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Costantini: “Disegno il Paese che resiste a Erdogan”

Gianluca Costantini, disegnatore romagnolo, 48 anni, ama la Turchia, ma da tempo la evita accuratamente: nel 2016 è stato condannato per terrorismo
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di Brando Ricci

ROMA – “Durante l’attacco turco del 2015 a Cizre, in Kurdistan, molti miei disegni furono presi come simbolo e rilanciati da tanti attivisti e cittadini. Penso che quello che piace nelle mie illustrazioni, che sono soprattutto raffigurazioni di individui, è che comunicano un interesse particolare per le persone. Il tempo e l’attenzione che impiego nel farle colpiscono la gente”. Gianluca Costantini, disegnatore romagnolo, 48 anni, ama la Turchia, ma da tempo la evita accuratamente. In un’intervista con l’agenzia Dire, racconta di una condanna per terrorismo, emessa nelle giornate del luglio 2016 che seguirono il tentativo di golpe a Istanbul e ad Ankara. All’origine della sentenza un disegno raffigurante il volto di Erdogan che si staglia su una bandiera turca grondante sangue. 









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“Pensavo fosse solo una censura, come accade tante volte nel Paese” racconta Costantini. “Poi un mio conoscente in Turchia – io mi trovavo in Grecia in quel momento – mi scrive e mi dice che sono stato condannato per terrorismo, insieme ad alcuni seguaci del movimento di Gulen, accusati di essere responsabili del golpe, e a cittadini curdi”. Costantini ricorda che considerò la cosa “molto strana per un disegnatore” ma rivendica il proprio impegno politico e artistico: “Credo di essere stato condannato per tutti i lavori che ho fatto prima del golpe e per le dirette Twitter, nelle quali raccontavo con le mie illustrazioni ciò che avveniva in Turchia”.

Secondo l’autore, “hanno approfittato della sospensione dello stato di diritto che Erdogan mise in atto in quei giorni per punirmi”. Costantini aveva iniziato a seguire le vicende sul Bosforo nel 2013, narrando con i suoi disegni la rivolta di Gezi Park. “Ero una sorta di loro ‘supporter grafico’” ricorda. “Quello è stato un momento molto importante della storia recente del Paese, quando scoppiò la rivolta perché volevano costruire un centro commerciale al posto di un parco nel cuore di Istanbul. Molte delle persone che sono arrestate in questi giorni in Turchia hanno iniziato a impegnarsi allora“. Della Turchia di oggi il disegnatore segue gli avvenimenti. “Su Twitter racconto con le mie illustrazioni le storie di tanti dissidenti, ad esempio il giornalista Can Dundar, che vive in esilio a Berlino”. La Turchia gli manca: “Mi sono sempre trovato bene con i turchi, ma è un Paese complesso, è difficile capire questa deriva, che forse covava da anni lontano dalle grandi città che ho sempre frequentato io”. Un disegno di Costantini è ripreso nella locandina di un incontro organizzato dalla Dire sulla situazione in Siria, intitolato ‘Rojava – Sguardo oltre la Guerra’. “Ho deciso di non mettere in primo piano un immagine forte, di guerra, ma un bambino, col sole giallo della bandiera curda sullo sfondo” racconta il disegnatore: “Sono loro quelli che stanno soffrendo maggiormente dell’intervento in Siria di questi mesi, le principali vittime di queste tragiche giornate”.

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