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Scuola e Università puntano sulla formazione e il valore dei #BigData

di Anna Paola Sabatini, Direttore dell’Ufficio scolastico del Molise Il processo di crescita della scuola
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di Anna Paola Sabatini, Direttore dell’Ufficio scolastico del Molise

Il processo di crescita della scuola italiana passa anche dalle politiche di investimento economico, formativo e didattico in tema di PNSD (Piano nazionale scuola digitale) e di ricerca sull’innovazione su cui il Miur ha stabilito una decisa accelerata. Occorre apportare nel mondo dell’istruzione quel salto evolutivo in grado di trasformare i nostri docenti e studenti da semplici consumatori a consumatori critici e produttori di contenuti digitali. Il passaggio successivo è l’investimento sulla formazione “al valore del dato” come parte integrante del processo di alfabetizzazione digitale. Proprio ieri al Ministero di via Trastevere a Roma è stato presentato il Rapporto del gruppo di lavoro Miur sui Big Data. Fra gli obiettivi individuati, come spiegato dal Miur, l’inserimento di moduli di data science in tutti i corsi di studio universitari, percorsi di laurea magistrale e master dedicati, un’attenzione specifica al tema dei Big Data nei bandi che scaturiranno dal Programma Nazionale per la Ricerca, una maggiore educazione al valore del dato nelle scuole come parte dello sviluppo delle competenze digitali, percorsi didattici sui dati Big e Open, il miglioramento della fruizione e diffusione del vasto patrimonio informativo del Miur, anche integrato con fonti di dati esterne.

Il Rapporto è stato presentato da Fabio Beltram, coordinatore del gruppo di lavoro e Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, alla presenza di Gaetano Manfredi, Presidente della Conferenza dei Rettori (CRUI), e di Francesco Castanò, Direttore centrale per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione dell’Istat, uno dei membri del gruppo di lavoro. Come spiegato molto bene nel Rapporto (http://www.istruzione.it/allegati/2016/bigdata.pdf), dall’inizio del nuovo millennio è avvenuto un cambiamento radicale nel modo con il quale l’umanità registra ciò che sa. Se nel 2000, il 25% di tutta l’informazione prodotta nel mondo era registrato su supporto digitale, nel 2013 la percentuale è salita al 98%. Secondo IBM, inoltre, il 90% dei dati digitali globali è stato generato negli ultimi due anni, mentre il McKinsey Global Institute ha stimato che il volume di dati immagazzinati su scala mondiale crescerà del 40% all’anno fino al 2020. Questa mole imponente di informazioni produce un immenso valore, ma occorre saper catalogare, gestire, interpretare, usare e diffondere tale patrimonio in maniera scientifica ed efficace. Tutto questo avviene attraverso la ricerca sui Big Data. Il Ministro dell’Istruzione Giannini ha parlato chiaro, spiegando come occorra in Italia “diffondere e incentivare la cultura dei Big Data a scuola e nelle università”, insieme alla promozione del coding e pensiero computazionale e ad altri temi legati, più in generale, al Piano nazionale scuola digitale. Il progetto Programma il Futuro ha già coinvolto un milione di studenti in queste attività.

I Big Data, inoltre, sono da stimolo per l’adozione di metodologie didattiche innovative basate su ambienti digitali. Tra le azioni del PNSD per i prossimi mesi, il Miur ha pianificato due percorsi di formazione specifici rivolti agli studenti dedicati ai dati (Big e Open Data). La strada è aperta e il mondo dell’istruzione in Italia è pronto per continuare il suo viaggio verso l’innovazione.

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