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Nel 2021 il crimine è sempre più globale e digitale

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Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza traccia un bilancio dell'anno che sta per concludersi: stabili gli omicidi, aumentano le intimidazioni agli amministratori locali. Catturati 1.343 latitanti
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ROMA – Il 2021 è stato l’anno della ‘nuova normalità’, diverso dal 2020 in cui tutte le attività sono state travolte dall’esplosione della pandemia, ma caratterizzato comunque da una nuova dimensione che ha riguardato ogni aspetto dello stile di vita, dal lavoro allo studio al divertimento. Nel consueto bilancio di fine anno, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno ha fatto un’analisi della base dati proveniente dall’attività di tutte le forze di polizia per verificare quanto siano cambiate le abitudini criminali, sia a livello nazionale che internazionale nell’era della New Normality.

Il repentino spostamento sul digitale non ha, infatti, riguardato soltanto tutte le procedure organizzative, i processi di lavoro, i metodi di pagamento, ma anche i modus operandi criminali misurati dal termometro delle prime statistiche disponibili. “C’è stata una lieve crescita dei reati rispetto al 2020, che era stato caratterizzato dal lockdown e dalle pesanti restrizioni nella circolazione, ma nel 2021 ci siamo comunque attestati su livelli generali più bassi del periodo pre-pandemia – ha dichiarato il Prefetto Vittorio Rizzi, vice-direttore generale della Pubblica Sicurezza e direttore centrale della polizia criminale – Si assiste, però, ad un aumento del 30,5% rispetto al 2020 dei reati informatici (come il phishing, gli spyware, i ransomware e il social engineering, con l’obiettivo di impadronirsi di dati personali non solo per finalità predatorie) e anche dei reati comuni commessi on line. Il caso più emblematico è costituito dalle truffe, che nel 65,9% dei casi nel 2021 è avvenuta via web (quasi 2 truffe su 3)”.

Per quanto riguarda il più grave dei reati, vale a dire l’omicidio, si conferma la tendenza generale: i dati aggiornati al 26 dicembre di quest’anno fanno registrare 289 omicidi, 4 persone decedute in più dell’anno scorso, ma 25 in meno del 2019 epoca pre-pandemia. Cresce invece l’incidenza percentuale sul totale degli omicidi delle donne uccise: 116 vittime donne nel 2021 (erano 110 nel 2019), di cui 100 uccise in ambito familiare/affettivo (erano 93 nel 2019); di queste ultime, 68 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner (erano 67 nel 2019). Nel corso dell’anno il Servizio Analisi Criminale, della Direzione Centrale della Polizia Criminale, ha prodotto una serie di Report sui fenomeni criminali che destano maggiore allarme sociale, tutti pubblicati sul sito del ministero dell’Interno, come quelli sulla violenza contro le donne, sugli abusi sui minori e sulla criminalità predatoria, come furti e rapine.

L’attività si è sviluppata anche attraverso la partecipazione ad osservatori e gruppi di lavoro, che hanno coinvolto le istituzioni e i soggetti privati di riferimento, per monitorare i diversi fenomeni criminali ed elaborare delle strategie di prevenzione mirate alle realtà economiche e sociali in così rapida evoluzione. L’organismo tecnico di supporto all’Osservatorio nazionale sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali ha rilevato, nei primi nove mesi del 2021, 541 atti intimidatori (+16,9% rispetto allo stesso periodo del 2020), 278 casi (51,4%) sono stati censiti nei confronti di sindaci anche metropolitani. Mentre l’organismo permanente di supporto al Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti ha rilevato, nei primi 9 mesi del 2021, 156 atti intimidatori (+21% rispetto allo stesso periodo del 2020), 74 casi (47%) sono stati consumati tramite social network.

I Gruppi centrali interforze, composti dai rappresentanti di tutte le forze di polizia, che svolgono un’attività di monitoraggio ed analisi volta alla prevenzione e al contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti pubblici, ha prodotto 194 segnalazioni di criticità alle Prefetture nei confronti di altrettanti soggetti, con oltre mille approfondimenti richiesti o d’iniziativa e oltre 29.000 interrogazioni alle banche dati delle forze di polizia. È proseguita nel 2021, con l’elaborazione di un quinto Report, l’attività dell’Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso istituito subito dopo lo scoppio della pandemia al fine di contrastare la minaccia della criminalità organizzata d’infiltrazione nel tessuto socio economico. In particolare, il Report 5 ha acceso un faro sul fenomeno delle variazioni societarie come possibili indizi di contaminazione, fornendo uno strumento di analisi per prevenire i tentativi di alterazione del mercato e di condizionamento degli appalti e delle gare pubbliche.

L’approfondimento e l’analisi dei dati relativi alle società colpite da interdittiva antimafia hanno restituito un valore in aumento nel periodo Covid tanto del numero di società interdette (+9,7%) quanto del numero delle società interdette che hanno registrato variazioni societarie (+47 %). La dimensione globale della pandemia ha dato un nuovo impulso alla cooperazione internazionale di polizia, perché il crimine, come il virus, non può essere bloccato dai confini nazionali e, anzi, prolifera nei Paesi che hanno minori barriere difensive.

