ROMA – Abusi sessuali e diffamazione, la Corte suprema non salva Trump e conferma la condanna nei suoi confronti. Di conseguenza, dovrà pagare alla giornalista e scrittrice E. Jean Carroll un risarcimento da cinque milioni di dollari. Trump aveva presentato ricorso alla Corte Suprema, sperando di spuntarla, ma invece i giudici lo hanno dichiarato inammissibile. Il processo si è celebrato nel 2023: Trump era stato ritenuto responsabile di presunta aggressione sessuale.
I fatti risalgono a molti anni fa, a metà degli anni Novanta: Carroll denunciò che Trump l’aveva aggredita nei camerini di un grande magazzino di lusso a Manhattan. Lei aveva 52 anni, Trump 50. La scrittrice non denunciò i fatti nell’immediato, ma soltanto nel 2019, a vent’anni dai fatti, raccontandolo in un libro di memorie. Trump accusò la donna di essersi inventata tutto, arrivando a dire: “Questa donna non è il mio tipo”. Nel 2023, il processo lo ritenne colpevole di abuso sessuale e diffamazione, ma non di stupro, quantificando il danno in 5 milioni di dollari. Denaro che Trump trasferì nel 2023 su un conto controllato dal tribunale, come deposito cauzionale. Ora verranno girati alla scrittrice. In una nota, gli avvocati di Trump hanno scritto: “Il popolo americano è al fianco del presidente Trump e chiede la fine immediata di tutte le cacce alle streghe, inclusa la farsa dei sogni inventati da Carroll e finanziati dai Democratici”.
Sulla vicenda c’è stato un altro procedimento, avviato nel 2024, che si è concluso con una condanna a pagare 83,3 milioni di dollari di risarcimento per le smentite fatte da Trump durante il suo primo mandato presidenziale. Tra sanzioni e interessi accumulati, il debito complessivo verso la scrittrice supera ormai i 100 milioni di dollari. Per fermare questa seconda partita, gli avvocati di Trump presenteranno un analogo ricorso.




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