giovedì 13 Agosto 2026

Le foto con don Patriciello e Mancini, ma la bomba sotto casa era fake: chi è Adriano Cappellari, indagato per simulazione di reato

Nei guai il giornalista che aveva ricevuto la solidarietà anche della Premier. La Procura di Vicenza: "Ha acquistato lui bombole gas e le ha piazzate davanti alla sua abitazione"

ROMA – Sul suo profilo facebook appare in foto insieme a Don Patriciello, e persino in campo insieme a Roberto Mancini, neo ct Azzurro, alla partita del cuore dell’Aquila, giocata due settimane fa con la maglia della ‘Nazionale politica’. Ancora più recente la foto che lo immortala insieme a decine di sindaci con la fascia tricolore, ad un evento solidale per Moreno Marsetti, imprenditore veneto che ha subito un attentato incendiario nella sua azienda. Proprio quello che è successo a lui, o meglio, che si credeva fosse successo a lui e per cui era diventato il simbolo della lotta alla mafia. E invece Adriano Cappellari, giornalista freelance di soli 21 anni, che a fine maggio scorso aveva denunciato l’esplosione di una bomba fuori da casa sua, ora è indagato dalla procura di Vicenza per incendio, calunnia, simulazione di reato, procurato allarme e truffa in danno di ente pubblico.

LA DENUNCIA: LETTERE MINATORIE E UN ORDIGNO SOTTO CASA

In sostanza, le indagini che dovevano risalire ai responsabili di quell’attentato per cui – da vittima- è salito alla ribalta delle cronache e degli onori che merita chi veramente dedica la sua vita alla lotta alla malavita, hanno portato semplicemente a lui. Il giornalista 21enne, residente ad Enego, comune che sfiora i 1500 abitanti sull’Altopiano di Asiago, collaboratore del settimanale L’Altopiano, aveva raccontato che, dopo una serie di minacce e intimidazioni ricevute per posta, aveva subito un attentato incendiario nella notte del 30 maggio dello scorso anno.. Qualcuno insomma aveva piazzato una bomba rudimentale fuori dalla sua abitazione e l’aveva fatta esplodere, “Il quinto atto intimidatorio in sette mesi lo colloca nel triste pantheon dei giornalisti minacciati, al punto che anche la premier Giorgia Meloni e il suo vice Antonio Tajani hanno fatto sentire la loro vicinanza:”: raccontava in un articolo il Gazzettino.it del 1 giugno scorso.

QUANDO È INIZIATO TUTTO

A testimoniare l’attentato, le testimonianze dei vicini di casa e le immagini di una telecamera di sorveglianza da cui si poteva vedere anche la sagoma di una persona con volto coperto intenta a innescare la ‘bomba’ nel cortile di casa. Da allora era stata potenziata la sorveglianza delle forze dell’ordine nella sua abitazione e gli era persino stata assegnata una scorta. Il tutto era iniziato quando don Patriciello, il parroco di Caivano, era stato invitato a Enego per una conferenza contro la criminalità, organizzata per promuovere la legalità. All’evento era stata chiamato anche Cappellari che si è appassionato alle vicende del religioso, tanto che aveva pubblicato un articolo sul periodico locale per raccontare la sua vita di lotta contro la criminalità organizzata e le minacce ricevute con l’invio di pallottole in chiesa. Da quell’articolo improvvisamente si sono susseguite lettere intimidatorie che avevano come target proprio Cappellari, don Patriciello e pure Giorgia Meloni. Fino all’attentato incendiario.

LE INDAGINI

Invece, secondo quanto riferito dalla Procura, quella persona con il volto coperto, ripresa dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza mentre metteva un ordigno nel cancello di casa Cappellari era proprio lui. Le indagini si sono concentrate sui materiali utilizzati per realizzare l’ordigno: dalle verifiche fatte sulle piattaforme e-commerce, gli investigatori sono infatti risaliti all’acquisto di bombolette di gas e bottiglie di alcool proprio da parte della vittima, ora indagato Gli acquisti sarebbero stati effettuati nei giorni precedenti all’esplosione, utilizzando una carta di credito e un’utenza telefonica riconducibili allo stesso Cappellari.

Anche l’analisi delle immagini delle telecamere hanno rivelato un’altezza dell’uomo ripreso la notte dell’attentato compatibile con quella del giovane giornalista. Non solo: l’indagato aveva indicato alcuni residenti della zona come possibili responsabili dell’attentato, ma gli investigatori non hanno trovato riscontri a tali accuse. E ora, a darne conto ai pm, dovrà essere proprio lui.

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