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In mostra a Catania lo scheletro dell’elefante più piccolo mai esistito

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Alto appena 90 cm, è testimonianza del fenomeno di nanismo insulare
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CATANIA – Lo scheletro di una femmina di elefante pigmeo è stato trasferito in questi giorni al Palazzo centrale dell’Università di Catania. Rinvenuto nella grotta di Spinagallo a Siracusa e ospitato per decenni nella sezione paleontologica del Museo di Scienze della Terra del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’ateneo catanese, l’elefante nano, in occasione della Notte dei Ricercatori, è stato collocato al centro della Mostra dei saperi e delle mirabilia siciliane, curata dal Sistema Museale di Ateneo con il contributo della Regione Siciliana.

Si tratta di un esemplare di Palaeoloxodon Falconeri, un piccolo pachiderma che fino cinquecento mila anni fa scorazzava in Sicilia e sull’isola di Malta. Alto appena 90 cm, è testimonianza del fenomeno di nanismo insulare. Gli studiosi ipotizzano che il progenitore del siculo Palaeoloxodon fosse l’elefante antico di foresta Elephas antiquus, dalle zanne dritte, che contemporaneamente viveva in Europa e lungo tutta la penisola, alto fino a 4 metri e mezzo, anche se si riscontrano alcune differenze significative proprio nella forma delle zanne.

Grandi mammiferi come l’ippopotamo e l’elefante, arrivati nelle due isole del Mediterraneo nel corso delle ere glaciali, attraverso un “ponte” di terre emerse, si sono rimpiccioliti notevolmente, diventando nani, per adattarsi alle condizioni del nuovo habitat naturale. Molto probabilmente, a causa della carenza di cibo, il pachiderma iniziò a perdere rapidamente peso.
Gli studiosi, inoltre, ipotizzano che mentre un elefante antico viveva anche 70 anni, gli elefanti pigmei avevano un’aspettativa di vita di circa 26 anni, come se il loro ciclo vitale fosse molto più veloce, con strategie riproduttive completamente differenti.

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