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No dell’Aifa alla rimborsabilità del farmaco per cancro al pancreas, Reni (San Raffaele): “Con olaparib 30% di pazienti vivi dopo 3 anni”

medico di base
"Per noi oncologi il suo utilizzo è importante perché ritarda la progressione della malattia e l’uso di una chemioterapia tossica"
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ROMA – Un farmaco che ritarda la progressione di malattia in persone giovani che hanno un tumore al pancreas metastatico e che permette di ritardare la chemio. L’Aifa ha detto no alla rimborsabilità di questo farmaco, nonostante gli oncologi lo usassero con risultati importanti e tangibili sulla vita delle persone. Si chiama olaparib e veniva somministrato a pazienti, uomini e donne, con età media di 57 anni con mutazione genetica BRCA.

Qual è il valore di questo farmaco?

“Non è semplice definire cosa intendiamo per ‘valore’ di un farmaco. Ritardare la progressione della malattia, con tutti i sintomi ad essa correlati, e la necessità di utilizzare la chemio, con la relativa tossicità, è, a mio parere, ‘un valore’ sufficiente per giustificare l’uso del farmaco in questa malattia, anche in assenza di prolungamento della vita. Occorre comunque considerare che un sottogruppo di pazienti ha avuto un beneficio anche sul prolungamento della quantità di vita poiché senza olaparib sarebbero morte il 16 % in più di persone in 3 anni. Questo beneficio, già importante di per sé, potrebbe perfino essere sottostimato perché il 29% dei pazienti trattati con placebo ha comunque ricevuto olaparib o un farmaco simile in un tempo successivo, mascherando almeno in parte il vantaggio reale”. Sono parole di Michele Reni, Direttore del programma strategico di coordinamento clinico del pancreas Center del San Raffaele e referente dell’attività ambulatoriale focalizzata al trattamento dei tumori del pancreas, che con la Dire ha condiviso le proprie riflessioni sulla notizia della non rimborsabilità del farmaco olaparib per i pazienti mutati BRCA con cancro al pancreas metastatico come terapia di mantenimento dopo la chemioterapia.

Uno stop arrivato per beffarda coincidenza proprio nella Giornata mondiale del pancreas, il 18 novembre. “Aifa ha interpretato il concetto di valore come aumento della sopravvivenza, per me e per gli oncologi che si occupano di tumori del pancreas valore è il fatto che un paziente possa ritardare la progressione della malattia e l’uso di una chemioterapia tossica. L’Associazione italiana studi pancreas (AISP) e la Federazione Italiana per la ricerca sulle malattie del pancreas (FIMP) stanno studiando una iniziativa comune per chiedere ad AIFA un’ulteriore riflessione su questo argomento “, ha detto.

“Come oncologi- ha spiegato Reni- stiamo utilizzando da due anni il farmaco nel programma per uso compassionevole che, dopo lo studio randomizzato di fase III, l’azienda, in attesa dell’approvazione dell’autorità regolatrice (Aifa in questo caso), ha messo a disposizione gratuitamente. Quindi chi ha iniziato la terapia nel progetto potrà continuare a riceverlo, mentre per i nuovi non sarà possibile, a meno di ripensamenti dell’autorità regolatoria”, ha ammesso rammaricato.

L’oncologo del San Raffaele ha parlato di “forte interesse da parte della comunità oncologica” rispetto agli effetti dell’olaparib, riferendosi anche alle Linee guida AIOM che lo prevedono e che sono state scritte e revisionate da 12 oncologi esperti di tumore pancreatico oltre che dai metodologi del Mario Negri di Milano e pubblicate pochi giorni fa e accreditate presso l’Istituto superiore di sanità. Siamo di fronte, a quanto pare, a un bel corto circuito tra comunità scientifica e autorità regolatrice.

“La convinzione che il farmaco abbia un valore è testimoniata anche dal fatto che, nonostante questi pazienti siano rari” ha ricordato Reni, “in Italia negli ultimi due anni sono stati circa 80 quelli trattati con olaparib in circa 40 oncologie diverse”, mentre lo studio randomizzato internazionale di fase III ‘Polo’ ha coinvolto oltre 100 centri che hanno impiegato 4 anni “per coinvolgere 92 pazienti che hanno avuto olaparib e 62 placebo nel braccio di controllo”, ha spiegato l’oncologo. “Dolore, perdita di peso, ascite ovvero liquido nella pancia, insufficienza del fegato, o tutti gli effetti da chemio la cui tossicità per i mutati BRCA è ancor più rischiosa” sono i sintomi che i pazienti hanno se la malattia avanza, ha descritto Reni. “Un’ulteriore preoccupazione è che la mancanza della disponibilità del farmaco possa interferire nel processo di crescita culturale e di presa di coscienza da parte della comunità oncologica della rilevanza dello screening per il gene BRCA con la conseguenza di una ridotta capacità di scegliere i chemioterapici più adeguati per chi ha la mutazione e di non individuare i loro familiari portatori della stessa mutazione e quindi a rischio maggiore di sviluppare tumori della mammella, della prostata, dell’ovaio e del pancreas. Auspico- ha concluso l’esperto- che ci sia spazio per approfondire la riflessione su un argomento così delicato”. Un’opportunità, quella di olaparib, che al momento i nuovi giovani pazienti colpiti da questa grave patologia non potrannno avere, a meno che AIFA non ci ripensi.

