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G20, Darnis (Université Côte d’Azur): “Clima, vaccini e debito, l’Italia alla prova”

Il professore alla Dire: "L'emergenza del coronavirus ha contribuito a far emergere un pensiero critico sul debito dei Paesi poveri"
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ROMA – Misure più stringenti per il clima, equità sui vaccini ma anche passi concreti per alleggerire il debito dei Paesi poveri: è su questi punti, secondo Jean Pierre Darnis, professore dell’Université Côte d’Azur di Nizza, che si misurerà il successo o meno della presidenza italiana del G20.

Secondo l’esperto, che è anche professore presso la Luiss Guido Carli, consigliere scientifico dell’Istituto affari internazionali (Iai) e ricercatore presso la Fondation pour la Recherche Stratégique di Parigi, tra i nodi più difficili da sciogliere ci sono gli impegni per il pianeta in vista della conferenza Cop26 di Glasgow che seguirà la due giorni romana.

“Il G20 di domani e domenica è una tappa importante di preparazione, dalla quale ci si aspettano misure più stringenti che corrispondano all’urgenza della questione climatica” sottolinea Darnis. “Si parla di forme di rendicontazione automatiche da parte delle aziende rispetto all’impatto delle loro attività: sarebbe una misura decisiva, che se passasse darebbe un segno positivo alla presidenza italiana”.
Un altro nodo al G20 sarà la lotta alla pandemia di Covid-19.

“L’Italia sta insistendo sulla ricerca di meccanismi ulteriori che permettano di dare vaccini ai Paesi che sono indietro nella campagna di immunizzazione” evidenzia Darnis. La sua tesi è che questo impegno abbia implicazioni non solo sanitarie ma anche economiche e sociali. “L’emergenza del coronavirus ha contribuito a un pensiero critico sul debito dei Paesi poveri, rafforzando le richieste di una revisione degli equilibri” dice il professore: “Questo è sicuramente un argomento di grande priorità per l’Italia, che è anche legato a un riposizionamento del Paese all’interno dell’Unione Europea”.

Stando ad anticipazioni di stampa sulla bozza di dichiarazione finale del G20, i “grandi” dibattono ancora sul 2050 come data limite entro la quale raggiungere l’obiettivo emissioni zero e su quella del 2030 come termine per ridurre le emissioni di metano di almeno il 30 per cento.
La cornice sarebbero gli impegni già assunti nel 2015 con gli Accordi di Parigi per mantenere entro 1,5 gradi centigradi l’aumento globale delle temperature. Tra gli altri punti in discussione lo stanziamento di 100 miliardi di dollari fino al 2025 per finanziare la transizione ecologica nei Paesi poveri.

Parte dei negoziati a Roma, in tema di debito e sostenibilità, dovrebbe essere poi la riallocazione di “diritti speciali di prelievo” presso il Fondo monetario internazionale a beneficio dei governi dell’Africa e delle aree del mondo con meno mezzi: la cifra che è circolata nelle settimane scorse è di 650 miliardi di dollari.

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