Anche in questo ambito il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha dato impulso all’attività di ricerca di latitanti. Da gennaio a fine novembre 2021 sono stati catturati 1.343 latitanti in 61 Paesi. Di questi, 705 erano latitanti attivi, vale a dire ricercati dalle autorità giudiziarie italiane in 51 Paesi: in Europa il 16,2% dei soggetti è stato arrestato in Romania, il 13,9 % in Spagna, il 12,3% in Germania, il 10,5 % in Francia e a seguire negli altri Paesi, mentre a livello extraeuropeo spicca l’Albania per numero di arresti (65 persone complessivamente). I latitanti passivi catturati in Italia sono stati 638, ricercati dalle autorità di 61 Paesi: a livello europeo per lo più da Romania (27,6%), Germania (16,3%) e Francia (9,3%). Dei 1343 latitanti, 65 sono stati arrestati attraverso la rete Enfast, European National Fugitive Active Search Team, il network che opera sulle 24 ore e che collega i team che si occupano della ricerca e cattura a livello internazionale dei ricercati, +35% del 2020 quando erano stati 48. Dei latitanti catturati 139 soggetti appartengono al crimine organizzato e 38 ad organizzazioni mafiose, 6 a cosa nostra, 6 a ‘ndrangheta, 9 a camorra, 2 a mafie pugliesi e 15 a mafie straniere.

Grande eco mediatica nel 2021 l’arresto di 10 terroristi in Francia nell’ambito dell’Operazione Ombre Rosse e del terrorista Endri Elezi in Italia, fornitore delle armi della strage di Nizza del 2016, rintracciato a Caserta dove faceva il bracciante agricolo. Diversi gli arresti di latitanti per delitti sessuali, il più noto dei quali Luciano Scibilia, rintracciato a Santo Domingo, unico italiano presente nella lista dei 19 ‘predatori sessuali’ più ricercati nella lista stilata da Europol e diffusa anche attraverso il sito eumostwanted.eu, Most Wanted Fugitives. Nell’arco del 2021 sono stati rimpatriati 522 detenuti con servizi di linea e con 17 tra voli charter e di Stato. L’Ufficio nazionale per il recupero dei beni, Asset Recovery Office – A.R.O., costituito presso il Servizio per la cooperazione Internazionale di polizia (SCIP) ha consentito il sequestro di beni per un valore di oltre 36,5 milioni di euro in 11 Paesi, un + 29% rispetto al 2020: il 20% in Svizzera, 17% nel Principato di Monaco, 10% a Malta e in percentuale minore negli altri Stati.

Il progetto ‘I CAN’, Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta, promosso dall’Italia insieme ad Interpol e avviato già nel 2020, ha fatto registrare importanti risultati operativi: 17 latitanti catturati nel 2021, 26 dall’inizio del progetto, con figure criminali di estrema pericolosità, come Rocco Morabito, Vincenzo Romeo e Francesco Pelle. Risultati resi possibili dalla cooperazione internazionale di polizia e dalla rete promossa da I CAN con 11 Paesi aderenti oltre all’Italia. Nello specifico: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Colombia, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Stati Uniti e Uruguay. Una materia particolarmente delicata riguarda le 71 indagini in corso sulle sottrazioni di minori, portati all’estero da uno dei due genitori, +14% rispetto al 2020, con tre bambini riconsegnati all’avente diritto.

Le cronache si sono occupate soprattutto della tragedia del piccolo Eitan, rimasto orfano a seguito della tragedia del Mottarone, rapito dal nonno materno e riportato in Italia all’inizio di dicembre dalla zia materna, con l’attività di cooperazione internazionale di polizia decisiva nell’arresto a Cipro di Alon Abutbul Gabriel complice del nonno. Altrettanto interesse ha suscitato il caso della bimba di un anno di una coppia italiana, nata in Ucraina con tecniche di maternità surrogata, abbandonata dai genitori, riportata in Italia dallo SCIP insieme alla Croce Rossa italiana e ora affidata ad una famiglia di Novara. Le attività della Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, hanno giocato un ruolo di primo piano in ambito europeo.

Il 21 e 22 settembre 2021 l’Italia ha, infatti, promosso insieme ad Europol e con il sostegno della Commissione europea, il Law Enforcement Forum con l’obiettivo di prevenire l’infiltrazione della criminalità organizzata nei fondi del Next Generation EU. Incontro, a cui hanno partecipano i vertici delle forze di polizia di 24 Paesi europei, le Agenzie europee CEPOL e OLAF e la Procura europea (EPPO), volto a creare creare una rete per scongiurare l’interferenza criminale nell’attuazione delle riforme e dei contenuti dei Piani approvati dal Consiglio dell’Unione Europea, Recovery and Resilience Plans. Il Meeting ha rappresentato l’evoluzione del Working Group Covid 19, promosso dall’ Italia e da Europol insieme ad altri 9 Paesi europei, che si è riunito due volte nel 2021 per affrontare temi strategici del periodo pandemico come il rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nella distribuzione dei vaccini, le frodi relative ai sostegni economici nazionali e le minacce per i minori, sia con vittime che come autori di reati.

Alla fine dell’anno, il 25 novembre 2021, è stato infine assegnato all’Italia il premio europeo per l’innovazione, European Innovation Procurement Awards – EUIPA 2021, per il Cyber Security Operations Center, la sala operativa realizzata presso l’Ufficio Protezione Dati della Direzione Centrale della Polizia Criminale, che si colloca al primo posto nella categoria della leadership nell’approvvigionamento. Si tratta di una struttura d’avanguardia, finanziata da fondi europei e inaugurata nell’aprile 2021, per la prevenzione e l’intervento tempestivo sugli incidenti informatici alle banche dati delle forze di polizia, di natura accidentale, naturale o dolosa, come gli attacchi hacker. Una struttura hardware e software di ultima generazione che, grazie alla formazione mirata di analisti ed operatori appartenenti alla quattro forze di polizia, lavora attraverso protocolli standardizzati perché la reazione all’incidente informatico sia la più tempestiva e risolutiva.

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