Depressi e ansiosi, la quarantena per loro è anche peggio. Il centro Heta al lavoro per assisterli (ma senza ‘resilienza’)

La quarantena vissuta con problemi psichici pregressi è ancora più difficile. Ce ne parla Centro Heta, che ha la sua sede principale ad Ancona. Ma non sopporta il concetto di 'resilienza'
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BOLOGNA – Casa, dolce casa? Mica tanto, quando ci devi rimanere per forza. E il mondo fuori sembra essersi fermato, o quasi. Per non parlare, ovviamente, dello sconforto e dell’ansia per le vittime del coronavirus, della paura di ammalarsi e per il futuro. Insomma, in questo tempo sospeso dalla pandemia, il morale ogni giorno corre sulle montagne russe. E chi già aveva un disagio psichico rischia di avere maggiori difficoltà ad affrontare questa epoca del tutto inedita. Ecco perché la maggior parte degli psicologi resta a disposizione di chi ha bisogno, anche se da remoto. E’ il caso, per esempio, del Centro Heta, che ha la sua sede principale ad Ancona, e si occupa di depressioni, attacchi di panico, disturbi alimentari, disagi familiari e relazionali, problematiche infantili e adolescenziali, disturbi di personalità e psicosi. Anche se non rinuncia al suo modo di comunicare, originale e che da sempre prende in giro chi, per esempio, punta sulla ‘resilienza’ o sulla ‘proattività’. Due concetti che il Centro Heta proprio non sopporta. E non ne fa mistero nella sua attività di comunicazione.

Di cosa sta facendo il Centro Heta ne parliamo con Federico Paino, vicepresidente del Centro e direttore di Dora.news

Perché hai scelto questo modo decisamente originale di comunicare?

La comunicazione, nell’ambito in cui operiamo, non deve essere “persuasiva”, nell’accezione banale del termine. Non vendiamo un prodotto, per intenderci. E “comunicazione” non necessariamente è “promozione”, questa differenza non viene mai sottolineata. A questo si aggiunge che l’orientamento analitico che ordina tutte le nostre pratiche prevede l’astenersi il più possibile dal “dirigere” i soggetti. Quindi dobbiamo generare domande, non fornire risposte. In più, al contrario di ciò che abitualmente si fa, cerchiamo di parlare ai diretti interessati e non strizzare l’occhio alle nominazioni che si affastellano sulle persone, fin troppo abbondanti, ergo di rispettarne contraddizioni, divisioni, paradossi. E l’ironia, anche brutale, è ovviamente il mezzo più indicato, basandosi sul “sentimento del contrario”. Cerchiamo di produrre messaggi che rispettino la struttura del tema di cui parliamo, tutto qui.

Come siete organizzati in questa emergenza, quali servizi offrite?

Scatolame, microonde e tutte le formule possibili di connessione. Abbiamo attivato un servizio di ascolto online, piattaforme di formazione, gruppi, di tutto. Ma anche qui, è importante rispettare la precipuità del mezzo. Non sono veicoli suppletivi. Non sono colloqui “in minore”, sono semplicemente qualcos’altro, con altre regole e specificità. Ma ci sono modi per preservare una posizione etica anche in questo.

Quante richieste ricevete ogni giorno? Quali sono le problematiche più ricorrenti?

Preferirei non dare numeri. Anzi non dare i numeri, data l’inflazione, a nostro avviso deteriore, di proclami su numeri di soggetti seguiti, che non fanno che promuovere la patologizzazione dei vissuti. Posso dire, e mi sembra il dato più interessante, della varietà delle modalità. Da richieste formali di appuntamento via mail a semplici “c’è qualcuno” su Facebook.

A chi vi chiama consigliate di essere resiliente?

Come no! Anche di avere autostima e stare su! Con tanto di faccine sorridenti! E un sacco di punti esclamativi! Ora ti devo lasciare che devo andare a dire a uno in sedia a rotelle di fare due passi per distrarsi. Perché dire a qualcuno che soffre di ‘stare su’, in fondo, equivale a questo

 

Centro Heta è su Facebook. Questi i contatti per chi abbia bisogno: [email protected]; Skype: CENTRO HETA; 380-2118180, anche tramite Whatsapp.

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30 Marzo 2020
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