Caso Giunti, l’avvocato: “Ultima sentenza dichiarazione di guerra”

SPECIALE MAMME CORAGGIO | Giada da anni chiede di riavere il figlio con sé, lo ha potuto vedere solo in videochiamata a Natale
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ROMA – E’ una “dichiarazione di guerra la sentenza comunicata il 28 dicembre sul caso del figlio di Giada Giunti, madre coraggio, da parte di tre giudici della Corte d’Appello di Roma”. Lo dichiara alla Dire il legale di mamma Giunti, Carlo Priolo, in merito all’ultimo atto della lunga vicenda giudiziaria sul caso di mamma Giunti che da anni chiede di poter riavere il figlio con sé e che solo il giorno di Natale ha potuto finalmente vedere in una videochiamata. Tutte le sue richieste sono state rigettate. Il legale Priolo ha denunciato i tre giudici alla Procura di Perugia, tanto che “il 30 ottobre- precisa l’avvocato- ho depositato una dettagliata ricusazione nei loro confronti, ma nonostante ciò i tre giudici hanno deciso sull’impugnazione della sentenza di divorzio emessa in primo grado il 31 luglio 2019, ignorando la ricusazione”. Aggiunte l’avvocato di mamma Giunti: “Le tre signore che indossano la toga disonorano l’intera Magistratura e tengono in ostaggio un figlio e una madre”.

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“Ho fatto di tutto per mio figlio, eppure devo fare ancora qualcosa. L’ho visto devastato il giorno di Natale. Con il mio avvocato abbiamo provato tutto in Tribunale, ho digiunato, mi sono incantenata e il ministro Bonafede ha risposto all’interpellanza su mio figlio segnalando come la volontà del minore non fosse stata ascoltata”. Mamma Giunti con queste parole descrive, raggiunta dalla Dire, lo scoraggiamento vissuto con l’ultima sentenza, ma anche la sua volontà di trovare ancora una strada. “Ora il conflitto incautamente aperto dalle tre Giudichesse, deve esser trasferito sull’agire sociale e tutti sono chiamati a prendere posizione per il supremo interesse dei minori. Difendo i bambini- ricorda infine l’avvocato Priolo- per debellare la macelleria della tratta degli organi dei minori e la compravendita dei figli sottratti ai genitori“.

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