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Relitto di una barca di migranti minaccia l’area marina protetta Isole Ciclopi

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L'imbarcazione si era arenata tra gli scogli del comune di Aci Castello, con a bordo i migranti in buona parte iracheni, tra cui 10 donne e otto bambini, tutti portati in salvo
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PALERMO – “Occorre l’aiuto e il sostegno di tutti gli amanti del mare e dell’Amp Isole Ciclopi, volontari e rappresentanti delle istituzioni, per evitare un grave inquinamento nell’area marina protetta a causa di quel che rimane dello barca a vela di 20 metri che, nei giorni scorsi, si è incagliata sulla costa tra Capomulini e Aci Trezza con 84 migranti“. È l’appello lanciato stamattina da Riccardo Strada, direttore dell’Area marina protetta Isole Ciclopi, gestita da un consorzio costituito dal Comune di Aci Castello e dall’Università di Catania, alla luce dell’inabissamento del relitto, probabilmente proveniente dalla Turchia, causato dalle mareggiate di questi giorni.

Nella notte del 14 ottobre, l’imbarcazione si era arenata tra gli scogli del comune di Aci Castello, con a bordo i migranti in buona parte iracheni, tra cui 10 donne e otto bambini, tutti portati in salvo.

“Al momento – spiega Strada -, a causa dell’inabissamento, sono finiti sott’acqua il motore e i serbatoi con probabile sversamento di carburante e olio, oltre alle attrezzature elettroniche, e lo scafo stesso. Sulla costa è rimasto ben poco dello scafo: frammenti della barca, l’albero spezzato, parte della timoneria, cavi e lembi della vela. Adesso – conclude – occorre l’intervento in tempi brevi di tutti noi per evitare di inquinare ulteriormente questo mare che deve essere protetto per rimanere vivo e efficace”.

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