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Tokyo 2020, Paltrinieri oltre il miracolo: negli 800 stile libero è l’argento del cuore

paltrinieri
Oltre un mese a combattere con la mononucleosi diagnosticata ai primi di giugno: "Ero depresso, ho temuto il peggio e non sapevo neanche se sarei venuto qui"
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ROMA – Mani sulla testa a dire ‘cosa ho fatto’. E lo ha fatto. L’argento di Gregorio Paltrinieri a Tokyo 2020 è qualcosa di inimmaginabile, anche per lui appena un minuto prima di staccarsi dal blocchetto in quella corsia “fortunata” laggiù, così strana per lui. Strana come la gara, non studiata: poca tattica, solo cuore e fiato.

Greg parte all’attacco, spinge da subito e tiene il ritmo (anche se la finale si rivela lenta) lasciando gli avversari nelle corsie centrali a controllare la sua azione. Così per 600 metri, nuotati sul filo della corsia anche per non dare scie né punti di riferimento, quando poi inizia la rimonta: arrivano prima Wellbrock e Romanchuk, ma Paltrinieri resiste, è ancora in testa, inizia l’ultima lunghissima vasca. Tocca per primo lo statunitense Finke (7’41″87), poco più di 2 decimi davanti a Greg. La sua è incredulità pura, un’emozione che cancella la paura delle scorse settimane.

Oltre un mese a combattere con la mononucleosi diagnosticata ai primi di giugno e che lo ha fiaccato in un momento fondamentale, togliendo carburante e certezze a poche settimane dall’Olimpiade, interrompendo una preparazione studiata per cinque anni nei minimi dettagli. I piani che saltano e il mondo che crolla addosso, ma lui ci ha messo il cuore. “Ero depresso, ho temuto il peggio e non sapevo neanche se sarei venuto qui”. Poi “stanotte un amico mi ha detto che se questa gara la facevo col cuore invece che con la testa, ci sarei riuscito. Ed è più di un miracolo”.

E’ l’ultimo a uscire dall’acqua, Greg. Alza le braccia al cielo, fissa lo schermo con quel secondo posto che è un trionfo. Perché “questa medaglia è più bella dell’oro di Rio 2016 (sui 1500 ndr), è totalmente inaspettata”, dirà in conferenza stampa. Sulle tribune c’è il suo staff, con il tecnico Fabrizio Antonelli che lo segue da poco più di un anno: l’intesa è forte, sono loro che lo spingono a non mollare negli ultimi metri di gara, quando ormai cala la spinta in acqua. Eppure “fino all’altro ieri le sensazioni erano solo negative, non c’è mai stato un punto di appiglio e tutti i giorni mi lamentavo con qualcuno che qualcosa non andava. Sono stato fortunatissimo a entrare in finale e lì ho iniziato a pensare che non dovevo ragionare né fare previsioni”.

Adesso c’è solo da prendere la medaglia e infilarla al collo, con un piccolo fuoriprogramma che aumenta l’attesa: la cerimonia di premiazione slitta di parecchi minuti per un guasto, poi risolto, all’apparecchio che fa alzare le bandiere delle nazioni premiate, finalmente il podio e il giro di vasca con il Tricolore sulle spalle. E ora arrivano le fatiche dei 1500 e soprattutto dei 10 km: ma io “li affronterò con lo stesso atteggiamento”. SuperGreg c’è e non vuole smettere di lottare.

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