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Dalla Svizzera all’Ungheria, se la colpa è del migrante

Parla Lisa Mazzone, la deputata più giovane della confederazione elvetica
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lisa_mazzone1ROMA – “Credono che tutti problemi, dalla disoccupazione ai salari troppo bassi siano colpa dei migranti: non e’ cosi'”. A parlare con la Dire e’ Lisa Mazzone, 28 anni, la deputata piu’ giovane della Svizzera. L’intervista comincia dal voto ticinese sui limiti ai lavoratori transfrontalieri e finisce con altre, nuove barriere europee. La premessa e’ che la consultazione di domenica scorsa nel Canton Ticino non ha valore per tutta la Svizzera. “La regione non ha il tasso di disoccupazione piu’ alto della federazione, ma il numero significativo di transfrontalieri alimenta il malcontento della gente, nonostante questi lavoratori producano valore in Svizzera”.

E il risultato del voto, che vuol dire? “C’e’ l’idea sbagliata che ogni problema derivi dall’altro, da chi viene da fuori, mentre la realta’ e’ molto piu’ complessa; gli italiani contribuiscono al successo del Paese”. Cosa fare allora? “Piuttosto che dare la colpa agli stranieri, bisognerebbe aggiornare la legislazione contro il dumping salariale”. Classe 1988, Mazzone e’ ginevrina ma ha origini italiane e parenti in Toscana. I suoi nonni materni erano entrambi fisici al Cern. La militanza nei Verdi, oggi all’opposizione, e’ nata forse anche dalla passione ecologista del padre, installatore ante-litteram di pannelli solari. Nei giorni scorsi la deputata ha preso le distanze non solo nei confronti della consultazione ticinese ma anche del referendum federale che ha ampliato a dismisura i poteri delle forze di polizia in chiave anti-terrorismo.

La sua tesi e’ che oggi, dopo Brexit e con la crisi dei rifugiati piu’ grave dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa sia ostaggio di paure che rischiano di dividerla o addirittura frantumarla. Un esempio? “Il referendum in Ungheria sulle quote di rifugiati da accogliere fissate dall’Ue” risponde Mazzone. Convinta che “questi migranti costretti a lasciare il loro Paese dalla guerra devono essere protetti nel rispetto del diritto internazionale”. A cominciare, sembra di capire, dal voto ungherese di domenica prossima: “La paura e la chiusura devono essere superate perche’ ogni franco o fiorino investito nell’integrazione fa il bene del Paese”.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

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