Depistaggi sul caso Cucchi, un carabiniere: “Dopo la sua morte c’era fibrillazione nell’Arma”

Gianluca Colicchio è stato sentito come teste nel processo Cucchi ter, sui depistaggi nel caso, che vede imputati otto militari
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ROMA – “Da quando usci’ la notizia della morte di Stefano Cucchi mi chiamavano tutti i giorni. Luciano Soligo (allora comandante della compagnia carabinieri Talenti-Montesacro, ndr) mi chiamo’ in coincidenza con l’uscita del primo articolo di stampa. Nell’Arma c’era fibrillazione“. È la testimonianza del carabiniere Gianluca Colicchio, sentito come teste nel processo Cucchi ter, sui depistaggi nel caso, che vede imputati otto militari. Colicchio all’epoca dei fatti era piantone nella caserma dei Carabinieri di Tor Sapienza a cui fu consegnato dai colleghi della stazione Appia, dopo l’arresto per droga nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009. Stefano mori’ nell’ospedale Pertini di Roma il 22 ottobre 2009, una settimana dopo.

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Colicchio e’ stato ascoltato dal pm Giovanni Musaro’, perche’ secondo la ricostruzione dei fatti, dopo la morte di Cucchi gli venne chiesto dai superiori di redigere un’annotazione su quella notte, ma il giorno dopo la stesura del suo rapporto gli venne presentata, per una nuova firma, un’annotazione da lui disconosciuta perche’ era stata modificata in alcuni punti che lui riteneva fondamentali. In base a quanto emerso oggi in aula, Colicchio nella caserma incontro’ un suo collega, il maresciallo Ciro Grimaldi, ascoltato questa mattina in aula come testimone. I due, ha riferito il militare, commentando lo stato di salute di Stefano Cucchi, dissero: “Come si fa a pestare uno cosi’ e a ridurlo in quelle condizioni?”.

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29 Settembre 2020
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