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È stallo in maggioranza sulla riforma della giustizia: si va verso il rinvio

mario draghi marta cartabia
Il testo che la ministra Cartabia ha posto come base di mediazione non ha visto l'intesa dei pentastellati. Anche Salvini chiede modifiche e intanto il Parlamento si sente tagliato fuori
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ROMA – Non c’è ancora l’accordo in maggioranza sulla riforma della giustizia. Coi ministri impegnati al question time del Senato, il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi è ancora sospeso. Dai pentastellati arriva la richiesta al governo di rinviare il punto. Il testo del documento che la ministra Marta Cartabia ha posto come base di mediazione non ha visto l’intesa dei pentastellati che in mattinata si sono riuniti con Giuseppe Conte. Intanto la commissione Giustizia di Montecitorio ha dovuto rinviare per tre volte la convocazione. La conferenza dei capigruppo è slittata in attesa del Consiglio dei ministri. Fonti di Montecitorio spiegano che è sul tavolo l’ipotesi di convocare l’Aula per domenica pomeriggio “ma ancora nessuna decisione è stata presa”.

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In Parlamento si attende che sia la conferenza dei capigruppo a decidere un nuovo calendario, o meglio che chiarisca attraverso il rappresentante del governo, quali siano le intenzioni di Mario Draghi. L’ipotesi più probabile è che il punto slitti di qualche giorno, anche perché la Lega con Matteo Salvini chiede modifiche per estendere i tempi della prescrizione nei reati di mafia e di violenza sessuale. La richiesta si aggiunge a quella del M5S che chiede tempi di prescrizione più lunghi sulla mafia e sui processi che riguardano i reati di tipo associativo che agevolano l’attività mafiosa o si avvalgono dell’appartenenza alla mafia oltre al concorso esterno.

Da registrare anche l’irritazione di Forza Italia che stigmatizza il fatto che la trattativa si svolga solo da una parte della maggioranza, quella pentastellata. Le forze politiche in Parlamento si sentono tagliate fuori dalla discussione, com’è trapelato nel corso dell’ufficio di presidenza della commissione Giustizia, quando il presidente Mario Perantoni ha usato parole dure per condannare il modo di procedere dell’esecutivo. La sede propria della discussione, il Parlamento, è stato tagliato fuori. “E’ inconcepibile”, ha detto Perantoni che ha scritto al presidente della Camera Fico chiedendo in sostanza uno slittamento dei tempi. Resta da vedere se Palazzo Chigi andrà dritto sulla strada della fiducia, in ipotesi prevista in ambienti parlamentari per l’inizio della prossima settimana.

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