ROMA – “Il profilo di Chiara su quei pedali c’era e nessuno lo può cancellare”: Il Generale Luciano Garofano non ci sta. Dallo studio dello “Stato delle Cose”, ospite di Massimo Giletti, l’ex comandante dei Ris di Parma che indagarono sulla morte di Chiara Poggi, tra i primi ad accedere sulla scena del crimine a Garlasco, rigetta ogni ‘accusa’ rivolta al suo vecchio team (e a lui stesso) dai pm pavesi.
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Le parole contenute nella comunicazione sulla conclusione delle indagini preliminari nei confronti di Andrea Sempio, per l’omicidio di Chiara Poggi, di fatto gettano pesantissime ombre sul loro operato. Puntano il dito su una presunta omissione di “contro-analisi che avrebbero potuto scagionare Stasi già 19 anni fa”, riferisce il testo. Ebbene di questi documenti, spiega la Procura di Pavia “non si è rinvenuta traccia in alcun atto del procedimento/processo celebratosi a carico di Stasi Alberto”.
Il riferimento è a due verifiche dei campioni di sangue rinvenuti sui pedali della bici sequestrata a Stasi, attribuiti il giorno prima alla vittima. Si tratta di una delle prove principali che hanno ‘incastrato’ l’ex fidanzato di Chiara e ne hanno portato alla condanna definitiva. Invece le stesse contro analisi, svolte già, nel 2007, sarebbero risultate negative, smontandone l’attribuzione a Chiara Poggi e ogni collegamento con i pedali della bici di Stasi.
Dell’oscuramento di questi documenti insomma lo stesso Garofano e i suoi ex sottoposti sono stati chiamati a renderne conto in procura a Pavia, nei giorni scorsi. Ma solo ora l’ex comandante dei Ris può risponderne pubblicamente: “Il Ris non ha omesso, il Ris non ha nascosto, il Ris non ha depistato- è la sua incalzante smentita, recitata come un mantra- il Ris non aveva alcun interesse se non riferire quello che veniva dalle indagini scientifiche e le posso dire- conclude seccamente- che il profilo di Chiara su quei pedali c’era e nessuno lo può cancellare”. L’ex militare, ex consulente dello stesso Sempio e ora commentatore televisivo, respinge così fermamente che i Ris avrebbero nascosto le prove dell’innocenza di Stasi. E senza ipotesi di appello.
Non solo: intervistato dal Corriere della Sera, rincara la dose. “Atti nascosti? È fantascienza- risponde- Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti”. E ancora: “Non era e non è nel nostro costume”. Di qui la difesa assoluta dei suoi uomini: “Metto tutte le mani sul fuoco sull’onestà dei miei collaboratori che materialmente furono individuati dalla Procura di Vigevano per fare quelle analisi”.
(photo credit: Luciano Garofano/Fb)




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