domenica 18 Gennaio 2026

Il crollo del ghiacciaio di Birch ci riguarda tutti: ecco perchè

Per Legambiente il crollo del ghiacciaio di Birch è "un campanello d'allarme per le Alpi". E le comunità montane avvertono: "Riguarda tutti noi, anche chi abita a Cervia o a Crotone"

BOLOGNA – Il crollo del ghiacciaio Birch, avvenuto ieri sopra il villaggio alpino di Blatten (Lötschen), nel Canton Vallese, deve suonare come “un campanello d’allarme per tutti i territori alpini e richiama con forza l’urgenza di rafforzare le politiche di mitigazione e di adattamento alla crisi climatica nelle aree montane ma anche nei territori a valle”. Il monito è di Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente che aggiunge: “Per contrastare una crisi climatica che corre veloce e che non conosce confini, servono azioni urgenti e immediate e una governance europea dei ghiacciai con una maggiore cooperazione internazionale tra ricercatori, società civile e istituzioni insieme a campagne di informazione e sensibilizzazione, da affiancare ai preziosi monitoraggi in quota che nel caso del ghiacciaio Birch hanno permesso di prendere misure precauzionali evacuando la popolazione locale e il bestiame già il 19 maggio”.

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Secondo gli ultimi studi scientifici l’Europa Centrale, con Alpi e Pirenei, si stanno riscaldando a una velocità circa doppia rispetto al resto del mondo e fenomeni come fusioni dei ghiacciai, frane e colate detritiche sono in aumento. “Per questo è urgente intervenire al più presto come ci ricorda anche l’Onu nell’anno internazionale dei ghiacciai e su cui non sono ammessi più ritardi”, insiste Legambiente.

Il rapido ritiro dei ghiacciai, causato dal riscaldamento globale, sta generando situazioni di instabilità e rischio crescente. Frane, alluvioni e nuovi movimenti di massa si verificano sempre più spesso nelle aree deglaciate, coinvolgendo anche la parte inferiore delle valli e mettendo a rischio popolazioni, infrastrutture e biodiversità. – Legambiente lo ha toccato con mano anche la scorsa estate con la sua campagna nazionale Carovana dei ghiacciai 2024.

LE SITUAZIONI PIÙ A RISCHIO

Tra i giganti bianchi più in sofferenza nel 2024 c’è l’Adamello che ha registrato una perdita di spessore nel settore frontale di tre metri ed effetti della fusione fino a 3.100 metri di quota. In espansione i collassi circolari dovuti alla contrazione della massa glaciale. Situazione non buona anche per il ghiacciaio del Careser (Gruppo Ortles-Cevedale) con 190 centimetri in media di perdita di spessore, e in Alto Adige i Ghiacciai della Vedretta Lunga (Val Martello) e della Vedretta di Ries (Valle Aurina) con una perdita di spessore sulle lingue tra il metro e mezzo e i due metri, solo per citarne alcuni. Così come preoccupa l’aumento degli eventi meteo estremi in quota: 146 quelli registrati lo scorso anno, da gennaio a dicembre 202, sull’arco alpino.

Legambiente insiste su quanto sia fondamentale adottare “un approccio integrato e transnazionale alla prevenzione come ci ricorda la Convenzione delle Alpi. In quest’ottica, è importante definire anche Linee guida panalpine per la gestione dei rischi naturali nelle aree glaciali e deglaciali, fondate su conoscenze scientifiche condivise e strategie coordinate tra Stati, Regioni e comunità locali. Lo studio di queste dinamiche non può limitarsi ai ghiacciai in sé, ma deve estendersi alle zone instabili che essi lasciano dietro di sé -come morene, rock glacier e versanti in frana- per elaborare scenari evolutivi e soluzioni concrete di adattamento. Investire in prevenzione significa salvaguardare il futuro delle comunità alpine, della loro economia e del loro patrimonio ambientale”.

VENERDÌ IL PUNTO SUI GHIACCIAI A MILANO

Appello e azioni che Legambiente lancia anche in vista della sesta edizione di Carovana dei ghiacciai 2025, la sua campagna nazionale con la quale da sei anni monitora i ghiacciai alpini in alta quota in Italia e all’estero, e di cui parlerà anche venerdì 6 giugno a Milano, dalle 15 alle 16, in occasione del workshop dal titolo “2025: Anno Internazionale della Conservazione dei Ghiacciai – SOS giganti bianchi” che ha organizzato nell’ambito del Festival di Green&Blue presso il Museo Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci.

UNCEM: “FRANA DI BLATTEN RIGUARDA TUTTI, ANCHE A CERVIA O CRONONE”

La frana di Blatten, “quel paese svizzero spazzato via, è una vicenda che riguarda tutti, ciascuno di noi. La Calabria con le Serre come il Canavese o il Pasubio. Blatten siamo ciascuno di noi, è un pezzo di nostro territorio, dietro casa”. Insomma, si alzi il livello di guardia esorta Marco Bussone, presidente nazionale dell’Uncem. Le Alpi “sono hot spot climatico mondiale, dentro il Mediterraneo, cerniera di Europa che si scalda più di altri pezzi di territorio. E dunque basta con i negazionisti del clima. Basta perdere tempo. La tragedia climatica denunciata insieme alla crisi sociale che si porta dietro, dieci anni fa da Papa Francesco nella ‘Laudato Sì’, oggi a Blatten è evidente e tocca ciascuno di noi. Anche chi abita a Torino, o Cervia, o Crotone“, insiste il presidente dell’Unione dei Comuni, Enti e Comunità montane.
“Ci tocca perché quell’emergenza non è dei ghiacciai o delle rocce senza permaflost, senza protezioni esposte al clima. È una emergenza ambientale, ecologica, sociale, economica di un pezzo di territorio europeo che ha numerosi piani ben scritti e mai attuati, come le carte di Budoia e della Convenzione delle Alpi, gli appelli stessi sul clima di Uncem, Symbola, Legambiente, i documenti come il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che ha bisogno di 10 miliardi subito, in cinque anni da investire”. Invece, rileva infine Bussone, “continuiamo tutti, purtroppo, a barcamenarci e a tentennare. Blatten implode, cade, come un pezzo di territorio assediato, con un monito durissimo per tutti. Dobbiamo fare presto”.

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