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Vaccino, Gori: “In Lombardia ricevuto da due giovani per ogni anziano”

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Il primo cittadino di Bergamo torna ad attaccare la Regione sulla campagna di somministrazione del vaccino anti Covid-19
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Di Nicolò Rubeis

MILANO – “La Lombardia, così come altre regioni, ha lasciato in coda le persone fragili nella campagna vaccinale, mettendo avanti altre categorie. Mi ha fatto riflettere il dato delle persone che hanno già ricevuto il farmaco tra i ragazzi di età compresa tra i 20 e i 29 anni. Sono il doppio degli over 70 che hanno una percentuale di mortalità da coronavirus al 24%“. L’affondo verso il Pirellone arriva dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori, intervenuto questa mattina su Radio 24.

Il primo cittadino orobico, sfidante dell’attuale governatore Attilio Fontana alle elezioni del 2018, torna ad attaccare la Regione sulla campagna di somministrazione del farmaco anti Covid-19. “Diciamo che non è perfetta, per usare un eufemismo– afferma Gori- soprattutto per quanto riguarda le prenotazioni, che come sappiamo sono state affidate a una società, Aria, la somma di una serie di partecipate, che ha fatto clamorosamente cilecca, tra ritardi nelle comunicazioni e persone che sono state mandate a 50 km di distanza quando avevano un hub a pochi passi da casa”.

Infine, per il sindaco di Bergamo non è vero che, per quanto riguarda la campagna vaccinale, dovrebbe fare tutto lo Stato. Anzi, il contrario: “Sarebbe molto più efficace se le somministrazioni venissero gestite su base provinciale– conclude- un maggiore coinvolgimento dei territori renderebbe più efficace il processo di vaccinazione”.

“NEMBRO-ALZANO ROSSE DAL 2 MARZO? CONTE-REGIONE CHIARISCANO”

Se l’allora premier Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza erano veramente venuti a conoscenza il 2 marzo della necessità di dover chiudere in zona rossa i Comuni di Nembro e Alzano, in provincia di Bergamo (come hanno riportato alcune testate giornalistiche, ndr) e non l’hanno fatto, per il sindaco di Bergamo Giorgio Gori “dovrebbero chiarire” il mancato intervento tempestivo.

“Dai giornali- continua il primo cittadino, intervenuto questa mattina su Radio 24- sono arrivati elementi nuovi. Sapevamo che la richiesta del Cts era giunta il 3 marzo e che il governo ne aveva avuto notizia il 5. Erano comunque momenti molto confusi e capire quale fosse la misura da adottare non era semplice. Ma qualche giorno (tra il 7 e l’8 marzo del 2020 tutta la Lombardia fu inserita in zona rossa, ndr), nel rimpallo di responsabilità, si è perso”.

Per Gori infatti, da una parte ci sono i ritardi del Pirellone, “con la Regione che diceva di non avere i poteri per istituire la zona rossa”, quando invece “ultimamente qualche comune ci è stato messo su decisione proprio di Palazzo Lombardia”, dall’altra “anche il governo qualche giorno lo ha perso”.

Specie tra la metà di gennaio e quell’ormai, purtroppo, famoso 20 di febbraio, il giorno del primo paziente trovato positivo al virus in Italia: “Il covid- chiosa il sindaco orobico- correva già da settimane e nessuno lo ha segnalato. Alcuni medici qui a Bergamo, già al rientro dalle vacanze di Natale, hanno raccontato di avere avuto la fila di persone fuori lo studio con la polmonite. Nessuno si è reso conto che quei casi anomali erano riconducibili al virus di cui leggevamo sui giornali“.

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