CANCRO PANCREAS E OLAPARIB, aBRCAdabra: “DECISIONE AIFA OPPOSTA A BISOGNI PAZIENTI

“Togliere questa unica speranza per chi è aggrappato alla vita vuol dire andare in direzione opposta ai bisogni di salute dei pazienti. Formuleremo una risposta di advocacy e parte scientifica con AIOM e Codice Viola, l’associazione dei malati di cancro al pancreas. L’Italia esce con un tempismo offensivo e una posizione incomprensibile”. È un giudizio severo e un impegno concreto e già sul campo quello che la presidente dell’associazione aBRCAdabra, prima onlus nata per i portatori delle mutazioni oncogenetiche BRCA, Ornella Campanella, riferisce alla Dire in merito alla decisione di Aifa di non rimborsare l’olaparib ai pazienti con cancro al pancreas metastatico.

“È veramente un dispiacere, una battuta d’arresto laddove si vedeva finalmente un farmaco che agiva sulla qualità vita di questi pazienti, anche se per un periodo limitato. Si sa che quando si iniziano ad avere risultati positivi si apre la porta ad averne di migliori e soprattutto alla speranza”. È il commento rammaricato che Alberta Ferrari, chirurga senologa del San Matteo di Pavia ed esperta sulle mutazioni BRCA, come referente scientifica dell’associazione, ha riferito alla Dire. Ferrari si è detta preoccupata proprio a seguito di cosa comporterà lo stop di Aifa per i nuovi pazienti che non potranno avvalersi di questo farmaco, come spiegato nel recente congresso a Pavia in cui si è parlato dei principali tumori BRCA correlati: seno, ovaio, prostata e pancreas.

“Ho sentito commentare molto questa decisione da parte dei pazienti- ha spiegato l’esperta- le persone erano molto preoccupate per questa chiusura sopraggiunta proprio nella Giornata mondiale di sensibilizzazione su questo tumore rispetto al quale negli ultimi decenni- ha ricordato- “nessun farmaco è riuscito a modificare la prognosi molto pesante di questi pazienti, laddove invece olaparib ha acceso una luce scientificamente rilevante e mai osservata prima, come è stato chiaramente illustrato in sede di congresso”, ha detto ancora Ferrari che il contatto con la rete e con i pazienti lo ha continuo, anche grazie alla grande community social che aBRCAdabra ha costituito dove migliaia di persone si raccontano e si supportano tutti i giorni.

“La coincidenza della decisione arrivata nella Giornata di sensibilizzazione sul cancro al pancreas- ha ribadito la presidente Campanella- suona come uno schiaffo beffardo. Supporteremo Codice Viola come componente di advocacy sul BRCA e congiuntamente con AIOM. È il nostro metodo lavorare con le Istituzioni e il mondo scientifico; quest’estate con AIOM abbiamo scritto le raccomandazioni in cui olaparib figura come terapia di mantenimento sul cancro del pancreas correlato a mutazione Brca, confermando quanto già previsto nelle precedenti del 2020 sul pancreas. È inspiegabile che l’Italia si sfili, dopo il sì di Ema e Fda”.

K PANCREAS, TESTA (MUTAGENS): “AIFA PARLI CON PAZIENTI

“La decisione dell’Aifa di sospendere la rimborsabilità del farmaco olaparib per pazienti mutati BRCA con cancro al pancreas metastatico è assolutamente non condivisibile, soprattutto con motivazioni così deboli. Stiamo parlando di un farmaco Parp inibitore che anche usato su altri tumori, soprattuto per quello dell’ovaio è diventato la nuova terapia standard, con molti vantaggi rispetto alla terapia tradizionale, ma che soprattutto in questi anni di sperimentazione, almeno una decina, ha dimostrato una grande efficacia nella cura per un tumore ‘difficile’ come quello del pancreas. Se impediamo la rimborsabilità di questo farmaco mettiamo a repentaglio sia l’avanzamento di questi studi clinici che le possibilità di poter fare a meno per esempio della chemio che per questi mutati è altamente tossica e spesso comunque inutile“. Così Salvo Testa, presidente dell’associazione Mutagens, che segue pazienti con mutazioni genetiche che espongono al rischio di sviluppare tumori in età giovanile, commenta all’agenzia Dire la decisione dell’Aifa su olaparib, sottolineando che sarebbe stato “giusto sentire le parti in causa” prima di sospendere il trattamento. “A livello più generale poi, parlando di sviluppo dell’oncogenetica mutazionale e quindi di medicina di precisione, negli ultimi anni tante sono state le sperimentazioni di nuovi farmaci per una medicina personalizzata e a target, ma se poi viene bloccata la possibilità di usare questi farmaci che rispondono ad un nuovo concetto di approccio diagnostico, accumuliamo un ritardo anche nella possibilità di migliorare questo approdo terapeutico nell’oncologia”.

“La scienza- aggiunge il presidente di Mutagens, che segue sia attività di advocacy che di promozione di ricerca e trial clinici- non può essere fermata, e questa decisione è un brutto segnale anche per nuovi farmaci su altre mutazioni su cui si sta lavorando, per le aziende che stanno investendo, con il rischio di uno stop a tante opportunità terapeutiche in Italia”. Come Mutagens, conclude Salvo Testa, “la nostra proposta è quella di coinvolgere comunque i pazienti su questo tipo di decisioni, che non possono riguardare solo le aziende farmaceutiche e i clinici. Qui c’è in gioco la salute di persone che da una parte sono ‘cavie’, perchè è su di loro che si fanno le sperimentazioni, e dall’altra sono pazienti che le fanno sapendo che quella potrebbe essere la giusta possibilità terapeutica per la loro malattia. Sono loro i protagonisti in questo processo di innovazione, e Aifa dovrebbe sedersi anche e soprattutto con le associazioni di pazienti per discuterne prima di prendere decisioni del genere”. 

(Ha collaborato Chiara Buccione)

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