Coronavirus, Bonomi: “Due Dpcm in due settimane. Non è questo il metodo”

"Rimaniamo perplessi, tutti gli italiani rimangono perplessi di fronte a questa situazione", dice il presidente di Confindustria
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RIMINI – “Si sono fatti due Dpcm in due settimane, non è questo il metodo. È il momento di sedersi a un tavolo e ragionare, se vogliamo ragionare tutti assieme su questa situazione. Facciamo nostro l’inno nazionale: stringiamoci a coorte“. Così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, rimarca parlando all’assemblea di Confindustria Romagna.

CHIUDONO NEGOZI DI 2-3 GENERAZIONI, SERVE UMILTÀ

“C’è una grande parte di italiani che oggi è veramente angosciata sul futuro e sulle risposte da dare alle proprie famiglie, parlo di artigiani, commercianti, ambulanti, imprenditori, insomma tutti quelli che la garanzia del reddito non ce l’hanno. Oggi vengono messi a rischio non solo gli investimenti fatti recentemente, ma quelli di generazioni. Ci sono negozi di due-tre generazioni che rischiano di chiudere, anzi stiamo già leggendo tutti i giorni che non riapriranno più. C’è bisogno di un ceto dirigente che dia loro risposte coerenti e serie”. Raccomanda Bonomi: “Tutti dovrebbero avere più umiltà, non si possono affrontare questi temi pensando solo al dividendo politico: c’è un dividendo di paese cui rispondere. Bisogna sedersi tavoli e ragionare, con un po’ più di umiltà, cosa che in questo momento non vedo”.

MISURE GOVERNO ‘AIUTI DI STATO’, SERVIVA TRASPARENZA

“Avevamo chiesto al Governo di verificare in Europa come venissero intesi questi interventi di oggi, ma a giugno è stata fatta una circolare che non è stata pubblicata: è stata tenuta nel cassetto ed è stata pubblicata alla chetichella due giorni fa, nel sito del ministero delle Politiche comunitarie. Non è questo il metodo di lavoro”. 

“Bisogna avere trasparenza su costa sta succedendo. Da mesi- insiste l’industriale- stavamo chiedendo al Governo un chiarimento su come vengono inquadrati gli interventi messi in campo in questa fase. L’altro giorno abbiamo visto una cosa che ci ha stupito in modo impressionante: tutti gli investimenti messi in campo in questo momento sono all’interno del framework europeo degli aiuti di Stato“. Ma che cosa dice la circolare? “Che- riprende il presidente di Confindustria- tutto ciò che si sta mettendo in campo rientra appunto negli aiuti di Stato. Quindi, si intendono al massimo 800.000 euro per gruppo di imprese e non per singola impresa. Posto che coloro che hanno aziende grandi o mediograndi, con più partecipazioni, vengono considerati come una singola impresa, in sostanza si stabilisce che coloro che hanno avuto ristori e contributi a fondo perduto superiori agli 800.000 euro li dovranno restituire. Non è così che si lavora, non è questo il comportamento che mi aspetto dal mio Governo e dal mio Stato“, conclude Bonomi. Come alternativa, l’industriale suggerisce il modus operandi che ha portato al nuovo contratto della sanità privata, “un settore in questo momento in grossa difficoltà: da 14 anni che non veniva firmato, in 14 settimane di mia presidenza a Confindustria siamo arrivati alla soluzione”.

CRESCE SENTIMENTO ANTI-INDUSTRIALI, POCO COMPRESI

“Il sacrificio che state facendo in questo momento è ammirevole, anche se poco compreso. Stanno crescendo di nuovo i sentimenti anti-industriali in questo paese, me ne dispiace molto. Ma nelle difficoltà noi siamo abituati a raddoppiare l’impegno“.

MINACCIARE PIAZZA È RICATTO, UNIRE FORZE E DARE RISPOSTE

“Credo che il ceto dirigente di questo paese, la politica, le associazioni datoriali, i sindacati, debba davvero sedersi a un tavolo e ragionare, se vogliamo affrontare seriamente questa situazione. Abbiamo tutti una responsabilità, un domani da costruire insieme, e non si può andare avanti con le contrapposizioni. Lo dico richiamando l’esito dell’incontro di ieri sera tra Governo e sindacati, come si legge oggi sui giornali: l’atteggiamento ‘o si fa questo o scendiamo in piazza’ non è un atteggiamento comprensibile oggi in questo paese”. 

“Tutti vogliamo rivendicare le nostre posizioni e i diritti delle parti che rappresentiamo, facciamolo e facciamolo anche aspramente, ma- avverte il numero uno degli industriali- senza minacciare la discesa in piazza. Non ci rendiamo conto di quello che è successo l’altro giorno, con le piazze cavalcate da frange oltranziste. Si può oggi in un paese in crisi, che sta discutendo le misure per affrontare la pandemia e col rischio di un ulteriore lockdown dopo Francia e Germania, richiamare lo sciopero e la discesa in piazza? E il Governo- affonda Bonomi- accetterà un ricatto di questo tipo? Sono molto perplesso. Il ceto dirigente deve unire le proprie forze e dare risposte agli italiani, che stanno soffrendo molto”.

SUL MES NON SUCCEDE NULLA, È INCOMPRENSIBILE

“Prendiamo il caso del Mes: Speranza, Zingaretti e Bonaccini sono favorevoli, tutta l’Italia lo chiede, ma poi non succede nulla. Rimaniamo perplessi, tutti gli italiani rimangono perplessi di fronte a questa situazione”. Così il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, intervenendo in collegamento video all’assemblea di Confindustria Romagna a Rimini. 

Continua Bonomi sul Mes: “Un giorno ci viene detto che è un tema del Parlamento, il giorno dopo ci viene detto ‘no, il Mes non lo prendiamo perché se lo prendiamo dovremmo aumentare le tasse’. È una cosa incomprensibile, visto che le tasse non aumentano. Ad esempio, con il debito dei titoli di Stato e il Recovery fund”. Poi, rincara il numero uno degli industriali, “c’è il tema del decreto Ristoro: si dice ‘mettiamo 5 miliardi di euro perché dobbiamo ridare risposta a chi sta soffrendo’. Ma col Mes i miliardi sono 37, e dentro al Mes ci sono anche i danni sanitari indiretti. Quindi, il decreto Ristoro anziché essere di 5 miliardi può diventare di 37 miliardi. Quanti ospedali di territorio possiamo realizzare con questi fondi? In questo paese dobbiamo uscire dai vincoli di natura politica, e avere coraggio nel futuro“, sprona Bonomi.

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29 Ottobre 2020
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