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Il Pd sfoglia la margherita: Renzi va a destra, no sta con noi…

matteo renzi
L'editoriale del direttore Nico Perrone
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ROMA – Mentre il leader di Italia Viva gira per il mondo in cerca di ‘legna’ per l’infuocata campagna elettorale che ci aspetta nei prossimi mesi, nel Pd si sfoglia la margherita: Renzi di destra no di sinistra, Renzi si è venduto a Salvini e Berlusconi, no è ancora recuperabile. Dopo la batosta in Senato, con la bocciatura del Ddl Zan, il segretario Dem, Enrico Letta, è nei guai. Grossi. Perché quel voto ha messo in crisi l’idea, già difficile in partenza, del ritorno all’Ulivo, alla grande coalizione del Centrosinistra. Con chi si farà? Con il M5S in perenne fibrillazione, preda di mille tribù e con un leader, Giuseppe Conte, non così forte da mettere in riga tutti? Con Leu? Senza contare che pure tra i Dm non è che si navighi in acque tranquille. Già sono in campo quelli col ditino alzato, del ‘Letta ha sbagliato tutto’, il segretario ‘non capisce’, ‘bisogna recuperare Renzi’, ‘se continuiamo così ci isoliamo’ e  vai col tango. Il segretario Dem deve darsi una mossa, anticipare e non arrivare dopo, altrimenti si ripeterà un film già visto molte volte. E mentre Berlusconi ormai tutte le notti sogna il Colle, la sua prossima tappa, sembra più chiara la strategia dei leader della Lega e di Fratelli d’Italia: solo con Berlusconi al Quirinale, vincendo le elezioni, uno dei due, quello del partito che arriva primo, potrebbe essere incaricato premier. Ma per altri politici quello di Berlusconi resterà un sogno, che al Quirinale salirà Draghi, l’unico in grado di tenere a bada gli altri leader del mondo e, soprattutto, di garantire che i fondi europei verranno spesi bene e che l’Italia rispetterà gli impegni presi. Certo, lui vigilerà dal Colle ma al suo posto, fino alle elezioni, ci sarà il ministro Daniele Franco, pezzo pregiato di Bankitalia, braccio destro e sinistro dello stesso Draghi. Figura tecnica, garante del rispetto del programma, che i partiti non potrebbero etichettare politicamente e tirare per la giacchetta… col rischio di esser fulminati dalla saetta quirinalizia. 
 

Per quanto riguarda il dibattito politico, oggi tutti i partiti fanno festa per la manovra decisa dal Governo. E il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ne approfitta per prendere in giro il Cavaliere di Forza Italia: “Sono l’unico leader politico che non ha mai avuto una telefonata con Berlusconi, lo hanno chiamato tutti, ma io oggi vorrei chiamarlo per dirgli ‘attento ai tuoi amici di percorso, Salvini e Meloni’, perché ricordano la tela di Penelope: la mattina gli dicono vai al Quirinale e la sera lavorano per affossarlo”. E dopo aver giudicato Salvini sleale come nessun altro mai, Di Maio getta un occhio al Carroccio: “Anche la Lega si sta accorgendo che c’è qualcosa che non va con Salvini, da quel che sto vedendo”. Fu un errore fare un governo con lui? “Se vedo le leggi che abbiamo approvato insieme, no”, ha detto Di Maio, “io e Salvini insieme scegliemmo Conte, che oggi e è il leader della mia forza politica”. Quindi “sono contento del percorso, sono meno contento della mancanza di lealtà da parte di Salvini quando dopo che per un anno aveva detto a me e Conte andiamo avanti per cinque anni, nella famosa estate del Papeete tra un mojito e l’altro decise di farlo saltare” ha chiuso sul punto. 
   

E Salvini oggi che dice? Qualcosa di strano, perché mentre arrivano segnali preoccupanti sulla circolazione del virus che rialza la testa, lui pensa invece il contrario: “Spero che con il 2021 si chiuda anche la necessità del Green Pass: anno nuovo, vita nuova… i sacrifici richiesti con l’anno nuovo possano essere dimenticati e archiviati”. Niente più certificazione verde? “Se chiedono agli italiani uno sforzo per arrivare al 90% dei vaccinati e gli italiani lo fanno, quando arrivi a quella percentuale non c’è più la necessità di porre limiti”. Dal primo gennaio Salvini spera che i cittadini possano avere “la libertà di andare a lavorare senza restrizioni o certificazioni”.

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