Dissacrante e ironico, 70 anni fa nasceva Rino Gaetano

Con le sue canzoni raccontò i vizi degli italiani
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Geniale, dissacrante, forse anche troppo avanti per quegli anni: per primo portò la parola ‘sesso’ ad un Festival di Sanremo (era il ‘lontanissimo’ 1978). Autore di pezzi storici del panorama musicale italiano, di canzoni ancora oggi cantate, riproposte, rielaborate, attuali quanto amate, imitate, seguite, apprezzate e fonte d’ispirazione e d’energia per i cantanti di oggi. Rino Gaetano, all’anagrafe Salvatore Antonio Gaetano, oggi avrebbe festeggiato 70 anni. Nato a Crotone il 29 ottobre 1950 muore appena 30enne, per colpa di un incidente d’auto, a Roma, in via Nomentana, il 2 giugno 1981.

Ironico quanto malinconico, mai schierato politicamente, le sue canzoni sono caratterizzate da una denuncia sociale, dietro testi solo apparentemente leggeri.

Se il suo passaggio a Sanremo nel 1978, con la canzone Gianna (“Una ragazza 15enne che si pone un grave problema, se politicizzarsi subito o prima diventare donna? Alla fine fa entrambe le cose”, ha ricordato in una vecchia intervista) è stato fondamentale nella crescita della sua popolarità e nello sviluppo della sua carriera, va detto che il lavoro di Gaetano ha iniziato a essere significativamente apprezzato diversi anni dopo la sua morte.

Nel 1968, insieme a un gruppo di amici creò il quartetto dei Krounks, un gruppo musicale che eseguiva soprattutto cover. Gaetano suonava il basso all’interno della band e nel frattempo si dilettava a scrivere canzoni.

Gaetano si avvicinò anche al teatro e iniziò a frequentare il Folkstudio, dove conosce Antonello Venditti, Ernesto Bassignano e Francesco De Gregori.

Nel 1975 arriva il successo con il 45 giri Ma il cielo è sempre più blu, canzone che proponeva diversi spaccati di vita quotidiana, descrivendoli con ironia, luoghi comuni e contraddizioni. E poi ancora l’anno successivo l’album ‘Mio fratello è figlio unico’ e nel 1977 ‘Aida’. Arriva poi l’indimenticato passaggio sanremese. E’ infatti il 26 gennaio 1978 quando in occasione della 28esima edizione del Festival, Gaetano fa il suo ingresso sul palco con una tuba nera (regalatagli da Renato Zero pochi giorni prima), un elegante frac attillato, papillon bianco, maglietta a righe bianche e rosse e scarpe da ginnastica Mecap. Sul bavero del frac, appuntata una colossale quantità di medagliette, che nel corso dell’esibizione consegna in parte al direttore d’orchestra e in parte lanciò al pubblico. Gaetano suonava inoltre un ukulele.E con l’esecuzione di Gianna, per la prima volta a Sanremo venne pronunciata la parola ‘sesso’, presente nel testo della canzone. I Pandemonium entrarono inaspettatamente sul palco verso la fine della performance per cantare il coro finale della canzone, a mo’ di sketch umoristico.

Nel 1978 tocca a Nuntereggae più, una delle canzoni più discusse di Gaetano, per via dei numerosi riferimenti politici e del lungo elenco di nomi presente nel testo. Il cantautore a tal proposito dichiarò: “Le canzoni non sono testi politici e io non faccio comizi. Questo è uno sfottò. Insomma, per me ‘Nuntereggae più’ è la canzone più leggera che ho mai fatto”.

La carriera e la vita di Rino Gaetano si interrompono il 2 giugno 1981 all’età di trent’anni in seguito ad un incidente stradale. Erano le tre del mattino quando, dopo una serata passata nei locali, stava tornando a casa da solo a bordo della sua auto. Alle 3.55, mentre percorreva via Nomentana, all’altezza dell’incrocio con via Carlo Fea, con la sua vettura invase la corsia opposta. Un camionista che sopraggiungeva nell’altro senso di marcia provò a suonare il clacson, ma l’urto con il mezzo pesante era ormai inevitabile. La parte anteriore e il lato destro della Volvo vennero distrutti; Gaetano batté violentemente la testa contro il parabrezza, sfondandolo, mentre l’impatto del petto sul volante e il cruscotto fu violentissimo. L’autopsia rivelerà – come causa della perdita di controllo dell’auto – un possibile collasso prima dell’impatto, mentre il camionista, che presterà i primi soccorsi al cantante. raccontò di aver visto Gaetano accasciarsi di lato e iniziare a sbandare per poi riaprire gli occhi solo pochi attimi prima dell’impatto.

Quando arrivarono i mezzi di soccorso, era già in coma. Trasportato all’Umberto I, si cercò un’altra struttura, perché il Policlinico non aveva un reparto attrezzato per gli interventi d’urgenza sui craniolesi. Contattati telefonicamente il San Giovanni, il San Camillo, il CTO della Garbatella, il Policlinico Gemelli e il San Filippo Neri, fu finalmente ricoverato al Gemelli, ma morì alle sei del mattino.

Nella canzone La ballata di Renzo, scritta da Gaetano dieci anni prima, si narra la storia di Renzo che muore in circostanze simili a quelle del cantautore: è vittima di un incidente stradale e viene rifiutato da diversi ospedali, alcuni sono gli stessi di quelli che hanno respinto lo stesso Rino Gaetano.

Il 4 giugno si tennero i funerali nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, quella in cui avrebbe dovuto sposarsi poco dopo.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

29 Ottobre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»