali, disturbi psichici o pluriminorazioni sensoriali, ed è diventato, per questo, punto di riferimento del territorio. Per accogliere casi sempre più gravi, la struttura si è dotata di spazi riabilitativo-professionalizzanti, gestiti da educatori, fisioterapisti e formatori specializzati. Dalla vigna alla serra, parte del campo sperimentale di agricoltura dell’istituto dove si pratica la terapia orticolturale, al maneggio terapeutico, dove sono praticate le attività sportive promosse dalla Federazione Italiana Sport Equestri (Fise) e l’ippoterapia, fino ai laboratori di ceramica e mosaico, alla palestra, al giardino e al minigolf , per offrire agli ospiti anche momenti ludici.

La fase più difficile per l’ippoterapia, anche detta riabilitazione equestre, è quella di avvicinamento all’animale- spiega all’agenzia Dire Barbara Busto, fisioterapista del Centro riabilitazione Padre Trinitari Venosa specializzata nell’ippoterapia- I nostri ragazzi hanno vari deficit, anche gravi, quindi per loro è difficile il momento dell’accettazione del cavallo”. Una difficoltà che però, una volta superata, porta a grandissimi miglioramenti dal punto di vista cognitivo, affettivo-relazionale e neuromotorio. Progressi riscontrati anche nell’orticoltura terapeutica, parte della psicomotricità, cioè dell’insieme di tecniche che partendo dalle azioni sul corpo mirano a modificare e migliorare le funzioni mentali alterate, agendo sulla coordinazione oculo-manuale e spazio-temporale, sul ritmo, sulla coordinazione dinamica generale e sull’orientamento spaziale.

Momenti riabilitativi che sono fortemente legati ad un approccio professionalizzante, marchio di fabbrica dei Trinitari di Venosa, per garantire alle persone con disabilità la possibilità di trovare un’occupazione una volta concluso il percorso terapeutico. Una sfida che per molti è però difficile vincere: “Qui abbiamo ragazzi molto gravi- sottolinea alla Dire Mariella Leggeri, una delle fisioterapiste dell’istituto- Un posto di lavoro fuori da qui per loro spesso non è possibile trovarlo”. Per questo, diventa cruciale la presenza dell’istituto, fuori dal quale, per molti degli ospiti dei Padri Trinitari, probabilmente non ci sarebbe futuro.

VALLUZZI: ESPERIENZA IMPORTANTE CHE NON VA AZZERATA

“Un presidio umanitario ed economico per un territorio a cavallo tra due regioni, la Basilicata e la Puglia, che non può essere travolto senza un accertamento approfondito dei fatti”. Così alla Dire il presidente della Provincia di Potenza, Nicola Valluzzi, intervenendo sulla vicenda del centro di riabilitazione di Venosa, nel Potentino, gestito dall’Ordine dei Padri Trinitari e finito nel marzo scorso nel mirino della magistratura per presunti casi di maltrattamenti ai pazienti. Mentre è in corso il procedimento giudiziario a carico degli indagati, gli stessi sono stati allontanati e la struttura ha avviato un nuovo corso in cui rientra anche una giornata di riflessione in programma per il prossimo 4 maggio.

“L’Autorità giudiziaria- continua Valluzzi- svolga il suo compito con il massimo del rigore. Ma non possiamo disconoscere quanto di buono quella struttura nel corso dei decenni ha garantito a persone e famiglie che sono più sfortunate di noi. Da ciò bisogna ripartire. Non azzerando quindi, ma garantendo il massimo dei controlli per una esperienza, ribadisco, che ha rappresentato un punto alto di civiltà e di assistenza per famiglie e ragazzi in difficoltà”.

 

30 Aprile 2018
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