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Instagram under 13? “Blocca il diritto all’infanzia”

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Instagram progetta il social pensato per l’infanzia... Siamo sicuri che stiamo andando nella direzione giusta?
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ROMA – “Cosa accomuna personaggi come Mozart, Temple e Macaulay Culkin, il mitico bimbo biondo di ‘Mamma ho perso l’aereo’? Sono tutti enfant prodige, verrebbe da dire. In realtà, nessuno di loro aveva uno smartphone o un profilo social. Per i colossi del web, infatti, i nostri figli sono tutti “bambini prodigio”, già sui social a meno di 10 anni. Mai normalità fu più straordinaria, eppure non è oro tutto quello che luccica“. Sono le riflessioni di Ivano Zoppi, segretario generale Fondazione Carolina Onlus, dedicata alla memoria di Carolina Picchio.

Fondazione Carolina “raccoglie il messaggio di una ragazza che non c’è più, entrata nel cuore delle nuove generazioni. La sua storia, diventata un’icona, ricorda tutta la bellezza, l’amore e la gioia di vivere che possiamo compromettere con un solo click. La mission è realizzare un futuro in cui la Rete sia un “luogo” sicuro per i bambini e gli adolescenti, riscoprendo il valore delle relazioni ogni autentiche anche sui social”.

Dopo il cartellino giallo al TikTok da parte del garante della privacy, dopo il dibattito sull’età minima per l’iscrizione ai social network, “dopo aver scoperto sulla pelle dei bambini le conseguenze dell’uso anzitempo, distorto e inconsapevole delle nuove tecnologie, Instagram decide di lanciare una sua versione per under 13. Il primo social pensato per l’infanzia… Siamo sicuri che stiamo andando nella direzione giusta?– si chiede Zoppi-. Per decenni ci siamo preoccupati degli effetti della Tv usata come baby sitter, antidoto ai capricci e richieste di attenzioni. Se il problema di allora erano il carosello e i cartoni animati delle 20, sarebbe giustificata più di una nostalgia. Perché i bambini non sono piccoli adulti, ma semplicemente bambini. Eppure siamo così felici se imitano quello che facciamo noi, i nostri ritmi e i nostri gesti quotidiani… Quasi come a giustificare le nostre (cattive) abitudini. Un tablet o uno smartphone in mano a un bambino rappresentano le nuove foglie di fico dei genitori, troppo indulgenti e distratti per accompagnare i propri figli lungo un complesso e straordinario percorso di crescita. Così, invece di presentare loro il mondo, di condividere valori, regole e sogni, meglio che lo scoprano attraverso uno schermo, tanto lì c’è tutto quello di cui hanno bisogno. E poi non rischiano nulla, se restano nella loro cameretta. Sì, vero, pubblichiamo troppe foto dei minori sul web e nelle chat, ma tanto le usano anche loro… Che poi, se anche la scuola li mette davanti allo schermo, perché mai dovrebbero essere mamma e papà a negarlo! Fondazione Carolina, con i suoi esperti, è impegnata ogni giorno a supporto delle scuole e delle famiglie per gestire questo grande corto circuito educativo che la Didattica a distanza ha prodotto nella nostra cultura. Un effetto collaterale che non avevamo considerato, quando un anno fa, in pieno lockdown, stavamo cercando di capire come portare a conclusione l’anno scolastico. Eppure adesso, piuttosto che correggere il tiro e trovare delle soluzioni  che possano restituire il diritto all’infanzia, anche al tempo della pandemia, preferiamo nascondere la sabbia sotto il tappeto… del mouse”. 

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