Leggendario ‘Slowhand’, 75 anni fa nasceva Eric Clapton

Il musicista, capace di superare mille difficoltà, festeggia i 75 anni
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ROMA – La storia di Eric Clapton cade a puntino con il periodo che stiamo vivendo. Soprattutto per regalare fiducia e ottimismo. Slowhand (‘Mano lenta’, il suo soprannome), è oggi un leggendario chitarrista che festeggia i 75 anni, capace di superare mille difficoltà, di risalire sempre la china dopo scivoloni che avrebbero messo fuorigioco chiunque. Nato a Ripley il 30 marzo 1945, come ha detto una volta di lui qualcuno, “deve per forza avere una personalità molto forte viste tutte le cose a cui è sopravvissuto”. Perché di controversie, episodi negativi, tragedie ne ha vissute eccome.

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La dipendenza da alcol ed eroina in gioventù, il rapporto, l’amore tormentato con Pattie, la moglie del suo migliore amico George Harrison, la carriera che stentava a rimanere in alto come meritava. E poi la fine drammatica del piccolo Conor, il figlio avuto da Lory Del Santo e al quale ha dedicato la meravigliosa Tears in Heaven.

Recentemente si è parlato molto dei suoi problemi di salute, di una sordità in arrivo che metterebbe ko chiunque, soprattutto un musicista come lui. “Ma io non mollo la mia chitarra”, ha sempre voluto ribadire. E infatti, dopo sei anni, è tornato con il suo storico Crossroads Guitar Festival. Nell’arco della sua lunga carriera, ha collaborato con altri artisti acclamati e ha militato in numerosi gruppi prima di affermarsi come solista, sperimentando nel corso degli anni svariati stili musicali, dal blues di matrice tradizionale al rock psichedelico, dal reggae al pop rock.

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Considerato un fenomeno da Jimi Hendrix, che lo vedeva come modello, come mito, Eric ‘Slowhand’ Clapton ha lasciato il segno ovunque e con chiunque. Per esempio con The Yardbirds, il supergruppo in cui hanno suonato anche altri pezzi da novanta della chitarra, Jeff Beck e Jimmy Page. Oppure con John Mayall e i suoi the Bluesbreakers. E poi ancora i Cream, fondati dopo l’addio a Mayall, o Blind Faith, fondati con Ginger Baker e l’amico Steve Winwood, Delaney & Bonnie, e Derek and the Dominos. Incredibile la lista di successi incisi con chiunque o da solista, da Layla a Cocaine, quest’ultima scritta da J.J.Cale nel 1977, da Bell Bottom Blues a After Midnight, Sunshine of Your Love, rivisitata anche da Hendrix, Badge, e ad un’altra rivisitazione, quella I Shot The Sheriff di Bob Marley che servì anche ad aprire al reggae le porte del mondo. Fino all’emozionante Tears in Heaven, dedicata al figlio Conor tragicamente scomparso. Oggi, nonostante gli acciacchi, i seri problemi di salute, non ha intenzione di fermarsi. Nonostante il rinvio del tour per colpa del coronavirus, è pronto a tornare sul palco. Come sempre.

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