VENEZIA – Un ragazzino seminudo circondato da un gruppo di coetanei in un campo di soia. Poi qualcuno lo spinge sotto il getto di un’irrigatore. Intorno risate, offese e umiliazioni. È solo uno dei terribili momenti dell’aggressione di cui sono stati vittime, giovedì scorso, due fratelli gemelli di 14 anni di Conegliano, in provincia di Treviso. Ed è un estratto del video-trofeo, registrato con il cellulare da uno dei presenti alle violenze, un ragazzino di 11 anni, che lo ha poi diffuso in chat e social.
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GLI AGGRESSORI, CHI SONO
Gli aguzzini e autori di vere e proprie violenze ai danni dei due gemelli non sono altro che un gruppo di adolescenti quasi coetanei. Fino a poche ore prima erano solo un gruppo di amici che cercava di affrontare insieme la noia estiva di un piccolo paese. Poi è finito tutto nella violenza più barbara e nella vanagloria dei social. E ora si apre un nuovo capitolo, quello giudiziario.
Sono stati così identificati tutti e dieci i ragazzini- 9 minorenni e un maggiorenne- che, giovedì scorso, 23 luglio, si sono accaniti contro due fratelli. La notizia è emersa diversi giorni dopo l’episodio, quando i genitori delle due vittime hanno sporto denuncia nei confronti degli aguzzini dei figli e ora è salita alla ribalta delle cronache nazionali. Perché ha dell’incredibile quanto raccontato agli inquirenti dalle vittime, come si fa a fatica a dare un perché alle immagini riprese nel video di quella terribile doppia aggressione. Il filmato è ora al vaglio dei carabinieri per ricostruire con precisione il ruolo dei presenti e attribuire le singole responsabilità, chi ha preso parte attivamente alle violenze, chi si è limitato a guardare e filmare, senza intervenire. Stanno infatti proseguendo gli accertamenti e la raccolta di testimonianze che potrebbero portare a imputazioni precise: violenza privata e minacce, rapina.
LE VITTIME ATTIRATE CON L’INGANNO
I due fratelli hanno raccontato agli inquirenti di essere stati attirati con un inganno in un campo di soia, in momenti diversi, primo uno, poi l’altro. Qui sarebbero stati accerchiati dal branco composto da minorenni e da un ragazzo maggiorenne e sono stati additati di aver fatto la “spia” al custode della chiesa, raccontandogli la bravata compiuta diversi giorni prima, ovvero avevano imbrattato l’edificio. Da lì è iniziato un incubo durato 4 ore. Sono stati derubati dei propri cellulari e dei pochi soldi che portavano con sé, spogliati dei vestiti, picchiati, umiliati.. Li hanno costretti a mettersi sotto il getto degli irrigatori in funzione. Come se non bastassero le angherie, il maggiorenne li avrebbe minacciati: “Se scappate vi inseguo e vi investo con la macchina”. Una volta stufi di accanirsi contro i due ragazzini, gli ex amici li hanno lasciati stare e se ne sono andati. I due ragazzini sono tornati a casa sotto choc, raccontando tutto ai genitori che hanno deciso di sporgere denuncia.
LA MADRE: “I MIEI FIGLI HANNO PAURA AD USCIRE, SARANNO SEGNATI A VITA”
A quasi una settimana di distanza dal trauma subito, la madre racconta come sia difficile per loro tornare alla normalità. “Questa esperienza li segnerà per la vita, spero che un giorno trovino la forza per tornare a credere nell’amicizia”, racconta intervistata dal Corriere della Sera. I due figli infatti non vogliono uscire di casa, hanno paura e sono psicologicamente distrutti. “Non si spiegano perché i loro amici abbiano fatto loro questo. Sono vittime due volte: per l’aggressione e perché i ragazzi con cui sono cresciuti gli hanno voltato loro le spalle”. Alcuni di quei ragazzi, prosegue infatti, frequentavano da sempre la loro casa, “pranzavano e dormivano da noi”. Di qui la necessità per i due gemelli di essere seguiti da uno psicologo: “Da soli non possono farcela”, chiosa la donna.
“ERANO IN DIECI, CHI NON HA PICCHIATO NON HA FATTO NULLA PER AIUTARLI”
“Erano in dieci: non tutti hanno picchiato i miei figli, ma gli altri non hanno fatto nulla per aiutarli. Sono rimasti a guardare, a ridere e a fare video”, è il punto che più sconcerta la madre. “Sarebbe bastato che uno, uno solo, si allontanasse con una scusa e avvertisse un adulto per mettere fine a tutta quella violenza”. In tutta questa desolazione, qualche compagno di scuola ed insegnante si è fatto avanti per fare coraggio ai fratellini, per esprimere loro vicinanza.
“SOLO UNA MAMMA CI HA CHIESTO SCUSA I PER IL FIGLIO. DAGLI ALTRI NEANCHE UN CENNO”
Ma nulla è arrivato da parte delle famiglie coinvolte in questa vicenda, racconta la donna. “Mi sarei aspettata che quei ragazzi venissero a chiedere scusa, ma non si è visto nessuno- spiega- È venuta solo la mamma di uno di loro, in lacrime: si è scusata per il comportamento del figlio. Dagli altri nemmeno un cenno”. E infine: “Purtroppo siamo una famiglia che è sempre stata vista come diversa e non ci siamo mai sentiti accolti- conclude amareggiata la donna– Non so se resteremo a vivere qui”.



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