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Cuneo, ex sindaco di Santo Stefano Roero arrestato per truffa e peculato

Renato Maiolo ex sindaco di Santo Stefano Roero in provincia di Cuneo
In manette Renato Maiolo, il suo ex segretario comunale e altre due persone per appalti pilotati e spese gonfiate
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TORINO – Alterazione di procedure di gara a favore sempre degli stessi professionisti e stesura di atti di rilevanza pubblica materialmente falsi, redatti esclusivamente per giustificare le spese a livello amministrativo.

Renato Maiolo, ex sindaco di Santo Stefano Roero, in provincia di Cuneo, candidato nel 2019 nella lista dei ‘moderati’ in appoggio a Sergio Chiamparino, è finito agli arresti domiciliari insieme al suo ex segretario comunale (nonché sua compagna) e ad altre due persone (un architetto e un geometra), con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, turbata libertà degli incanti, falsità materiale ed ideologica in atti pubblici. Al sindaco, pro tempore, sono stati contestati anche i reati di peculato, minacce e detenzione abusiva di armi. Al contempo, è stato disposto dagli inquirenti un sequestro preventivo di beni e valori per oltre 70.000 euro.

Gli inquirenti, portando alla luce le cause dell’ingente dissesto finanziario del Comune di Santo Stefano Roero, hanno rilevato l’esistenza di un sistema fraudolento, “messo a punto dal sindaco pro tempore e dalla sua compagna con l’ausilio di professionisti compiacenti”, basato sulla “canalizzazione di ingenti contributi pubblici per la realizzazione di opere edilizie, talvolta inutili o inutilizzate”.

L’indagine nasce da un’attività di polizia erariale eseguita dai finanzieri di Cuneo su incarico della Procura regionale della Corte dei Conti, volta ad accertare presunti sprechi di denaro pubblico da parte dell’amministrazione comunale (destinataria, negli ultimi 15 anni di circa 15 milioni di euro di finanziamenti statali), che avevano determinato, nel 2019, un deficit finanziario per oltre 1,3 milioni di euro alle casse dell’Ente locale roerino, peraltro commissariato da settembre 2020.

Secondo gli investigatori, la condotta illecita ha permesso, da un lato, ai professionisti di “guadagnare maggiori profitti grazie ai ricorrenti incarichi di progettazione che l’amministrazione comunale gli conferiva (peraltro gonfiando sovente i propri onorari)”, e, dall’altro, all’ex sindaco di guadagnare consensi presso la cittadinanza locale. Consensi che a detta degli inquirenti “gli hanno consentito di ricoprire a lungo la carica di primo cittadino riuscendo nel tempo a consolidare una gestione privatistica del Comune”.

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