Disabilità, a Bologna arriva in classe un robot per aiutare i bimbi

È la robotica la nuova frontiera delle tecnologie per l'inclusione, e può favorire l'apprendimento dei bambini con disabilità intellettive
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

BOLOGNA – È alto 50 centimetri, laccato di bianco con alcuni dettagli color grigio metallizzato. I suoi occhi sono illuminati di blu e viola mentre le mani hanno solo tre dita. Quando gli chiedi come si chiama, le casse inserite al posto delle orecchie emettono un suono metallico: “Io sono Nao, in cosa posso aiutarti?” È la robotica la nuova frontiera delle tecnologie per l’inclusione: oggi viene applicata con successo anche nel campo educativo, per favorire l’apprendimento dei bambini con disabilità intellettive. E proprio questo è il caso di Nao, robot che a Bologna è protagonista di “Vivo la scuola”, progetto dell’associazione Aias che applica l’assistive robotics per rendere più divertente e inclusivo l’insegnamento nelle scuole.

Il progetto è stato presentato in occasione della quindicesima edizione della Conferenza internazionale sulle tecnologie assistive, l’evento europeo che fino al 30 agosto riunisce a Bologna ricercatori, associazioni, istituzioni e aziende specializzate provenienti da tutto il mondo. “I robot possono sembrare dei semplici giocattoli, mentre in realtà, se calati in un ambito educativo, possono diventare dei potenti strumenti di inclusione per i bambini con disabilità intellettive e disturbi dello spettro autistico- spiega Lorenzo Desideri di Aias Bologna-. Una volta entrati in classe, Nao funziona come uno strumento di coinvolgimento e subito attira l’attenzione dei bambini”.

Il progetto è nato nel 2016 grazie a un finanziamento europeo e della Fondazione Carisbo, e finora ha coinvolto cinque classi di due scuole del bolognese, con ragazzi che vanno dalla prima elementare alla prima liceo. “Abbiamo ideato dei giochi attraverso i quali i ragazzi apprendono interagendo e dialogando tra di loro- continua Desideri-. Non si tratta mai di giochi competitivi, ma sempre di attività cooperative, dove tutti hanno un obiettivo comune”. Così, per fare esercizi di italiano ai ragazzi viene raccontata una storia secondo cui Nao viene dallo spazio e ha bisogno di imparare la nostra lingua: bisogna quindi insegnargli il vocabolario, attraverso esercizi come quello dei sinonimi e contrari. Nelle lezioni di matematica, invece, è il robot a chiedere ai ragazzi il risultato di operazioni algebriche o la comparazione tra numeri maggiori minori o uguali. Durante questi esercizi, il robot viene comandato in remoto dagli insegnanti attraverso una app che ne controlla le varie funzioni.

 

Nao è il centro d’attenzione di tutta la classe: rende più divertente la lezione e facilita gli scambi e la comunicazione tra il bambino con disabilità e il resto del gruppo, favorendo un contesto inclusivo. In futuro, stiamo pensando di utilizzarlo anche per la riabilitazione di bambini che hanno patologie degenerative, rendendo così più divertenti e coinvolgenti le valutazioni neuromotorie sui loro movimenti”.

Oltre a Nao, alla conferenza bolognese è stato presentato anche Rosie, un piccolo mobile robot di forma cubica che sta nel palmo di una mano e si sposta su due ruote. Quando viene appoggiato su mappe o circuiti, il robottino è in grado di muoversi da solo seguendo dei segni che, posti uno di seguito all’altro, vanno a formare un codice. Ideato per bambini dai due ai 10 anni, ha l’obiettivo di stimolarli a costruire un codice che funzioni correttamente, in modo da riuscire a far spostare il robot nella direzione da loro scelta. “Mentre sperimentavamo l’utilizzo di Rosie su un gruppo di bambini, mi sono accorta di un ragazzino che lavorava da solo, lontano dagli altri- racconta Lykke Brogaard Bertel, ricercatrice dell’Università danese di Aalborg- Stava mettendo insieme un codice lungo e molto complesso. Quando gli ho chiesto il perché, mi ha spiegato che stava cercando di confondere la macchina, di mandarla in tilt. Si trattava di un bambino con difficoltà di apprendimento, ma con un robot in mano diventava davvero geniale: questi dispositivi danno a tutti uguali opportunità, in modo che ognuno abbia la possibilità di imparare secondo le proprie modalità”.

(Dires – Redattore Sociale)

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

29 Agosto 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»