In Puglia niente doppia preferenza di genere, Emiliano: “Mia responsabilità politica”

Ira Bellanova: "Vergogna, non ricandidare chi ha umiliato le donne"
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BARI – “Mi assumo la responsabilità politica di non essere riuscito a convincere la maggioranza in Consiglio ad approvare la doppia preferenza di genere che è un punto essenziale del nostro programma”. È quanto scrive in un post pubblicato su Facebook il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano dopo la debacle registrata la scorsa notte dall’Aula che non ha adeguato la legge elettorale regionale alla doppia preferenza di genere.

Gli emendamenti approvati – come quello relativo alla candidatura di Pierluigi Lopalco – assumono una chiara connotazione politica perché di fatto la mancanza del numero legale non ha consentito l’approvazione delle modifiche presentate da maggioranza e opposizione.

“In questi anni – aggiunge il governatore – sono stati presentati alcuni disegni di legge in tal senso, in particolare dal Pd, che però non sono mai arrivati in aula arenandosi nei meandri dell’assemblea. Per tale ragione ho visto con favore e persino sollecitato il governo a intervenire per indurre il Consiglio regionale ad approvare i disegni di legge sulla doppia preferenza di genere. Nel momento in cui finalmente la mia proposta di legge ieri è arrivata in Aula per la discussione, il centrodestra – ricostruisce – ha messo in scena un devastante ostruzionismo presentando 2000 emendamenti che non hanno consentito di approvare la legge nell’ultima seduta di questa legislatura. Il Consiglio regionale ha una sua autonomia, i poteri di un presidente si fermano davanti a quelli dell’organo legislativo, posso dare un indirizzo ma non imporre nulla”.

Ed in quell’aula Emiliano ammette di aver provato “gli stessi sentimenti di sdegno che oggi tante pugliesi e tanti pugliesi stanno esprimendo. Ho già contattato in piena notte il governo per informarlo di quanto accaduto e dando il mio pieno consenso all’emissione di un provvedimento che introduca la doppia preferenza di genere. La battaglia continua”, conclude.

BELLANOVA: “VERGOGNA, NON RICANDIDARE CHI HA UMILIATO LE DONNE”

“Quanto temevamo è puntualmente accaduto. Stanotte il Consiglio regionale e il Presidente Emiliano hanno umiliato tutte le donne pugliesi impedendo la loro presenza nei luoghi della politica istituzionale e delle decisioni.
Adesso mi aspetto che nessuno tra quanti hanno boicottato prima, affossato poi come stanotte la doppia preferenza di genere nella legge elettorale pugliese venga ricandidato nelle liste che fanno riferimento al Presidente Emiliano o al Pd”. Lo dice la ministra delle politiche agricole coordinatrice di Italia Viva Teresa Bellanova.
“Mi aspetto – aggiunge- che chi ha lavorato, palesemente e sottotraccia, per dare manforte al centrodestra e ai suoi duemila emendamenti, venga considerato incandidabile così da evitare la vergogna di chi ritiene che le donne siano solo utile massa di manovra ma fastidiose e inopportune se invece siedono nel consiglio regionale o nelle stanze dove si decide il destino dei territori e dei cittadini pugliesi, uomini e donne.

Perché il provvedimento sull’equilibrio di genere nel consiglio regionale fosse portato in Aula, praticamente fuori tempo massimo e nell’ultima seduta utile, sono state necessarie mobilitazioni delle donne, prese di posizione durissime, la diffida del Governo con l’eventualità dei poteri sostitutivi. Non è bastato”.

Bellanova aggiunge che “ancora una volta, sono e siamo costrette a prendere atto di una vergognosa sconfitta della maggioranza, nonostante le tante dichiarazioni roboanti e retoriche della vigilia. Perché è evidente che questo nulla di fatto, e il mancato adeguamento della legge regionale a quella nazionale e al dettato costituzionale, se è responsabilità dell’intero emiciclo lo è soprattutto di chi ha governato per ben lunghi cinque anni la Puglia. Quella stessa maggioranza che invece non ha avuto difficoltà alcuna nel tessere accordi di sottogoverno utili alla distribuzione degli incarichi e che non si è sottratta, nemmeno stanotte, all’utilizzo disinvolto e strumentale del numero legale. Gli uni e gli altri saldamente complici nel tenere le donne fuori dalle liste e dal governo. Una vergogna, di cui dovranno dare conto. Guardando in faccia le donne, quando andranno a chiedere il voto. E una ragione di più per dire che è tempo, finalmente, di voltare radicalmente pagina”.

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29 Luglio 2020
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