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Scienza in orbita, gli esperimenti sulla Stazione spaziale

La Stazione spaziale internazionale è un enorme laboratorio che orbita intorno alla Terra: al suo interno astronauti di nazionalità diverse portano avanti un lavoro instancabile fatto di esperimenti i cui risultati sono utili per migliorare le condizioni di vita dei terrestri e che forniscono anche conoscenze nuove per le esplorazioni spaziali del futuro.
 
L’ultimo italiano a volare a bordo della stazione è stato l’astronauta Luca Parmitano che, lo ricordiamo, è stato anche Comandante dell’equipaggio. Durante la missione europea ‘Beyond‘ che lo ha visto protagonista per sei mesi. fino al 6 febbraio 2020, gli esperimenti made in Italy portati avanti sono stati sei. Di questi e del ruolo dello Spazio nella Ricerca,  abbiamo parlato con Giovanni Valentini, responsabile dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) per quanto riguarda l’uso della Stazione per il nostro Paese.
 
“Lo scopo primario è capire come reagisce il corpo umano in assenza di gravità, perché l’idea è di realizzare voli di lunga durata e di permanenza, sulla Luna o su Marte: è molto importante prevenire fenomeni che interessano il corpo umano per trovare delle cure. Non solo. C’è anche un ritorno molto forte in termini di scienza, di risultati che possono essere portati a Terra per essere usati a livello tecnologico ma anche farmaceutico, o in generale a livello scientifico”.
 
Vediamo cosa è successo durante la missione ‘Beyond’.
 
luca parmitano“Abbiamo avuto tre esperimenti sviluppati in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (Esa)- spiega Valentini, parlando con la Dire -, si tratta di Amyloid aggregation, Nutriss e Acoustic Diagnostics. Uno di tipo educational in collaborazione con la Nasa, Xenogriss. Dopodiché abbiamo avuto un esperimento con l’agenzia spaziale russa Roscosmos, Mini-Euso (che avrebbe dovuto essere portato in orbita durante la missione Vita di Paolo Nespoli, nel 2017, ndr), ed infine un esperimento partito a gennaio di cui Luca Parmitano ha effettuato la prima sessione, Lidal. Questi ultimi staranno per lungo tempo sulla Stazione”.
 
Ciascun esperimento riguarda un ambito diverso dalla conoscenza, si va dalla biologia alla fisiologia, passando per la fisica.
 
 
Nutriss e Acoustic Diagnostics “fanno una ricerca di tipo fisiologico. Si va ad analizzare come reagisce il corpo umano in assenza di gravità e nell’ambiente della Stazione spaziale, che è più soggetto a radiazioni cosmiche. Nutriss utilizza uno strumento in grado di analizzare il rapporto tra massa grassa e massa magra nel corpo umano. Si va quindi a valutare la quantità di grasso durante la missione: sono stati effettuate sei sessioni sperimentali”, utili  “per valutare l’eventuale variazione della dieta. Acoustic diagnostics è un esperimento sempre di fisiologia umana. Lo scopo è capire se l’ambiente della Iss potesse alterare l’udito degli astronauti: si è misurato con una tecnica usata anche a terra la performance dell’apparato uditivo dell’astronauta.Entrambi gli esperimenti prevedono sessioni pre volo e post volo. Amyloid aggregation ha analizzato peptidi beta-amiloidi, placche che possono portare a malattie neurodegenerative, per valutare se questi fenomeni in assenza di gravità avvengono più rapidamente”. Quindi se un astronauta rischia di ammalarsi durante missioni di lunghissima durata.
 
L’esperimento educational Xenogriss ha fatto invece volare in orbita dei girini in un acquario, per analizzare la crescita dei tessuti nello Spazio. Lo studio, portato avanti da università di Milano e università di Firenze è stato realizzato anche con l’aiuto degli studenti di una scuola.
 
Mini-Euso è un telescopio che guarda l’ultravioletto dalla Stazione Spazialementre Lidal è un rilevatore di particelle, attivato a gennaio da Luca Parmitano. Entrambi resteranno operativi a lungo sulla Stazione spaziale.
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30 Marzo 2020
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